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ITALIA

Porto di Fiumicino: gli Epstein Files e la governance di Royal Caribbean

Il progetto del porto croceristico affidato a Fiumicino Waterfront, controllata da Royal Caribbean, porta all’attenzione pubblica i profili di spicco collegati alla multinazionale americana, tra cui Thomas Pritzker e Philip Levine, citati molte volte negli Epstein Files. Al di là del coinvolgimento giudiziario in sordide vicende si pone il problema strategico della privatizzazione dei porti


La privatizzazione di una porzione strategica della costa di Fiumicino e la scelta di affidare la concessione a una multinazionale straniera, legata a Israele tramite il gruppo Ofer, mette sotto la lente la governance della società americana. Il governo Meloni, a dispetto del suo presunto sovranismo, sta compromettendo il sistema portuale nazionale con una cessione senza precedenti. Ma cosa si nasconde dietro questa operazione? Chi sono veramente quelli della Royal Caribbean?

Tra i nomi che emergono dal passato della compagnia, uno spicca per notorietà e controversie: Thomas Pritzker, membro del board di Royal Caribbean per oltre vent’anni. Pritzker è stato menzionato molte volte nei cosiddetti Epstein Files, documentando una duratura relazione personale con inviti a bordo di Jeffrey Epstein su navi della compagnia. Pur non essendo coinvolto nella gestione operativa di Fiumicino Waterfront, il suo ruolo di independent director e la sua lunga permanenza nel board pongono domande sulle scelte etiche e culturali della governance della multinazionale.

Thomas Pritzker: vent’anni nel board di Royal Caribbean

Thomas Pritzker appartiene alla potente famiglia Pritzker, dinastia imprenditoriale americana tra le più ricche al mondo e storicamente legata al gruppo alberghiero Hyatt Hotels Corporation. Suo padre, Jay Pritzker, ha acquisito una partecipazione in Royal Caribbean verso la fine degli anni ’80. Quando Jay Pritzker morì nel gennaio 1999, Thomas ereditò il posto di suo padre nel Consiglio di amministrazione di Royal Caribbean e il suo ruolo in Cruise Associates.

Cruise Associates è stata una partnership tra la famiglia Pritzker e la famiglia Ofer, magnati della navigazione israeliana. In base a un accordo con la famiglia Wilhelmsen, che ha co-fondato Royal Caribbean nel 1968, Cruise Associates e la famiglia Wilhelmsen hanno ciascuno nominato quattro direttori e hanno accettato di votare a favore dei rispettivi candidati. Questo accordo ha dato alle tre famiglie una supermaggioranza sul consiglio di amministrazione di Royal Caribbean.

Per oltre due decenni – dal 1999 al 2020 – Pritzker ha ricoperto il ruolo di independent director nel consiglio di amministrazione di Royal Caribbean, partecipando ai principali comitati di governance della compagnia. Il suo ruolo era strategico: supervisionare management, governance e indirizzo aziendale. Un incarico che lo collocava nel cuore delle decisioni di una multinazionale che oggi opera in tutto il mondo e che ora intende gestire direttamente l’infrastruttura portuale di Fiumicino.

Le origini della famiglia Pritzker risalgono a immigrati ebrei, provenienti da Kiev, che si stabilirono negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. Nel corso dei decenni la famiglia ha costruito una vasta rete di aziende e fondazioni filantropiche. Attraverso diverse iniziative, i Pritzker hanno sostenuto numerosi progetti culturali, educativi e comunitari, inclusi programmi legati alla vita culturale e religiosa ebraica negli Stati Uniti. Con il John Pritzker Family Fund, la famiglia Pritzker sostiene esplicitamente «un futuro ebraico vibrante negli Stati Uniti, in Israele e nel mondo», finanziando tra l’altro la Jewish Community Relations Council (JCRC) e il suo programma di viaggi di studio in Israele per leader civici.

I rapporti con Jeffrey Epstein

La relazione di Jeffrey Epstein con Thomas Pritzker è documentata in modo chiaro: nel famigerato “libro nero” di Epstein, Pritzker è apparso con più di una dozzina di numeri di telefono ed è stato annotato come “numero uno”. La ricerca della parola “Pritzker” nei file del Dipartimento di Giustizia, rilasciati a gennaio 2026, genera più di 7.000 risultati. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Epstein avrebbe mantenuto rapporti con Thomas Pritzker anche dopo la sua prima condanna nel 2008 per reati sessuali li avrebbe proseguiti nel 2019, pochi mesi prima dell’arresto di Epstein e della fine del rapporto ventennale tra Pritzker e Royal Caribbean, nel maggio 2020.

Tra i riferimenti presenti nei documenti ci sarebbero anche inviti e incontri organizzati su navi della Royal Caribbean, circostanza che ha attirato l’attenzione degli osservatori sulla rete di relazioni tra ambienti finanziari globali e il settore del turismo di lusso. Una delle accusatrici più note di Epstein, Virginia Giuffrè, in una deposizione civile del 2016 ha citato Thomas Pritzker tra gli uomini con cui avrebbe avuto rapporti sessuali dopo essere stata trafficata da Epstein. Pritzker ha sempre respinto con forza queste accuse e non è mai stato incriminato o indagato penalmente per tali fatti. Virginia Giuffrè si è suicidata nell’aprile 2025.


I documenti rilasciati dal Congresso degli Stati Uniti mostrano che Thomas Pritzker ha scambiato almeno venti email con Epstein, in cui i due commentavano eventi attuali e pianificavano di incontrarsi. Pritzker ha annunciato le sue dimissioni da presidente esecutivo di Hyatt Hotels dopo che la portata dei suoi legami con Epstein e Ghislaine Maxwell è emersa dalla documentazione rilasciata dal DOJ. Nel farlo, ha dichiarato di aver «esercitato un giudizio pessimo nel mantenere i contatti con loro» e che non ci sono scuse per non essersi allontanato prima.

Nel dicembre 2011, Pritzker invitò Epstein a visitare una delle mega navi di Royal Caribbean mentre era ormeggiata a St. Thomas, nelle Isole Vergini Americane. Lo scambio di email mostra che Epstein accettò di visitare la nave il 29 dicembre 2011. Un dipendente di Little St. James – l’isola privata di Epstein – inviò poi una email con oggetto “Allure“, richiedendo documenti d’identità e una lista degli ospiti che intendevano salire a bordo. I registri marittimi confermano che l’Allure of the Seas di Royal Caribbean era effettivamente ormeggiata al terminal crociere di Crown Bay, St. Thomas, il 29 dicembre 2011. Crown Bay si trova a pochi chilometri da Little St. James, l’isola privata dove Epstein commise molti dei suoi crimini.

Le email rilasciate mostrano che nel 2018 Pritzker aiutò la partner di Epstein, Karyna Shuliak, a pianificare un viaggio nel Sud-Est asiatico: lei aveva come obiettivo di trovare donne per Epstein. Infine, non va dimenticato che già nel 2001 Pritzker aveva invitato Ghislaine Maxwell a bordo dell’Adventure of the Seas durante la cerimonia di varo della nave a New York. L’invito, insieme ad altre email, mostra che Pritzker ha avuto una relazione diretta con Maxwell, che è stata condannata nel 2021 per accuse di traffico sessuale federale per crimini commessi al fianco di Epstein tra il 1994 e il 2004.

Pritzker è anche incluso nella lista dei passeggeri di un volo del 7 dicembre 2000 da Londra alla base aerea di Marham Royal a Norfolk insieme a Epstein, Maxwell, una persona di nome Kelly Spamm e un’altra passeggera identificata solo come «1 femmina». Quello stesso fine settimana, Andrew Mountbatten-Windsor (sotto indagine nel febbraio 2026 per abuso di ufficio) – ex-principe Andrea, duca di York – ha ospitato Epstein, Maxwell e Pritzker nella vicina Sandringham House per quello che ha descritto come «solo… un semplice weekend». Vale la pena sottolineare quanto emerso sulla sua importanza in Royal Caribbean: Pritzker era tra il ristretto gruppo di uomini il cui consenso era necessario per le decisioni più significative della compagnia.

Epstein, Philip Levine e la vittima trasportata su una nave di Royal Caribbean

Nel 2011 la struttura proprietaria di Royal Caribbean ha subito importanti cambiamenti e mentre accadevano, Epstein era in contatto con le figure chiave della compagnia. Quel giugno, Sammy Ofer, la cui famiglia controllava metà di Cruise Associates insieme a Thomas Pritzker, morì all’età di 89 anni. Due mesi dopo, il 24 agosto, l’accordo con gli azionisti tra Cruise Associates e la famiglia Wilhelmsen è terminato, ponendo fine a quasi due decenni di controllo unificato di Royal Caribbean.

Lo stesso anno, Philip Levine ha fondato Royal Media Partners, che ha ottenuto un’esclusiva partnership mediatica a bordo con Royal Caribbean. Il nome di Levine appare più di 600 volte nei file Epstein e nel suo libro nero conteneva tredici numeri di telefono associati a Levine, inclusi i numeri del suo autista, le governanti e gli uffici commerciali. Le email mostrano che Levine ha mantenuto una relazione con Epstein dal 2001 al 2018. In una email del 2003, Levine l’ha definito: «il mio amico Jeffrey Epstein». Nel 2010, due anni dopo la condanna di Epstein, Levine scrisse a Epstein: «Sei un grande ragazzo e so che tutte le cose buone ti arriveranno in futuro». Il legame più vicino di Levine nella rete di Epstein era con Ghislaine Maxwell. Le email dei primi anni Duemila rivelano una relazione sessualmente esplicita e apparentemente romantica tra loro. Interrogato su queste email dal “Miami New Time, Levine ha negato qualsiasi relazione sentimentale.

Le email mostrano che Epstein ha incontrato Pritzker e ha comunicato con Levine più volte prima, durante e dopo il 2011. Nel dicembre 2011, quattro mesi dopo lo scioglimento del contratto con gli azionisti, Pritzker invitò Epstein a bordo dell‘Allure of the Seas. I file di Epstein includono una vittima che afferma di aver viaggiato su una nave della Royal Caribbean nelle Isole Vergini Americane e di essere stata trasportata verso l’isola privata di Epstein. Scesa dalla nave fu violentata quando aveva 17 anni. La stessa vittima sostiene di essere stata vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e che è stata violentata da Epstein in Florida quando aveva 5 anni. L’identità della vittima è sconosciuta e ulteriori informazioni non sono disponibili, in quanto le informazioni identificative nei file sono censurate. I documenti esaminati non contengono accuse di illeciti penali da parte di Royal Caribbean o prove che la compagnia di crociera fosse a conoscenza delle attività di Epstein.

Il primo porto privato nel sistema portuale italiano

Il caso Pritzker e Levine diventa rilevante nel contesto del porto di Fiumicino per una ragione più ampia: il modello economico che si sta affermando nel settore delle crociere. Le grandi compagnie crocieristiche stanno investendo sempre più spesso nella costruzione o gestione diretta di infrastrutture portuali, trasformando i porti in terminal integrati delle proprie attività turistiche.

Questo modello consente alle compagnie di controllare l’intera filiera del turismo crocieristico, dalla nave al porto fino ai servizi a terra. Nel caso di Fiumicino, il progetto promosso da Royal Caribbean prevede la realizzazione di un porto crocieristico di grandi dimensioni che opererebbe accanto al sistema portuale esistente. Ed è proprio qui che nasce il nodo politico e strategico.

Il sistema portuale italiano è regolato da una normativa che affida la pianificazione e la gestione dei porti alle Autorità di Sistema Portuale, enti pubblici che coordinano sviluppo, traffici e infrastrutture. L’ipotesi di un porto gestito direttamente da una compagnia privata internazionale solleva quindi interrogativi su equilibri economici, pianificazione pubblica e controllo delle infrastrutture strategiche. Ricordiamo inoltre che il gruppo Ofer, presente attualmente nel board di Royal Caribbean nella figura di Eyal M.Ofer, è legato anche alla multinazionale Zodiac Maritime, compagnia citata in numerosi report riguardanti attacchi e sequestri di navi “israel-affiliated” nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, con implicazioni geopolitiche dirette. Chi può garantire che il futuro porto di Fiumicino privato non venga utilizzato per scopi diversi dal crocierismo?

Come sottolineato dai sindacati, in particolare dai portuali USB di Civitavecchia, un terminal crocieristico controllato da una multinazionale straniera potrebbe ridisegnare gli equilibri del traffico crocieristico, entrando in concorrenza con porti pubblici già esistenti. Il rischio è che il modello di gestione delle infrastrutture portuali possa progressivamente spostarsi verso forme di controllo sempre più privatizzate, in cui le compagnie di navigazione diventano anche proprietarie o gestori dei terminal. Uno scenario che potrebbe trasformare il sistema portuale nazionale in un mosaico di infrastrutture gestite direttamente da grandi gruppi economici globali, implicati direttamente o indirettamente con le politiche di guerra degli stati a cui fanno riferimento.

I rischi ambientali e geopolitici del porto di Fiumicino

Il caso Pritzker, la presenza del suo nome nei documenti legati al caso Epstein e il ruolo storico che ha ricoperto nel board di Royal Caribbean non implicano responsabilità dirette nel progetto italiano.
Ma riportano al centro una questione più ampia: chi controlla davvero le grandi infrastrutture che stanno ridisegnando le coste europee?

Affidare la gestione di nuovi terminal crocieristici a multinazionali globali significa anche accettare che una parte crescente delle infrastrutture portuali venga gestita secondo logiche aziendali internazionali. Il porto di Fiumicino, in questo senso, non è solo un progetto locale. È un tassello di un cambiamento molto più grande che riguarda il futuro della portualità nazionale, del turismo e del controllo pubblico delle infrastrutture strategiche.

Il Collettivo No Porto, i Tavoli del Porto e la cittadinanza attiva hanno lanciato un grido di allarme che è sfociato in una prima grande manifestazione il 9 novembre 2025 e hanno successivamente risposto al VIA del Ministero dell’Ambiente con un ricorso al TAR per fermare il progetto. Secondo le realtà locali dietro la parola sviluppo si nasconde un progetto che porterà a Fiumicino solo inquinamento e lavoro precario, mentre porterà per l’Italia dei rischi geopolitici ben peggiori.

Il porto di Fiumicino rappresenta quindi molto più di un semplice progetto infrastrutturale locale.
È un esempio di un cambiamento più ampio che riguarda il rapporto tra grandi multinazionali del turismo, infrastrutture strategiche e governance economica globale. E proprio la storia della governance di queste multinazionali – con figure come Pritzker e Levine, emerse anche nei documenti legati al caso Epstein – contribuisce ad alimentare il dibattito su trasparenza, responsabilità e controllo pubblico delle infrastrutture strategiche.

La copertina è di Marianna Gatta

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