MONDO
Global Sumud Flotilla: la rotta verso Gaza continua
Dopo i drammatici fatti della notte del 29 aprile, la missione umanitaria si rimette in cammino, consapevole dell’importanza di agire contro il genocidio a Gaza. Due membri dell’equipaggio sono in carcere duro in Israele e il mondo continua a guardare senza agire
La Global Sumud Flotilla si rimette in marcia. Dopo alcuni giorni trascorsi a Creta e soprattutto dopo i drammatici fatti della notte del 29 aprile, la flotta umanitaria diretta a Gaza si muove verso la Turchia, dove ci sarà l’ultimo momento a terra prima della tratta finale verso la Palestina.
Andare avanti è necessario, però è pure estremamente complesso, pensando alle vite di Saif Abukeshek e Thiago Avila, membri dell’equipaggio, in drammatiche condizioni di carcere duro, tortura e isolamento dal 30 aprile in Israele. I due attivisti sono anche in sciopero della fame – Saif anche della sete – per protestare contro l’assurdità e la violenza della loro detenzione.
Ricordiamo che le 170 persone – tra cui Saif e Thiago – presenti su 22 barche sono state sequestrate dall’esercito israeliano quando si trovavano a 600 miglia marine da Israele, a largo dell’isola di Creta.
Nonostante quanto avvenuto quella notte sia l’ennesima aberrazione che testimonia la distruzione sistematica di quanto rimane del diritto internazionale, non vi è stata ancora alcuna protesta organica da parte delle istituzioni europee. Un governo europeo – quello greco – ha attivamente collaborato all’operazione di sequestro arrivando perfino a minacciare una deportazione coatta dall’isola di Creta delle persone sequestrate, anche se buona parte di esse era in possesso di un passaporto europeo.
Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato, nel giorno della festa del lavoro, un esposto alla procura di Roma che parla di sequestro di persona aggravato.
Dario Salvetti, del collettivo dei lavoratori GKN, presente a bordo di una delle navi che non è stata intercettata ha scritto sui social:
«[…]Con il sequestro di Thiago e Saif non si gioca solo la sorte individuale di due attivisti, fratelli, organizzatori, rivoluzionari. Nè solo un altro grado di impunità del sionismo o di violazione di qualsiasi diritto internazionale, penale, civile, mondiale.
E già solo fosse questo, scusate se è drammaticamente poco.
Il punto è, ancora una volta, la possibilità di Israele, di un occupante e di uno Stato che effettua un genocidio, di decidere e imporre cosa sia “terrorismo” e cosa possa essere schiacciato nel sangue. Cosa che, sia ben chiara, avviene all’intero movimento palestinese da decenni. Semplicemente ora tocca anche, in forma ben più soft e minimale di quello che accade ai palestinesi, anche a noi.[…] E questa criminalizzazione estrema del dissenso e della resistenza non rimarrà li. E non è rimasta li. E’ solo l’ apice di una condotta che deve generalizzarsi a ogni forma di dissenso sociale in tutta la nostra società. Oggi se navighi, domani se blocchi, dopodomani se scioperi, dopodopodomani se non applaudi. E’ lo stesso senso comune per cui le fabbriche chiudono perchè gli operai scioperano, le mafie ti colpiscono perché parli, la povertà ti colpisce perché te lo meriti.[…]
Se il sionismo è in grado di sequestrarci ovunque e di torturarci e questo inibisce le missioni in mare, vuol dire che si stanno venendo a prendere un altro pezzo della nostra agibilità sociale e democratica. E preso questo pezzo, verranno a prenderne un altro. Oggi la Flotilla è in mezzo a questo scontro. E in questo scontro non ci sono nè martiri nè eroi. Ma corpi che gridano forte: le nostre compagne e compagni sono stati torturati. E non escludiamo che questo accada a noi. Qua siamo sereni e tranquilli, perchè ci rifiutiamo di farci guidare dalla paura».
Il governo italiano, dopo una prima tiepida richiesta di rilascio delle persone sequestrate si è distinto per le dichiarazioni sprezzanti di Meloni che dice di non comprendere l’utilità della flotilla e di La Russa che ha detto che la flotilla è una forma di propaganda a basso rischio mediatico. Ricordiamo che la barca in cui si trovavano Thiago e Saif batteva bandiera italiana.
L’attacco e il conseguente sequestro di 170 attiviste e attivisti ha dimostrato ancora una volta quanto Israele tema questa azione politica dal basso, proprio perchè è una delle poche azioni concrete contro il genocidio che non si è fermato dal cessate il fuoco ad oggi – più di 800 morti palestinesi dalla formale fine delle ostilità.
La Global Sumud Flotilla vuole essere anche un’azione politica contro la grave inazione dei governi internazionali che permettono persone vivano a Gaza in situazioni insopportabili, tra tende e macerie, aiuti che scarseggiano, nessuna ricostruzione e terribili condizioni igienico sanitarie con la pressione dell’esercito israeliano che occupa ancora oggi buona parte della Striscia.
Per protestare contro quanto avviene a Gaza, per protestare contro la violenza subita dalla Global Sumud Flotilla nel complice silenzio dell’Unione Europea, venerdì 8 maggio alle 15.00 è stato chiamato un presidio di protesta di fronte alla sede diplomatica dell’Unione a via IV Novembre a Roma, proprio nel giorno in cui Marco Rubio – segretario di Stato statunitense – viene accolto da Vaticano e governo italiano.
Il presidio di venerdì è il primo passo verso importanti giornate di protesta dal 14 al 16 maggio in occasione dell’anniversario della Nakba – giornata simbolo della storica pulizia etnica vissuta dal 1948 fino ad oggi dalla popolazione palestinese.
La copertina è di andoni_pititako (Flickr)





