ROMA
«Solo sì è si»: centri antiviolenza in piazza contro il ddl Bongiorno
Movimenti femministi e transfemministi, case delle donne e centri antiviolenza continuano a protestare contro il ddl Bongiorno. Appuntamento sabato 28 febbraio alle ore 13.00 a piazza della Repubblica a Roma
Sabato 28 febbraio i centri antiviolenza, le case delle donne e tutto il movimenta transfemminista scende di nuovo in piazza contro il ddl Bongiorno perché, come scrive Lucha y Siesta, «istituzionalizza la cultura dello stupro e va fermato con tutta la consapevolezza e la potenza del nostro corpo collettivo».
La proposta della senatrice della Lega Giulia Bongiorno interviene sulla legge contro la violenza sessuale varata nel 1996, frutto di lunghi anni di battaglie, e che trasformò la violenza sessuale da un reato contro la morale a un reato contro la persona. L’impianto della legge del 1996 lega la violenza sessuale alla presenza della minaccia e dell’abuso, un modello coercitivo, ma è ormai superato dalla giurisprudenza, che dopo l’approvazione della Convenzione di Istanbul ha iniziato a riconoscere il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale.
«Un atto sessuale può essere considerato legittimo solo ed esclusivamente se fondato su un consenso libero, attuale e revocabile. Non presunto, non dedotto, non estorto. – Come spiega Giada Sarra in questo sito. Libero, cioè non condizionato da minacce, ricatti, pressioni o contesti di subordinazione e condiviso nella piena facoltà mentale e fisica. Attuale, ossia presente nel momento in cui l’atto avviene, non desunto da un passato relazionale o da aspettative di ruolo o di genere. Revocabile, perché nessun consenso è definitivo e nessun corpo ha l’obbligo di esserci una volta per tutte».
Il ddl Bongiorno introducendo il concetto di “dissenso” e stabilisce che sarà la “volontà contraria” all’atto sessuale a dover essere valutata, riportando l’onere della prova verso la vittima.
Un passo indietro di 50 anni. Come chiarisce l’associazione Be Free sempre su questo sito: «il ddl Bongiorno se approvato avrà l’effetto immediato di essere un ulteriore deterrente per le denunce per stupro. Già oggi esiste un sommerso molto consistente, è infatti assolutamente falso che le donne denuncino stupri inesistenti, come dice Salvini. È vero il contrario, ovvero che nei Centri antiviolenza di Be free seguiamo tantissime donne che, pur avendo subito violenza sessuale, non se la sentono di denunciare».
Purtroppo il ddl Bongiorno è un tassello di un intero progetto che dalla scuola al mondo del lavoro attacca diritti e libertà delle donne e di tutta la comunità LGBTQIA+. Continua Lucha y Siesta nel suo comunicato, «Questa proposta non è un’azione isolata, ma si inserisce nella programmatica visione misogina e razzista di questo governo, che mira a contrarre le libertà e l’autodeterminazione di tutte, tuttɜ, tutti. Lo dimostrano il tentativo di modifica dell’Art. 1 dell’Intesa Stato-Regioni, che rappresenta un attacco diretto all’identità e alla storia del movimento femminista e dei Centri antiviolenza; il rifiuto irresponsabile e regressivo del ministro Valditara di introdurre l’educazione all’affettività e alle relazioni nel sistema scolastico, ipotecando con danni permanenti l’efficacia del contrasto alla violenza; l’attacco alla libertà di scelta nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza e dei percorsi di affermazione di genere».
«È per questo che questa riforma non è un dettaglio tecnico né una semplice modifica normativa. È emblematica», scrive Babs Mazzotti su questo sito. «Dice molto del tempo politico che stiamo attraversando e del modo in cui si intendono governare i corpi: non ampliando le tutele, ma spostando il peso della prova su chi subisce violenza».
E la mobilitazione non si ferma, perché domenica 8 e lunedì 9 marzo Non una di meno rilancia lo sciopero femminista e transfemminista.
La copertina è di Daniele Napolitano
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