DIRITTI

Lo schiaffo mauriziano

Che scandalo. bloccare a Mauritius i profughi padani, sarebbe come se noi trattenessimo i profughi africani in alto mare o in quarantena a terra

Inaudito comportamento delle autorità della Repubblica di Mauritius, che in spregio a ogni regola di umanità, hanno impedito ai cittadini italiani di etnia veneta e lombarda di sbarcare nell’isola e godersi una ristoratrice vacanza, ma diciamo pure che in questa fase dell’anno potremmo definire quegli sventurati “profughi climatici”, in cerca di un mare più tiepido. Li hanno posti davanti all’alternativa fra rispedirli subito a casa o trattenerli in quarantena in locali appositi per quindici giorni, così che la nostra compagnia di bandiera ha dovuto riportarli al punto di partenza da cui erano temporaneamente fuggiti.

Davvero inaudito, come se noi rifiutassimo lo sbarco a chi viene dall’Africa, magari selezionando fra di loro cristiani e islamici o pretendendo di trattenerli sulle navi in alto mare o di chiuderli in centri di accoglienza carcerari per un lungo periodo allo scopo di evitare contagi infettivi o turbe terroristiche. O addirittura come se ci azzardassimo, una volta quasi compiuta la perigliosa traversata, a intercettarli e rispedirli nei lager da cui erano scappati, con eventuale complicità della guardia costiera libica. Una cosa che griderebbe vendetta davanti al Cielo e all’Onu.

Cosa fare davanti a una pratica così disumana, come quella della Repubblica di Mauritius? Stavolta con la scusa del coronavirus, ma poi, a prenderci gusto, la Thailandia potrebbe discriminare i turisti a scopo di predazione sessuale di minori, la Croazia bloccare i ricchi veneti e friulani che rischierebbero di infettare i casinò della costa (ops, leggo che lo sta già facendo). Unica soluzione sarebbe allora quella di costruire, con l’aiuto delle Ong e di Sant’Egidio, dei corridoi umanitari per trasportare i nostri turisti in quegli ingrati paesi, se non vogliamo ricorrere alla flotta, secondo le idee un po’ avventurose della Meloni (l’Oceano indiano è ahimè distante). Anche una mano alla Mare Jonio o alla Sea Watch si potrebbe chiederla, visto che sono ormai dissequestrate. Insomma, ingegniamoci come generosamente facciamo per ridurre le sofferenze e i rischi dei migranti africani.

Non è una buona idea? Non abbiamo le carte in regola?