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EUROPA

Sopravvivere con 40 gradi al campus di Parigi Nanterre

La settimana degli esami di recupero coincide con la canicola più intensa mai registrata in Francia. Il 24 giugno 2026, la temperatura media nazionale ha superato tutti i record dal 1900, inclusi quelli del 2003, quando morirono 14.000 persone. La particolare struttura degli edifici universitari, progettati per trattenere il calore, e l’assenza di climatizzazione hanno reso la situazione insostenibile

Giovedì notte, all’una, nel campus del CROUS di Nanterre ci sono 31 gradi. Gli studenti passeggiano lentamente, tanti si siedono sull’erba, alcuni hanno dei cuscini, si preparano a dormire fuori. Alle 18, nelle stanze, ne facevano 42.

Attorno all’edificio A c’è un piccolo orto a gestione comune. Alcuni studenti sono seduti a fianco della recinzione, esausti. Giovedì 25 giugno Nanterre aveva toccato i 41 gradi. Dopo il tramonto, alle 22, il campus si rianima lentamente, ma senza i rumori dell’entusiasmo universitario – c’è un silenzio che sa di logoramento. Il cemento dei parcheggi che circondano gli edifici ha smesso di riflettere la luce, non il calore.

Il campus del CROUS di Nanterre, l’agenzia francese per il diritto allo studio, si compone di quattro complessi costruiti a partire dagli anni Sessanta. Otto edifici popolari, per un totale di 1.132 alloggi, uno dei più grandi di Francia.

Chantaline viene dalle Antille. Sta seduta su un telo, la settimana è quella dei rattrapage – gli esami di recupero, sessione estiva, l’ultima chance prima della ripetizione dell’anno. Le chiedo come sta. «Peggio che a casa», dice. «Lì almeno si sa che fa caldo. Qui è diverso. Le stanze non sono pensate per questo». Ventilatori? «Non siamo riuscite a comprarlo, c’era troppo affollamento». Parla dei rimedi che circolano tra gli studenti: docce durante la notte, indossare una maglia bagnata, materasso a terra e finestra aperta. «Il CROUS aveva inviato un’email, consigliavano di rimanere in camera al fresco», ride, e indica il palazzo dietro di sé. «In camera mia facevano 41 gradi». Le dispiace che dovrà buttare alcune creme e prodotti cosmetici, «ormai si sono sciolti».

Foto di Linda Dalmonte

I bâtiment di Nanterre, i fabbricati, furono costruiti in tempi record a partire dagli anni Sessanta, come gran parte delle 779 residenze studentesche del CROUS su tutto il territorio nazionale. I primi lotti apparvero in soli otto mesi, si trattava di pannelli modulari, prefabbricati in cui calcestruzzo armato venne gettato in opera attraverso piastre riscaldanti per accelerarne l’asciugatura; lotti concepiti unicamente secondo i principi del funzionalismo, con l’urgenza di tamponare il boom universitario del dopoguerra: i Trente Glorieuses, la scolarizzazione di massa, i figli dei lavoratori per la prima volta all’università. Le strutture sono ancora perfettamente efficienti d’inverno; furono progettate in funzione di quello, in un’epoca in cui si poneva il problema della conservazione del calore e non quello della dissipazione.

Le loro facciate sono orientati al sole, le stanze – 9 metri quadrati per le singole, la metratura minima legale – assorbono il calore del mattino e non lo rilasciano. I piani alti sono i più esposti. Il cemento, ad alta inerzia termica e privo di isolamento – assente nelle norme francesi precedenti al 1974 –, funziona come un accumulatore passivo: durante il giorno trasferisce il calore all’interno; di notte lo restituisce per irraggiamento, rendendo le stanze delle fornaci.

In quel pomeriggio un termometro segnala 42,3 gradi nella stanza di una ragazza. All’una di notte, 36. Non scende, si accumula e il giorno dopo sarà peggio. Nessuna delle camere singole è climatizzata, così come gli ambienti comuni. Nemmeno il foyer, la sala studio generale. Gli studenti si portano i propri ventilatori – chi riesce a comprarseli. 30 euro – l’equivalente di 30 pasti a tariffa agevolata alle mense universitarie – rappresenta una barriera economica reale per coloro che sono stati ammessi alle residenze CROUS, ammessi non per merito ma per reddito, uno su quattro tra chi ne avrebbe diritto su carta.

E non è solo un problema di soldi. «Mercoledì mattina le scorte erano esaurite. Né al Lidl, né all’Auchan. C’era la ressa prima dell’apertura, un mio amico ha fatto dei video», dice Chantaline, me li mostra. Entro il perimetro del campus non esistono fontanelle esterne. «In questi giorni è tutto deserto» – gli uffici universitari sono chiusi o in smart working, la Biblioteca Universitaria ha ridotto drasticamente gli orari perché non climatizzata, l’unica mensa disponibile e il bar Millenium anticipano gli orari di chiusura.

La settimana coincide con quella che Météo-France ha già definito «di severità almeno equivalente» alla canicola del 2003, la stessa che uccise più di 14.000 persone. Il 24 giugno 2026, la temperatura media nazionale ha superato ogni record dal 1900: 29,9°C nell’arco del giorno, con 41,5°C a Vannes, 41,4°C a Poitiers e 39,6°C alla stazione Paris-Montsouris nel pomeriggio.

Nonostante ciò, gli esami di recupero continuano a svolgersi. I sindacati universitari stanno valutando come agire rispetto alla decisione della presidenza.Non esistono aule climatizzate, i referenti della didattica cercano di trasferire le prove al piano terra, in ambienti senza vetrate esposte al sole. La mattina stessa vengono annunciati i cambi d’aula, gli studenti sono disorientati, alcuni arrivano in ritardo, trafelati. In diverse sale le prove si svolgono a trenta gradi.

La rappresentante del comitato sindacale della residenza (CSR) afferma che in cinque giorni ci sono stati più di una ventina di ricoveri per malore, la maggior parte trasferiti in ospedale. L’infermeria del campus era chiusa, aveva ristretto gli orari alla sola mattina per via del caldo. 

A Parigi, nelle 24 ore di mercoledì 24, il SAMU, il servizio di emergenza medica. ha registrato 25 arresti cardiaci – contro una media abituale inferiore a 10. I pronto soccorso dell’AP-HP hanno contato più di 2.700 passaggi nelle ultime 24 ore della settimana, con un aumento del 51% dei dossier rispetto alla settimana precedente. Il prefetto di polizia ha parlato di «saturazione» degli ospedali della capitale. È il livello 3 del piano Orsan, il massimo previsto dal protocollo di risposta coordinata. Il conto, su scala nazionale, si è chiarito nei giorni successivi: quasi mille decessi in eccesso rispetto alla norma sono stati registrati in tutto il paese dopo l’ondata di calore.

Foto di Linda Dalmonte

Il problema non è nuovo, né isolato. Uno studio Oxfam del 2026 documenta che la mortalità legata all’indata di caldo stata, nell’estate 2025, del 31% più alta nei dieci dipartimenti più poveri di Francia rispetto ai dieci più ricchi. Nanterre è una città di prima cintura, costruita a partire dagli anni Cinquanta con quella densità di asfalto e cemento che i meteorologi chiamano îlot de chaleur. I materiali accumulano l’irraggiamento solare durante il giorno e lo restituiscono di notte, creando un circolo vizioso. Secondo i modelli del CNRS, l’agglomerato parigino può essere fino a dieci gradi più caldo delle campagne circostanti in una notte “tropicale”.

Nel 2021, studenti della stessa cité universitaire avevano denunciato pubblicamente l’assenza di isolamento termico e acustico, umidità e muffe. Mélanie, allora presidente dell’UNEF, era stata netta: «I CROUS sono un servizio pubblico. Il problema è la strategia del governo, che ha sottofinanziato i CROUS per anni e anni». Da allora i finanziamenti non sono aumentati in misura significativa. Gli edifici sono rimasti gli stessi. Durante gli esami ci hanno portato delle bottigliette d’acqua, è tutto qui?».


Il CSR afferma che da luglio sarà installato un condizionatore nella sala studio comune. Gira la voce di una terza canicola, peggiore di quella che stanno attraversando. Météo-France non esclude che l’anticiclone nordafricano possa tornare a metà luglio – la terza ondata, nell’arco di sole sei settimane. Il piano Orsan resta al massimo livello di allerta per precauzione.

Sono quasi le tre di notte. I palazzi sono luminosi, le finestre e le persiane sono tutte aperte. L’aria che c’è fuori, a 29 gradi, è già meglio di quella che troveranno dentro.

Immagine di copertina di Wikicommons

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