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ITALIA

Il decreto Casa di maggio promette abitazioni e sfratti

Più volte annunciato il provvedimento sulla casa, che cancella l’edilizia pubblica, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, in risposta alle indicazioni della Commissione europea che aveva sollecitato i paesi membri a predisporre piani per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, vista la gravità della situazione in tutto il continente europeo, dove trovare una casa a prezzi sostenibili è diventato impossibile

Il decreto Primo maggio sulla casa è stato approvato! Il provvedimento annunciato con grandi proclami, ha finalmente visto la luce, ma non parla di intervento pubblico, se non nel risanamento di alloggi inabitabili perché lasciati colpevolmente all’incuria.

In Italia sono anni che si presentano “Piani casa” e la situazione è sempre più grave. Nel 2023 il Governo annunciava provvedimenti per “ammodernare l’Italia” con la costruzione di nuove case con attenzione alla “qualità architettonica” e attraverso la riqualificazione dell’edilizia pubblica. Il MIT avviava una commissione tecnica per definire il fabbisogno ERP, quello dell’edilizia sociale e quale peso avrebbe potuto avere il recupero di immobili pubblici. Si metteva a fuoco la platea dei destinatari, mentre si studiava il modello di finanziamento che coinvolgesse anche capitali privati. Il risultato è stata la costruzione di altre case ,destinate al mercato privato che nessuno può abitare.

Nel corso del 2024 viene approvato il Decreto Salva Casa (D.L 69/2024 convertito in L.105/2024) che con il problema della casa poco c’entra, di fatto è una sanatoria di difformità edilizie e abusi minori e consente di facilitare i cambi di destinazione. Il problema che riguarda la possibilità per molte famiglie di avere accesso a un’abitazione non viene affrontato.

Adesso il governo Meloni ha approvato il decreto legge “Disposizioni urgenti per il Piano Casa” con il quale promette la costruzione di 100mila alloggi nei prossimi dieci anni e la ristrutturazione di 60mila unità di edilizia popolare per renderle abitabili.

Il Governo prevede anche misure specifiche per la fascia di giovani con un reddito inferiore a 60mila euro, che non sono in grado di acquistare una casa. Per loro si è pensato allo strumento del rent to buy, paghi l’affitto oggi che viene accantonato come anticipo del prezzo finale con l’obbligo di acquistare la casa entro un termine stabilito. Incentivare ancora l’acquisto invece che privilegiare l’affitto e l’edilizia pubblica costringe un’intera generazione a vivere sotto la mannaia di un debito perenne.

In realtà il Piano Casa Italia, annunciato come una novità, esiste come norma dal 30 dicembre 2025 quando è stata approvata la Legge di Bilancio 2026.che all’art.1 commi 783 e 784 definisce la strategia per l’edilizia residenziale pubblica e sociale. Per diventare operativa deve essere approvato il DPCM attuativo, il decreto che da via al piano, definendo la ripartizione delle risorse e le modalità operative. Doveva essere approvato a marzo, ma la data è slittata a data da destinarsi. L’apertura dei cantieri appare ancora lontana.

Si parla di un investimento di 6 miliardi, che con l’unificazione prevista dalla legge di Bilancio 2026 delle risorse già stanziate con le Finanziarie precedenti potrebbe arrivare a 8 miliardi. Disponibili sono 970 milioni per i prossimi 4 anni, a cui si aggiungerebbero 1,1 miliardi dei Fondi Coesione destinati agli alloggi sostenibili.In pratica per questo programma straordinario di recupero del patrimonio di edilizia pubblica lasciato andare in malora, il finanziamento prevede poco più di 100 milioni all’anno fino al 2030. Briciole!

Nel Decreto non compare mai la parola “liste d’attesa” che sono quelle di chi da anni ha fatto la domanda per avere una casa di edilizia popolare e appunto “è in attesa” di riceverla. In Italia sono 250mila le famiglie che avrebbero i requisiti per avere un alloggio e hanno presentata la domanda. Alcune andranno in uno dei 60mila alloggi pubblici che si prevede di rendere abitabili. Per le altre 190mila non è previsto nessun finanziamento pubblico per realizzare nuove unità edilizie.

Non c’è una parola neanche sui tanti senza fissa dimora, poveri che affollano le strade delle città e per i quali si usa con disprezzo la parola degrado.

Il problema della casa non è solo un problema del nostro paese .In Europa oltre un milione di persone vive in strada o in rifugi pubblici e questo numero è in continuo aumento. In tutto il continente europeo i canoni per gli affitti negli ultimi 15 anni sono aumentati in media del 28% e i prezzi delle abitazioni del 53%. Ovunque i costi abitativi arrivano a superare il 40% del reddito disponibile. La difficoltà dell’accesso alla casa non riguarda solo la fascia più povera della popolazione. Eppure di case se ne costruiscono molte, tanto da determinare un eccesso di stock residenziale. Le case costruite però non sono fatte per essere abitate, piuttosto sono destinate alla locazione turistica a breve termine..

A fronte di questa situazione a dicembre scorso la Commissione europea ha presentato il piano per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili con l’obiettivo di aiutare gli Stati membri a realizzare alloggi più accessibili in tutta Europa. Anche se le politiche della casa sono di competenza nazionale l’Europa può intervenire con strumenti finanziari e con regolamenti che semplifichino le procedure.

La Commissione stima che, per colmare il divario nel prossimo decennio, servano nell’UE circa 650.000 abitazioni all’anno oltre i livelli attuali, con un fabbisogno di investimenti pari a circa 150 miliardi di euro all’anno.

Ci sono grandi differenze fra i diversi paesi, sia nel fabbisogno che nelle politiche messe in campo per arginare la crisi. In Austria, specialmente a Vienna, esiste da decenni un modello di edilizia sociale che garantisce alloggi accessibili attraverso forti sovvenzioni pubbliche e una vasta offerta di case comunali. Il 70% dei viennesi vive in alloggi sovvenzionati o comunali, con affitti molto inferiori a quelli di mercato. Sono 220mila gli alloggi di proprietà pubblica.

Anche in Francia l’edilizia pubblica rappresenta un vasto sistema per supportare le fasce deboli, con un forte sostegno economico da parte dello Stato. Paris Habitat è il più grande ente di edilizia pubblica in Europa. Gestisce circa 124.000 alloggi sociali situati all’interno e nell’area metropolitana di Parigi, fornendo alloggio a oltre 310.000 residenti.

Non è così in Spagna, colpita da emergenza abitativa con alta speculazione. Il governo spagnolo ha appena approvato un piano da 7 miliardi di euro per la costruzione di nuove abitazioni pubbliche e vietando la vendita del patrimonio pubblico già esistente, che copre solo il 2% del totale delle abitazioni, una percentuale nettamente inferiore alla media europea

Uno dei paesi in cui la situazione è più drammatica è l’Irlanda. Gli affitti negli ultimi dieci anni sono aumentati del 115% e a Dublino i senza tetto sono più di 12mila su una popolazione di 600mila abitanti. Eppure Dublino è una città con una ricchezza diffusa, che non consente però di affrontare il costo di un’abitazione. La situazione è stata determinata da scelte politiche che hanno incentivato gli investimenti di fondi immobiliari che guardano alla casa come strumenti per realizzare profitti sempre più alti. E le persone dormono in strada.

Ad Amsterdam sono state fatte scelte diverse. Da 2017 è in vigore l’obbligo di destinare per ogni nuovo sviluppo residenziale il 40% delle case all’edilizia sociale, un altro 40% ad affitti a prezzi calmierati e il restante 20% al libero mercato. Questo ha fatto si che la città possieda una delle percentuali più alte in Europa di edilizia sociale. Nonostante il tentativo di affrontare il problema oltre 11mila persone vivono in strada o nei rifugi predisposti dall’amministrazione. La pressione del turismo è molto forte e crea una distorsione del mercato immobiliare, che non offre abitazioni a prezzi accessibili. Ovunque esiste una quota di edilizia pubblica, che tuttavia non è sufficiente a coprire il fabbisogno abitativo.

In Italia alla radice del problema c’è la bassissima quota di edilizia pubblica e il divario tra le condizioni economiche della popolazione, dovute ai bassi salari e il costo delle case e degli affitti. La conseguenza dell’insostenibilità del costo del canone dell’affitto è l’aumento del numero degli sfratti per morosità in tutte le città italiane e in particolare nelle grandi aree urbane.

Il decreto annuncia che è stato predisposto un disegno di legge per consentire gli sfratti più veloci accelerando le procedure per liberare gli immobili. Buttare in mezzo alla strada altre famiglie non serve certo a risolvere il problema della casa!

Le più colpite sono le famiglie con figli e sono loro ad avere tassi di povertà assoluta molto alti. La casa è diventata un problema anche per famiglie che un reddito ce l’hanno e potrebbero pagarla, ma il mercato non offre alloggi in affitto a lungo termine per chi è residente: è il turismo che ha monopolizzato il mercato.

L’affitto quindi dovrebbe essere il terreno da privilegiare da parte dell’intervento pubblico per ampliare l’offerta di locazioni a lungo termine e a prezzi accessibili. La difficoltà di poter avere una casa impedisce ai giovani di essere autonomi e li costringe a rinunciare a eventuali scelte di formazione e lavoro. Insieme alla precarietà lavorativa e l’assenza di servizi, la mancanza di una casa incide sulle loro vite fino a influenzare le scelte familiari e demografiche,

Nonostante il problema abitativo richieda risposte immediate in grado di intercettare i bisogni attuali, continua il disinteresse delle politiche pubbliche di questo governo per questo settore, lasciato in mano alla ferocia dei fondi di investimento. È a loro che guarda il piano appena varato, ai loro interessi e per questo promette “semplificazione burocratica”. La reale intenzione è attrarre investimenti privati e saranno loro, insieme a Invimit e Cassa Depositi e Prestiti, a garantire alloggi a prezzi inferiori al mercato… Senz’altra definizione di cosa si intenda per mercato!

La copertina è di BORGHY52 (Flickr)

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