approfondimenti
MONDO
Bertha Isabel Zúniga Cáceres: «La lotta è contro le molteplici dominazioni di questo sistema di morte»
Durante un loro viaggio politico in Europa, abbiamo intervistato Camilo Bermudez e Bertha Isabel Zúniga Cáceres del Copinh. Berta è la figlia omonima della famosa attivista honduregna uccisa 10 anni fa per la sua opposizione alla costruzione di una diga devastante per la popolazione indigena del territorio
Sono passati 10 anni dalla morte di Berta. Qual è oggi la situazione di lotta per la difesa del Rio Gualcarque, e quali altre lotte sta portando avanti il Copinh (Consejo Civico Organizaciones Populares Indigenas de Honduras) nel territorio?
La diga Agua Zarca sul Rio Gualcarque, il progetto a cui si opponeva Berta, non è mai stata costruita e questa è una delle vittorie che abbiamo ottenuto grazie alla lotta per ottenere giustizia e verità per l’assassinio di Berta. L’hanno uccisa per costruire la diga ma il progetto non andò avanti. Il Copinh prosegue le sue lotte nel territori a sostegno della popolazione indigena. Gli attacchi e le minacce che subiamo continuano, ma resistiamo. Abbiamo preso un impegno con la morte di Berta. Vogliamo continuare a sostenere la lotta a favore dei fiumi, dei territori e in difesa delle nostre comunità.
Da poco tempo siamo riusciti a costruire un incontro internazionale per le energie comunitarie e alternative, l’idea a cui stavamo lavorando quando c’è stato l’assassinio di Berta. Inoltre stiamo continuando ad avere momenti di scambio e crescita con altre comunità e a livello internazionale, recentemente, ad esempio, siamo stati a una serie di incontri di formazione sulle nuove tecnologie in agricoltura biologica in Messico. Vogliamo rivendicare il nostro diritto come popoli indigeni ad avere una risposta alle necessità di base – strade, energia, servizi – senza cedere i nostri diritti sui territori in cui viviamo.
Pochi mesi fa una Commissione di Esperti internazionali (GIEI) ha pubblicato un report rispetto al caso di Berta. Ci puoi riassumere quali sono stati gli elementi principali emersi?
Questo report per noi è molto importante e non solo perché fa una analisi dettagliata del crimine compiuto nei confronti di Berta, ma perché mostra il modello attraverso il quale la morte si insinua nei nostri territori a causa degli interessi economici. Questo report è stato scritto da una commissione di esperti con l’avvallo dello stato honduregno – con il governo precedente a questo – e con il sostegno della Commissione Interamericana di Diritti Umani.
Il report è molto lungo. Ne condividiamo cinque elementi molto importanti per noi. Anzitutto la morte di Berta Cáceres è stato il prodotto di un interesse imprenditoriale. È stata uccisa per la sua opposizione a un progetto idroelettrico.
Gli esperti dimostrano che non si è indagato a sufficienza sui proprietari dell’azienda, che non sono ancora stati portati a giudizio. Il terzo aspetto è che lo stato ha saputo del crimine di Berta due settimane prima che si compisse e non ha fatto nulla per fermarlo. Lo sappiamo perché lo stato honduregno stava intercettando le comunicazioni tra gruppi criminali in cui si parlava della preparazione di questo omicidio. Sapevano pertanto cosa stava per accadere. Inoltre il delitto ebbe luogo attraverso finanziamenti internazionali di banche europee che diedero soldi per il progetto della diga. Il banco FMO dei Paesi Bassi, il banco FINFON finlandese, il Banco Centro Americano di Integrazione Economica che ha soci anche esterni al continente americano. Grazie alla narrativa di un cosiddetto finanziamento allo sviluppo, queste banche hanno fornito 18 milioni di dollari alla famiglia Atala, proprietaria dell’impresa Desa, in Honduras. Di questi 18 milioni la famiglia ha sviato per attività illegali 12 milioni, il 67%.
La struttura con cui sviarono questi fondi fu richiedere trasferimenti bancari inserendo numeri di conti correnti di imprese che non avevano nulla a che vedere con i lavori di costruzione dell’opera. Questa struttura avrebbe dovuto essere monitorata da autorità di controllo in Europa e America ma nessuno lo fece.
Una delle scoperte più importanti di questo report – che non troverete in altre ricerche – è il filo che collega i fondi elargiti da queste banche internazionali con i responsabili della morte di Berta Cáceres. C’è un filo che collega questi finanziamenti con il pagamento di tre assegni – per un totale di 20 mila dollari – che sono stati utilizzati per pagare i sicari di Berta. Questo report è uno stimolo a continuare ad avere giustizia perché siano puniti i responsabili internazionali e perché continui la lotta per la resistenza nei nostri territori.
Di Honduras, purtroppo, si parla poco in Europa, ti andrebbe di raccontarci qualcosa dell’attuale situazione politica a seguito delle elezioni del 2025 e sopratutto a seguito della rielezione di Trump alla Casa bianca?
Anche se l’America Latina ha sempre subito una forte presenza degli interessi statunitensi, mai come ora questa presenza è forte e ha avuto un peso enorme nelle elezioni honduregne del 2025 a seguito delle quali da gennaio 2026 abbiamo un nuovo governo. Ora l’esecutivo è totalmente a favore delle imprese. Ad esempio, sta promuovendo leggi per permettere a queste di aumentare lo sfruttamento e i profitti sui territori. Donald Trump ha detto esplicitamente alla popolazione honduregna per chi votare, cioè l’attuale governo. Nel Copinh abbiamo sempre pensato che i cambiamenti nella società devono venire dal basso, dal popolo e non dal governo, tuttavia pensiamo sia estremamente grave questa ingerenza statunitense nella scelta del governo.
Inoltre il 30% del prodotto interno lordo viene dalle rimesse dall’estero e siamo molto preoccupati per cosa accadrà nel nostro Paese vista la persecuzione negli Stati Uniti nei confronti della popolazione migrante.
Per quanto l’ICE non possa deportare tutte le persone che vivono negli Usa, la situazione ci fa paura, stiamo assistendo a una profonda precarizzazione del lavoro e della vita di chi ha migrato, che ha paura a uscire in strada, ad andare a lavoro o a prendere i figli a scuola.
Per noi è molto importante stare qui oggi nonostante siano giorni molto difficili dell’Honduras, pochi giorni fa c’è stato un massacro di contadini nel nord del Paese, con più di 20 morti, ne sono responsabili gruppi del crimine organizzato. È importante che si parli della situazione che viviamo anche qui in Europa.

Qual è stato il vostro percorso giuridico per avere giustizia per la morte di Berta?
La forma che abbiamo utilizzato nel COPINH per avere giustizia è quella di continuare la nostra lotta che volevano spegnere con l’omicidio. Portare avanti la lotta e l’organizzazione politica nelle comunità è un modo per dire che Berta non è morta.
Ovviamente abbiamo anche lottato per la giustizia nei tribunali. Abbiamo avuto due processi nei quali si sono condannate otto persone. Tre di questi membri dell’esercito, tre dell’impresa che è proprietà della famiglia Atala e gli altri appartenenti al crimine organizzato.
Abbiamo anche fatto altri due esposti giudiziari, uno per corruzione dell’azienda, dimostrando che il progetto è stato gestito in forme corrotte e un procedimento nei confronti delle autorità locali perché il progetto non ha previsto una consultazione libera e informata delle comunità coinvolte, come dice l’articolo 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro.
Da dicembre 2023 c’è stato un ordine di cattura per una persona della famiglia Atala, che è ancora latitante. Portare a giudizio questo gruppo economico che sta dietro l’impresa Desa è l’obiettivo principale che abbiamo oggi nella nostra ricerca di giustizia.
Non ci sono precedenti di procedimenti giudiziari nei confronti di banche per i loro finanziamenti a livello internazionale. Abbiamo querelato il banco olandese FMO per questo loro finanziamento e il legame con l’assassinio ed è la prima volta che accade.
Una procura in Olanda – poche settimane fa – ci ha detto che non vuole indagare l’FMO perché non sa cosa incontrerà. Ora stiamo lottando in una corte d’appello in Olanda perché ordini alla procura di fare comunque una indagine su questa banca.
Berta diceva spesso che le lotte non fossero tante, ma una. Ci puoi dire cosa volesse dire con questo?
Mia mamma ha sempre pensato che lottare solo per una tematica fosse restringere la nostra capacità di organizzare la lotta. Lei diceva che quando stiamo parlando della difesa e della protezione dei fiumi dobbiamo al tempo stesso vedere l’importanza della lotta per la difesa delle donne. A volte è difficile perché siamo obbligate a fare tante lotte allo stesso tempo ma è anche un modo per apprendere e per crescere.
Questo sistema ci domina in maniera molteplice. Per questo nella vita quotidiana dobbiamo riuscire a condurre una lotta il più integrale possibile per riuscire ad affrontare le molteplici dominazioni di questo sistema di morte. E’ importante anche che le lotte siano connesse a livello internazionale e che quindi si lotti qui ma anche in Honduras, Messico e Colombia.
Che possibilità ci sono ora in Honduras – in una situazione politica così difficile – di articolazione e convergenza delle lotte tra le tante realtà che si organizzano ?
La possibilità c’è, bisogna affinare strumenti che ci permettano di articolare queste esperienze e costruire convergenza. A volte è più facile unirsi proprio per via delle avversità che si affrontano. Per questo va accresciuta la nostra capacità di ascoltarci, di lavorare assieme, di comprenderci, ma è importante condividere un fondamento etico che possa tenere assieme la pluralità delle lotte.
Dobbiamo trovare il modo per tornare a umanizzarci e uscire fuori da un sistema capitalista che ci vuole sottrarre da qualunque ruolo per renderci persone pronte a consumare. Recentemente è stata approvata una legge per favorire le imprese agroindustriali contro i diritti delle organizzazioni contadine nei territori. Questo sarà uno scenario per poter costruire nuove convergenze e lotte comuni.
Foto di copertina di Copinh
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