ITALIA
3 luglio 2011: la repressione continua, la solidarietà resta una pratica collettiva
Quindici anni dopo grandi giornate di lotta a Chiomonte, in Val Susa, continua la persecuzione giudiziaria nei confronti delle persone coinvolte in quella resistenza. A Roma una iniziativa in supporto perchè la solidarietà è una pratica concreta di lotta
Sono passati quindici anni dalle giornate che hanno segnato uno dei momenti più intensi della mobilitazione contro il TAV in Val di Susa.
Il 27 giugno 2011 la polizia sgomberava con la forza la Libera Repubblica della Maddalena, il presidio militante costruito nell’area destinata all’apertura del cantiere. L’obiettivo era liberare il sito per l’avvio dei lavori, ma lo sgombero rappresentò anche un salto di qualità nella gestione dell’ordine pubblico del conflitto No TAV.
La settimana successiva, il 3 luglio oltre centomila persone raggiunsero la valle per tentare di riconquistare il presidio insieme ai valsusini. La risposta delle forze dell’ordine fu immediata: cariche ripetute, utilizzo massiccio di lacrimogeni CS – molti dei quali lanciati ad altezza d’uomo – e una gestione dell’ordine pubblico che trasformò l’intera area in un teatro di scontro per diverse ore.
Anche dopo la fine della manifestazione, gli inseguimenti proseguirono nei boschi circostanti. In quelle ore furono gli abitanti della valle a garantire assistenza, cure e ospitalità ai manifestanti, confermando quel rapporto tra territorio e movimento che ha rappresentato, fin dall’inizio, uno degli elementi di forza dell’esperienza No TAV.
A quella giornata seguì una lunga offensiva giudiziaria.
Nel gennaio 2012 un’operazione della Digos, estesa a diverse città italiane, portò all’arresto di 54 attivisti; 27 vennero trasferiti in carcere. Da quell’inchiesta prese forma il cosiddetto maxiprocesso del 3 luglio, celebrato nell’aula bunker del carcere delle Vallette: uno dei più grandi procedimenti penali istruiti negli ultimi decenni nei confronti di un movimento sociale.
L’iter processuale è durato oltre undici anni. Alla fine sono arrivate 32 condanne, con pene comprese tra gli otto mesi e i quattro anni di reclusione. Per molte e molti quelle condanne non appartengono al passato: c’è chi le sta ancora scontando, tra carcere e misure alternative.
Negli ultimi mesi, però, la pressione vendetta repressiva ha assunto un’ulteriore forma. Alle condanne penali si sono aggiunte le richieste di risarcimento civile per centinaia di migliaia di euro.
Una dimensione economica della repressione che punta a colpire le persone ben oltre il processo penale: pignoramenti, trattenute sullo stipendio e il rischio, per chi usufruisce di misure alternative, della loro revoca e del conseguente ritorno in carcere.
È una dinamica ormai ricorrente: alla criminalizzazione giudiziaria si affianca quella economica, trasformando il risarcimento in uno strumento di punizione e deterrenza nei confronti del conflitto sociale.
Di questi giorni è infatti la notizia che Leonardo S.p.A. è stata ammessa come parte civile in un processo contro attiviste solidali con la lotta di liberazione del popolo palestinese: ha chiesto risarcimenti per 150.000 Euro a fronte di una azione dimostrativa cui non sono seguiti danneggiamenti.
Di fronte a questa nuova offensiva, la risposta è arrivata ancora una volta dalla Val di Susa. È stata attivata una cassa di solidarietà per sostenere le compagne e i compagni colpiti dalle richieste risarcitorie, riaffermando una pratica che ha attraversato tutta la storia del movimento: affrontare collettivamente tutte le sfide, inclusa la repressione. «Si parte e si torna insieme» non è solo uno slogan.
A quindici anni dal 3 luglio, la mobilitazione contro il TAV non appartiene soltanto alla memoria collettiva delle lotte contro le grandi opere e per i beni comuni. Continua a produrre attualmente conseguenze materiali nella vita di decine di persone e ricorda come la repressione non si esaurisca nelle piazze o nelle aule di tribunale, ma prosegua nel tempo, assumendo forme diverse.
Di fronte a questo, la solidarietà continua a essere non solo un valore, ma una pratica politica concreta.
Venerdì 3 Luglio è organizzata una serata al Csoa Forte Prenestino per raccogliere fondi e per continuare a sostenere le persone imputate nel processo.
La foto di copertina è di Riccardo Carraro
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