ITALIA

La scuola sciopera contro la riforma dei tecnici che taglia ore e cattedre

Il nuovo decreto ministeriale riduce il tempo scuola per tutte le materie a iscrizioni già chiuse. Flc-Cgil, Cobas, Usb e Cub annunciano lo sciopero: «È un asservimento alle aziende che mina il valore del titolo di studio»

«L’istruzione tecnica e professionale è una delle grandi sfide del futuro, uno dei pilastri del sistema formativo italiano, dobbiamo rompere quel pregiudizio in base al quale, talvolta in passato, era considerata una istruzione di serie B. Dobbiamo prendere atto che non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici e professionali». Così chiosava Valditara al Premio Maestro del Made in Italy. Ed è una retorica che ci martella almeno dalla riforma renziana della Buona Scuola. Una vera e propria costruzione linguistica, perché analizzando l’ultima riforma degli istituti tecnici si va esattamente in senso contrario.

Giovedì 7 maggio i sindacati Flc-Cgil, Cobas, Usb e Cub scendono in piazza contro la riforma degli istituti tecnici, e Cobas, Cub e Sgb hanno chiamato allo sciopero anche per il giorno precedente contro le prove Invalsi nelle primarie.

E si potrebbero aggiungere le Nuove indicazioni nazionali per i licei, il voto in condotta, il nuovo esame di maturità, il disegno di legge Valditara sul consenso informato per limitare l’educazione sessuo-affettiva, i pessimi rinnovi contrattuali, i terribili concorsi PNRR. E i tanti decreti che compongono una riforma spezzata ma complessiva del comparto scuola: meno risorse, meno ore, meno libertà d’insegnamento, più precarietà per studenti e docenti.

Il Decreto Ministeriale che riordina gli indirizzi delle scuole tecniche è stato pubblicato il 25 febbraio ed è l’attuazione degli articoli 26 e 26 bis del Decreto legge del 2022 di attuazione del Piano di Ripresa e Resilienza in materia d’istruzione. Il Decreto del 2022 è uno di quei decreti dove dentro c’è un po’ di tutto: dallo sconto alle aziende per i rincari energetici (art. 1), fino all’istituzione degli Istituti Tecnologici Superiori ITS (art. 25-bis), dalla normativa che fa passare per studentati pubblici quelli che sono invece di fatto hotel privati (art. 25), fino alla previsione della riforma per gli istituti tecnici. Un Decreto legge, quindi adottato con motivazioni di necessità e urgenza, come praticamente tutto durante l’era Covid, che lega la riforma degli istituti tecnici a doppio filo con i fondi PNRR.

Per questo la riforma è stata scritta velocemente e chiusa in poche settimane, senza grandi consultazioni delle parti sociali, perché il PNRR è in fase conclusiva. Inscrivere la riforma nel PNRR è già inserirla nelle politiche di ripresa industriale, più che di riforma della scuola pubblica.

Il decreto ministeriale prevede 9 articoli e 4 allegati, con i nuovi piani orari e i profili e risultati di apprendimento e, dietro grandi parole come «potenziamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche» e «flessibilità nell’adeguamento dell’offerta formativa», cela un chiaro tagio orario e quindi di cattedre. Il Ministero organizza i piani orari dividendo in «materie d’istruzione generale» e «materie d’area di indirizzo flessibile». Ma entrambe vengono ridotte, nel primo insieme abbiamo, ad esempio, la riduzione delle ore di italiano al quinto anno che scendono da quattro a tre ore settimanali, e nel secondo insieme, abbiamo l’invenzione di una nuovo ambito disciplinare «scienze sperimentali», che accorpa scienze della terra, biologia, chimica e fisica, materie diverse, con percorsi di formazione diversi per chi le insegna, e che oggi afferiscono a classi di concorso separate. Un collage peggiore di quello di geostoria, che, invece, viene cancellata.

Aumentando enormemente le cosiddette ore dell’autonomia, soprattutto al quinto anno, fino a 231 ore, tutte le ore sono ridotte, anche quelle delle materie tecniche. Come evidenzia chiaramente la FLC-CGIL: «Tra le discipline più penalizzate nel settore economico rientrano, tra le altre, geografia (classe di concorso A-21) e le lingue straniere (A-22). Nel settore tecnologico, invece, perdono ore, tra le altre, le scienze sperimentali con una riduzione di 231 ore (classi di concorso A-20, A-34, A-50) e Tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica (classe di concorso A-37) che vengono in pratica dimezzate. In entrambi i settori (economico e tecnologico) perdono ore anche le discipline tecniche e quelle più caratterizzanti e professionalizzanti come diritto, economia politica (classe di concorso A-46), economia aziendale (A-45), complementi di matematica (classe di concorso A-26) e diverse altre».

Insomma quando nell’articolo 1 della riforma si parla di «rafforzamento delle competenze generali e delle competenze tecnico-professionali» sostanzialmente che cosa si intende dato che tutte le ore vengono tagliate?

Nella ratio della riforma, le ore di autonomia servono per stringere rapporti con le aziende del territorio e sviluppare piani di studio integrati con l’offerta di mercato. Quindi, si diminuiscono le ore del tempo scuola, per aumentare, non solo le ore di formazione-lavoro, ma il peso diretto delle aziende nella costruzione dell’offerta formativa.

Lo spiega bene la CUB: disarticolazione dei saperi disciplinari, asservimento alle esigenze contingenti delle aziende locali, smantellamento del biennio comune, possibilità di avere curricula diversi di scuola in scuola, si finirà per minare il valore del titolo di studio legale.

Tutto questo viene pubblicato a iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 già chiuse, e senza previsioni transitorie, quindi gli e le studenti hanno scelto sulla base di piani orari che ora risultano completamente stravolti. E le scuole devono definire come organizzare queste ore dell’autonomia almeno per il primo anno (66 ore), in meno di un mese, per poter indicare gli organici di diritto che spettano alle singole scuole.

Questa riforma va letta insieme alla sperimentazione del 4+2, perché la prospettiva della filiera tecnica è quella, la riduzione di un anno del tempo scuola, meno ore, meno cattedre, meno spesa pubblica. Infatti, in questo Decreto Ministeriale, già si prevede in via sperimentale, l’erogazione di percorsi di istruzione tecnica da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA). Altro che licealizzazione dei percorsi tecnici, si ritorna invece a una vecchia idea, già presente nella riforma Moratti del 2003, l’unificazione della filiera tecnica, professionale e di formazione professionale. Un’istruzione superiore a due velocità: chi dovrà andare all’università e chi deve essere diretto nel mondo del lavoro. Precario, a basso costo, e in balia delle riorganizzazione aziendali.

La copertina è di Renato Ferrantitni: manifestazione “contro il vostro modello di scuola” del 2022 a Roma