ROMA

«Non ci ridate la scuola? Noi scioperiamo». Protesta studentesca nella capitale

Oggi lə studenti di quasi cinquanta licei romani sono in sciopero per chiedere una riapertura seria e in sicurezza delle scuole, per avere un tavolo di discussione con le istituzioni, per riprendersi il loro diritto allo studio. Abbiamo raccolto le voci di alcunə di loro

Oggi lə studenti di quasi cinquanta licei romani sono in sciopero per chiedere una riapertura seria e in sicurezza delle scuole, per avere un tavolo di discussione con le istituzioni, per riprendersi il loro diritto allo studio. Abbiamo raccolto le voci di alcunə di loro

«La situazione non è più accettabile. Ancora non è chiaro come ritorneremo a scuola, né se sarà affrontato il problema dei trasporti», afferma Beatrice, rappresentante d’istituto al Virgilio, mentre spiega le motivazioni dello sciopero e prosegue: «Capiamo perfettamente le difficoltà del momento, ma dopo tutto questo tempo non accettiamo di trovarci ancora in queste condizioni». Beatrice sottolinea a più riprese come l’esasperazione dellə studenti sia arrivata al massimo. Il problema non è solo il mancato rientro in classe, ma lo sono anche l’incertezza e il senso di precarietà scaturiti dalla consapevolezza di non essere presə sufficientemente in considerazione. È veder calpestare il proprio diritto allo studio, inteso nel suo senso più ampio. Ma lə studenti dei licei romani non sono rimastə a guardare a lungo.

 

Tempo scaduto

«Scioperiamo perché vogliamo tornare a scuola, ma il rientro programmato per l’11 era una farsa. Il rischio è di ritrovarsi nelle stesse condizioni di settembre, che dopo un mese ci hanno riportato alla didattica a distanza. Chiediamo il rientro, ma che sia davvero in sicurezza», spiega Sara, del liceo Socrate, anche lei rappresentante d’Istituto, che insiste sull’urgenza di investire in modo serio e consistente sull’istruzione e sul trasporto pubblico. «Abbiamo deciso non solo di scioperare – continua Sara – Sentivamo il bisogno di rivederci e di non trascurare il lato sociale e culturale della scuola, quindi abbiamo organizzato una didattica alternativa diffusa». Nel corso della mattinata nel quartiere di Garbatella, dove si trova la scuola, si terranno lezioni, corsi e laboratori all’aperto: una sorta di autogestione studentesca, ma nelle piazze.

 

Così faranno anche moltə studenti degli altri licei che aderiscono allo sciopero. Il programma è di passare la mattinata svolgendo attività di vario tipo nelle strade e nelle piazze adiacenti alle scuole, per poi convergere tuttə insieme davanti al Miur in un corteo.

 

Al liceo Tasso anche nei prossimi giorni le iniziative andranno avanti, con un programma molto fitto, come racconta Federico, del Collettivo Politico Tasso: «Non ci aspettavamo tutte queste adesioni, quindi abbiamo dovuto fare dei turni per permettere a tuttə di partecipare in sicurezza. Ogni giorno, dopo una rassegna stampa, alterneremo lezioni e interventi di studenti, professori e ospiti, cercando di dare spazio a tuttə».

Ogni collettivo si è organizzato a modo suo per arricchire la giornata di iniziative nel proprio quartiere prima di andare alla manifestazione. Due tipi di azione che rispecchiano due esigenze diverse, come riflette Lorenzo, del Collettivo Autorganizzato Virgilio: «Attraverso i collettivi portiamo avanti un lavoro sul territorio, che è molto importante, ma va anche ricordato che le singole lotte studentesche hanno tutte una linea trasversale comune».

In questa direzione va anche la lettera che è stata firmata dai rappresentanti degli studenti di quasi cinquanta scuole romane, indirizzata a figure istituzionali di spicco tra cui la ministra Azzolina e il presidente Zingaretti. Con questa lettera, risultato di lunghe assemblee telematiche, lə studenti, oltre a lanciare lo sciopero, manifestano il loro bisogno di essere ascoltatə dalle istituzioni e di essere inclusə nei processi decisionali che lə riguardano, motivo per cui chiedono la realizzazione di un tavolo di confronto duraturo che lə coinvolga.

 

Ma non solo, con una lista puntuale elencano le aspirazioni delle loro richieste, che includono: pianificazione sul recovery fund, investimento sul trasporto pubblico, campagna di tamponi, ripensamento delle modalità di valutazione, comunicazione trasparente.

 

 

Questione di classe

Il fatto che così tante scuole attraverso i loro rappresentanti abbiano firmato la lettera è molto significativo, come commenta Lorenzo: «Alla nostra ultima iniziativa, l’occupazione della Stazione Trastevere, eravamo solo alcuni collettivi, mentre adesso siamo moltə di più. Questo è un ottimo risultato, ma è anche l’evidenza di una situazione che per lə studenti sta diventando insostenibile, perciò si cerca la massima collaborazione».

Nella lettera lə studenti parlano di sindemia per riferirsi al contesto attuale. «Ci troviamo in un’emergenza sociale ed economica, oltre che sanitaria, in cui delle dinamiche già esistenti non hanno fatto altro che accentuarsi» spiega Alberto, rappresentante d’Istituto al Mamiani, che prosegue: «La situazione è sbilanciata e l’emergenza tocca soprattutto determinate classi sociali, che hanno visto aumentare del doppio, del triplo, le loro difficoltà».

 

Alberto racconta che lo spostamento on line della didattica ha fatto emergere in primo luogo delle dinamiche classiste: «La didattica a distanza ha comportato una selezione dellə studenti in base a dove vivono e ai mezzi che hanno, e questo ha delle ripercussioni molto forti nell’apprendimento».

 

La precarietà e l’incertezza del momento si sommano al bisogno sempre più forte di recuperare la dimensione sociale della scuola, che le lezioni davanti al computer hanno cancellato ormai da troppo tempo, come dice Sara: «Dopo un anno così non ce la facciamo più, vogliamo tornare nelle classi e non vogliamo perdere tutti quei momenti di socialità che sono parte essenziale della scuola. Anche solo potersi alzare dal banco e chiacchierare con un compagno di classe». In un contesto del genere, l’attivismo e la solidarietà tra studenti è qualcosa di vitale, prosegue Sara: «A me dà molta forza, anche per affrontare tutta questa situazione. Essere parte di una comunità di persone che che lottano con me per quello in cui credo mi fa sentire molto più forte. Dà anche speranza, a volte sento che davvero potremmo cambiare qualcosa».

 

Immagine di copertina da archivio