ITALIA

Svuotare di senso le parole e costruire la nazione: le nuove indicazioni nazionali per i licei

Le indicazioni di Valditara costituiscono un documento importante per capire l’agenda politica del Governo che vuole acuire le disuguaglianze e le oppressioni, scaricandone le responsabilità sui singoli individui, che educa al rispetto delle regole e delle istituzioni che quei potenti costruiscono, alla marginalizzazione sistemica delle persone povere, disabili, trans*, al razzismo eterosessismo costante e diffuso

Come riporta un’inchiesta di Wu Ming, nel 2018 il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara incontrava Steve Bannon, inviato di Epstein in Italia prima delle elezioni. All’epoca, il ministro Valditara probabilmente non sapeva di aver incontrato un personaggio molto vicino a Epstein. Eppure, il fatto che sia stato individuato in lui – come in altri membri del governo – un interlocutore possibile, lascia molto intendere della visione del mondo che il ministro e i suoi colleghi politici vogliono perseguire.

Una visione del mondo che si esprime con chiarezza nelle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, pubblicate mercoledì 22 aprile per la prima fase di consultazione con il mondo della scuola. Indicazioni che, come riporta il comunicato sul sito del ministero, «il Ministro Valditara ha fortemente volut»o.

I licei non sono per tutt*

Leggendo la premessa che accompagna le Nuove Indicazioni Nazionali, si evince chiaramente che i Licei non sono una scuola per tutt*. Dalla prima pagina il maschile sovraesteso, rivendicato come scelta di semplificazione linguistica, marca il testo, disegnando un generico soggetto neutro maschile a cui la scuola si dovrebbe rivolgere. Ma qual è il prototipo di studente che hanno davvero in mente le Nuove Indicazioni Nazionali?

Scorrendo le pagine della premessa, si intuisce facilmente che è un’entità senza corpo: la formazione liceale sarebbe infatti destinata a produrre “menti mai sazie di domande”, a promuovere “l’applicazione dell’intelligenza del giovane ad un corpo oggettivo di conoscenze”. Lo strumento principe di questa formazione sarebbe il “testo/libro”, e dovrebbe ambire alla “conquista da parte dello studente di un rapporto colto con la propria lingua”. Un soggetto dunque maschile, di classe media, di madre lingua italiana, abile e senza disturbi dell’apprendimento. Un prototipo di studente preciso che trova cittadinanza nei licei, lasciando tutte le altre soggettività fuori dalla porta, e portandosi dietro il corpo come un fardello silenzioso e inutile. Lasciare fuori la dimensione corporea ha però un prezzo molto alto e passa anche attraverso una cultura cis-etero-sessista e sessuofobica, che  facendo finta di non vedere le differenze in realtà le acuisce, segnando linee di esclusione sui corpi delle persone studenti.

Il libero arbitrio

Questo soggetto maschile abile, di classe media e privo di dimensione corporea stride con la definizione che le Nuove Indicazioni danno dei licei come “scuola dell’adolescenza”. Un’adolescenza raccontata come “il tempo delle prime volte” (che suona ironicamente molto simile al “tempo delle mele”) in cui per mezzo dello studio “l’individuo consegue dimensioni di disciplina interiore e di autocontrollo”. Questo accompagnamento, attraverso il dialogo con i docenti (sempre esclusivamente al maschile, benché la realtà racconti qualcosa di diverso) guidano lo studente alla conquista di una libertà che non è “mera autonomia individuale, svincolata da regole e responsabilità, né tantomeno ridursi ad espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti illeciti, né ridotta a forme meramente oppositive o reattive”.

Si delinea così anche una narrazione di giovane, di adolescente, come soggetto da disciplinare, a cui insegnare l’autocontrollo e il rispetto delle regole. Una narrazione che  rispecchia e cavalca quella che i media stanno continuamente portando avanti attraverso fatti di cronaca che disegnano sempre di più le persone giovani come fuori controllo.

La libertà di cui parlano le Indicazioni Nazionali è una libertà che ha a che fare, come dice il testo stesso, “con il ‘libero arbitrio’, il che implica facoltà di decisione circa gli scopi e gli effetti del proprio agire”. In Soggetti ostinati, Sara Ahmed riflette sul concetto di volontà e di libero arbitrio, mettendo in guardia rispetto al leggere i problemi sociali come problemi di libero arbitrio, che scaricano la responsabilità sull’individuo e sulle sue scelte. Una lettura che invece il testo “fortemente voluto” da Valditara porta avanti, in una prospettiva neoliberista e meritocratica che il ministero rivendica anche nella scelta del proprio nome.

Educare all’empatia

Tra le novità di queste Indicazioni Nazionali rispetto alle precedenti c’è anche un paragrafo, presente nella premessa al testo, che parla esplicitamente di educazione “all’empatia, alle relazioni e al rispetto”. Secondo il documento, questa educazione troverebbe spazio perché

«l’agire educativo richiede, da parte dello studente, il consenso al voler apprendere: scelta agita in uno spazio di incontro interpersonale che coniuga dialetticamente nella relazione magistrale istanze a volte in conflitto, coscienza e inconscio, corporeità e razionalità, in un crogiuolo di affetti e di pensieri che coinvolgono docenti e studenti nella loro interezza».

La coniugazione dialettica di termini dicotomici (coscienza/inconscio, corporeità/razionalità) reitera una delle polarità su cui il sapere occidentale si costruisce a partire dalla divisione corpo-mente, navigando in direzione completamente contraria a tutto quello che sappiamo sull’educazione sessuo-affettiva che, non per niente, viene dichiarata dall’OMS come “olistica” o “completa”.

Quello che appare più grave in questo paragrafo, però, è l’appropriazione e lo svuotamento di significato della parola consenso. “Il consenso a voler apprendere” usa un concetto chiave – al centro anche delle mobilitazioni transfemministe rispetto al cosiddetto DDL Bongiorno sui reati di violenza sessuale, che ha cancellato questa parola – per trasformarlo in qualcos’altro, in qualcosa che riporta alla responsabilità individuale. Il consenso della persona studente è narrata come una scelta personale in opposizione dialettica nella “relazione magistrale” con la figura del docente. I temi che saranno portati in questa educazione saranno “la riproduzione e il concepimento consapevole, nonché la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”. Il consenso è totalmente svuotato dal suo significato, l’educazione al consenso deformata e sussunta dalla scuola, che già se ne occuperebbe, non lasciando spazio alle pratiche educative di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che davvero provano a costruire una cultura del consenso.

Ma non solo. Il paragrafo sull’educazione all’empatia e al rispetto prosegue con una lunga filippica sul rispetto e di come “l’Occidente abbia fatto di questa idea la base della nozione moderna di persona, soggetto di diritti e doveri inalienabili”, rimarcando ancora una volta i presupposti di una narrazione razzista ed eurocentrica per cui si costruisce un Occidente civile e rispettoso dei diritti delle donne contro un’alterità barbara non meglio specificata. Una narrazione ormai vecchia, pericolosa e criminale, che ha legittimato e legittima le guerre e i genocidi che questo cosiddetto Occidente continua a muovere nel mondo, come in Iran e in Palestina.

A scuola di nazionalismo

L’occidente-centrismo delle Indicazioni Nazionali viene confermato quando si aprono le linee guida specifiche per ogni indirizzo – tra cui, da ricordare, c’è il nuovo Liceo del Made in Italy – e si leggono le indicazioni per le singole materie. Nonostante le numerose critiche proprio sull’incipit del paragrafo dedicato alla storia nelle Nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Grado (“Solo l’Occidente conosce la storia”), anche nelle Nuove Indicazioni per i licei si prosegue sulla stessa linea. Dopo aver classificato la possibilità di insegnare una storia plurale come “impresa disperata”, le linee guida tornano a ribadire che

«la centralità assegnata nelle Indicazioni alla storia dell’Italia e dell’Occidente deriva anche dall’oggettivo, enorme rilievo che tale storia ha avuto e continua ad avere nella vicenda mondiale avendo dato ad essa le forme universalmente adottate della moderna statualità, le premesse teoriche della ricerca e del progresso scientifico, le fondamenta dei diritti della persona umana e delle sue libertà; e da ultimo il concetto stesso di storia che è il nostro».

Una centralità che è rivendicata anche nelle linee guida di italiano, per cui nello studio della lingua italiana si dovrebbe attenzionare anche “lo status di ufficialità della lingua italiana in Svizzera, oltre che l’uso che se ne fa in Vaticano e da parte dei Pontefici della Chiesa cattolica, anche quelli non di nascita italiana”.

La lezione decoloniale evidentemente non è arrivata tra i tavoli del ministero. L’esercizio di decentrarsi, di mettere in discussione la propria posizionalità, di farsi domande e guardare attraverso lenti critiche  ciò che si presenta come dato di fatto non rientra tra le finalità auspicate dalla scuola. Si deve continuare a costruire l’invenzione – come avrebbe detto Anderson nelle sue Comunità Immaginate – di una nazione unificata da una lingua e da una storia con una posizione preminente. Un’invenzione falsa e presuntuosa con cui formare i prossimi piccoli nazionalisti, pronti a fare la guerra a chi non rientra nella propria comunità immaginata.

Consenso e libertà

Una scuola che lascia il corpo fuori dall’aula, che si concepisce come spazio solo per studenti bianchi, italofoni, abili e della classe media, che concepisce la sessualità solo come orientata alla “riproduzione e al concepimento consapevole”, che disciplina i corpi all’obbedienza. Il tutto con una spolverata neanche troppo velata di razzismo e suprematismo bianco.

Le Nuove Indicazioni Nazionali costituiscono un documento importante per capire l’agenda politica di Valditara, del Governo e dei potenti della terra a cui si ispirano. Un’agenda che vuole acuire le disuguaglianze e appesantire le oppressioni, scaricandone le responsabilità sui singoli individui.

Un’agenda che educa sì al rispetto, ma delle regole e delle istituzioni che quei potenti costruiscono, dello status quo fatto di marginalizzazione sistemica delle persone povere, disabili, trans*, di razzismo strutturale, di eterosessismo costante e diffuso.

Un’agenda che si appropria delle nostre parole, e che per questo diventa sempre più insidiosa.

Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso il consenso e la libertà.

Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso queste parole.

La copertina è di Sergio D’Afflitto (Flickr)

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