ITALIA

Clap_sciopero

30 ottobre: uno sciopero perché l’insorgenza diventi marea

Sciopero generale: Guerra, caro vita e scuola pubblica convergono in una data chiave per le mobilitazioni d’autunno che si dovranno misurare con l’ennesimo decreto sicurezza del governo

Venerdì 30 ottobre sarà sciopero generale in tutto il paese.

La data, convocata già a livello internazionale al finire dell’estate come data di mobilitazione internazionale per bloccare i porti che trafficano con Israele, ha assunto un significato molto più esteso e comprensivo alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane in Italia e in tutta Europa.

Infatti alla mobilitazione internazionale in solidarietà al popolo palestinese e contro le politiche di riarmo si è innestata la protesta generalizzata contro il caro vita e per la scuola pubblica che ha visto riempire – in modo spontaneo ed eccedente – le piazze nelle giornate del 16, 17 e 24 ottobre.

Ci sono molte motivazioni che rendono questo sciopero particolarmente importante e che potrebbero rendere la giornata chiave nelle sorti delle mobilitazioni autunnali.

Fino ad ora le proteste cittadine sono state portate avanti per lo più da fasce giovanili della popolazione, – con l’eccezione importante della protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, che alla fine ha coinvolto metà del paese.

Ora stanno convergendo sulla data di venerdì 30 tutti i principali sindacati autonomi inclusi Clap e Cobas.

Vi è la possibilità concreta di adesioni significative da vari comparti come scuola, sanità e più in generale il settore pubblico. Aderisce convintamente allo sciopero anche il settore organizzato del mondo della cultura.

Pertanto si mette alla prova un processo compositivo estremamente importante.

Come hanno scritto su Dinamo, in questo contesto  «Organizzarsi diventa quindi una responsabilità collettiva: più che la vetrina infranta o la riappropriazione della merce, colpisce la semplicità dell’utilizzo di diverse pratiche di conflitto, la loro capacità di risonanza e di connessione di soggetti sociali diversi: dal protagonismo delle seconde e terze generazioni, fino ai blocchi di agricoltori e autotrasportatori. Un inedito ed embrionale processo di riconoscimento e ricomposizione di classe».

Ci sono vari elementi che ci portano a dire che quest’ appuntamento per alcuni tratti ricorda le mobilitazioni per Gaza dell’autunno scorso, perché vi è la sensazione – che dovrà essere confermata nei numeri – che si sia aggregato quel composito insieme di realtà organizzate, società civile, associazionismo e protagonismo giovanile che aveva dato vita alle maree oceaniche dell’autunno scorso e soprattutto che ne aveva permesso la loro espansione oltre i confini della militanza. 

Se la composizione potrebbe essere analoga a quella dell’anno scorso, è cambiato il contesto. Ad aggravare la situazione si aggiunge infatti il peggioramento delle condizioni materiali della vita di noi tutte a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz e della situazione bellica in Medio Oriente che ha portato il carovita a livelli insostenibili.

Nel frattempo si avvicina una finanziaria che sarà lacrime e sangue, che vedrà investimenti ingenti solo nel sistema di difesa, che prevederà – ancora- tagli a sanità e scuola  già gravemente provate, e non avrà neppure la capacità di ridistribuire alle componenti fedeli al governo, con l’eccezione della scelta demagogica e generalizzata di abolire il bollo auto.

Le piazze di venerdì poi dovranno misurarsi con le scelte sempre più repressive del Viminale e delle questure delle varie città.

Al di là dell’ennesimo decreto sicurezza del governo, nei due weekend di manifestazione si sono verificate decine di episodi di gravi abusi polizieschi, dalle studenti trattenute in questura a Roma fino all’auto della polizia che corre all’impazzata tra la folla in piazza Castello a Torino, per non dimenticare gli idranti che impediscono ad una autoambulanza di soccorrere un ragazzo a Bologna.

Non saranno giornate facili ma è evidente che la tenuta democratica del paese – messa seriamente a rischio in questi 4 anni di governo fascistoide – passa anche dal riuscire a tenere una piazza ed una opposizione radicale al governo in giornate come queste. 

Una grande giornata di lotta e mobilitazione potrebbe dare energie ed entusiasmo nei mesi avvenire, verso lo sciopero del 20 novembre e le mobilitazioni transfemministe del 25 e 28 novembre.

Hub for defenders: +39 3534953606

Immagine di copertina di Clap

Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580