ITALIA
Il movimento No Base ferma un convoglio militare alla stazione di Pisa
Decine di vagoni pieni zeppi di blindati, munizioni, armi e mezzi di rifornimento sono stati bloccati nello scalo della città toscana da un gruppo di manifestanti contro la guerra. Un’azione diretta per ribadire che il conflitto bellico non porta sicurezza ma solo morte e povertà
«La guerra non passa da qui» è il grido sotto il quale si sono fermate le armi in transito nella stazione ferroviaria di Pisa ieri pomeriggio. Il treno merci carico di mezzi blindati, camion da trasporto, e generatori da campo partito nel primo pomeriggio dai piazzali delle acciaierie Jindal Steel Work di Piombino è stato costretto a fare retromarcia una volta arrivato nella stazione di Pisa.

Il convoglio è stato precedentemente rallentato e poi deviato dai binari di Livorno a quelli della vicina Collesalvetti dov’era presente un presidio del sindacato USB al suo passaggio. A chiamare alla mobilitazione d’emergenza a Pisa nel pomeriggio è stato il movimento No Base, non appena segnalato il transito da parte dei lavoratori del coordinamento antimilitarista. Sono giunti in poco tempo attivisti da tutto il territorio della città, delle vicine Pontedera e Livorno, territori di cui si compone l’hub della guerra toscano.
L’indicazione è chiara: mantenere il blocco della circolazione ad oltranza con i mezzi della resistenza passiva per fermare la logistica di guerra. Nonostante l’ampio dispositivo di polizia accorso, il blocco procede, instancabile, scandito da cori tra i quali «la Toscana non è zona di guerra, via le armi dalla nostra terra».
Tra gli elementi di efficacia del presidio antimilitarista fondamentale il radicamento del movimento No Base, nato in opposizione all’allargamento della base militare di San Piero a Grado ed alla costruzione di una nuova base nella vicina Pontedera, poi estesosi come movimento del territorio di Pisa e Livorno dove sono di istanza vari reparti di corpi speciali delle forze armate. E durante il presidio è stata più volte segnalata l’opposizione al coinvolgimento dei reparti basi toscane nelle guerre combattute fuori confine, oltre che la presenza della base americana di Camp Derby tra i due capo luoghi.
È la logistica di guerra che unisce questi territori. I recenti ampliamenti della rete ferroviaria diretta a Camp Derby e l’allargamento del canale dei Navicelli – tra mare ed entroterra pisano – sono due delle infrastrutture su cui circolano gli armamenti. Altrettanto cruciali le intersezioni con il porto di Livorno, dove da mesi i lavoratori organizzati nel Gruppo Autonomo Portuali – GAP – e il sindacato USB denunciano la logistica di guerra e scioperano contro di essa.

Tutti questi elementi sono stati ribaditi come parte di un’unica infrastruttura di guerra nel presidio di ieri. La pratica del blocco sdoganata dal movimento Blocchiamo Tutto dell’autunno si è riproposta nei termini dell’opposizione alla guerra, individuando nelle infrastrutture civili un nodo in cui è possibile imporre il proprio rifiuto.
In tarda serata la comunicazione che il carico di armi non sarebbe passato: il presidio ha costretto il treno a tornare indietro. I manifestanti sui binari hanno accompagnato la motrice fino al punto in cui ha cambiato senso di marcia, sganciandosi prima dal convoglio. Con il carico fermo, si è avuta la possibilità di osservare cosa c’era sui 32 vagoni: mezzi blindati con mitragliatrici, mezzi da autotrasporto, autobotti, generatori, e container sigillati. Dalle bolle di carico sui mezzi si scorge la destinazione, Udine.
A mezzanotte inoltrata il convoglio è ripartito nella direzione opposta accompagnato dai cori di un presidio, scioltosi poco dopo con l’entusiasmo della vittoria ottenuta. Il segnale che arriva da Pisa è chiaro: fermare la guerra da qui è possibile.
La copertina e le immagini nell’articolo sono di Luca Mangiacotti
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