ROMA

Casale Garibaldi non si arrende di fronte allo sgombero e alla burocrazia

Nonostante la lunga storia dello spazio sociale, la commissione che ha stilato la graduatoria delle domande presentate per l’assegnazione dello spazio Casale Garibaldi ha ritenuto che i vincitori fossero altri. Ma non c’è nessuna voglia di arrendersi a questa palese ingiustizia. Se ne discuterà sabato 17 gennaio alle 16

È dal 1988 che quel vecchio casale rurale al centro del quartiere Casilino 23 è un presidio dove molte le realtà di diverse generazioni hanno dato vita ai primi tentativi di welfare dal basso: cinema ,teatro, sala musica e concerti, scuola di italiano per persone migranti, insomma un laboratorio ricco di iniziative, progetti e campagne sociali. La sua storia non si è mai fermata, si sono susseguite una serie di concessioni e convenzioni, fino al bando pubblico del 2011 vinto dall’Associazione Casale Garibaldi, che univa le varie realtà che lì portavano avanti tanti progetti.

Inizia la seconda vita di Casale Garibaldi, con l’avvio della collaborazione con il mercato contadino Terra/Terra, con la promozione di attività per i più piccoli, con una stagione di politicizzazione, l’apertura degli sportelli di CLAP, le relazioni di mutuo scambio con le scuole del quartiere.

La scadenza dell’affidamento del 2011 arriva a maggio 2017 e coincide con l’aggressione neoliberale della Delibera 140 del Commissario Tronca. Arriva una lettera dove si legge «Si invita quindi l’associazione in indirizzo a lasciare liberi gli spazi siti in via Romolo Balzani 87 entro i 90 giorni dallo scadere della predetta convenzione». Insomma, entro l’11 agosto, lo spazio andava liberato.

Si decide allora di rilanciare una scommessa e di difendere questo patrimonio della città dalle mire speculative. Si da vita a un nuovo progetto politico di autogestione, che sappia tenere insieme forme di vita e di impegno politico, produzione culturale e servizi autorganizzati. “Common at work” è la definizione del nuovo spazio, per riscoprire la natura cooperativa e produttiva dello stare insieme.

L’attacco da parte dell’amministrazione municipale non si ferma, vengono richiesti ingenti somme per il pagamento dell’indenntità di occupazione. Il ricorso presentato dà ragione alle e agli occupanti. Anche l’accusa di abusi edilizi che si sarebbero commessi viene respinta dal tribunale.

In quel periodo a livello comunale si stava costruendo la delibera 104 che avrebbe regolato le concessioni future degli spazi pubblici. Un tentativo di dare riconoscimento agli spazi sociali attivi nella città e dall’altra attraverso i bandi di evidenza pubblica garantirsi una procedura legale.

Ci racconta Emiliano: «La delibera 104 prevede due canali per assegnare gli spazi. Uno regolato dall’articolo 11 riguarda il patrimonio abbandonato e vuoto, l’altro regolato dall’articolo 42 è riferito a concessioni scadute o a occupazioni senza titolo. Noi aderiamo all’articolo 42 che prevede un’istanza da parte dell’ex-concessionario che in pratica diventa il progetto pilota che darà seguito a un bando di evidenza pubblica aperto per 30 giorni. È quello che noi abbiamo fatto e il progetto che abbiamo presentato è stato la base su cui si è costruito il bando. Per stabilire la graduatoria delle domande presentate sono previsti quattro criteri. Uno di questi prevede una premialità per chi è un ex-concessionario e ha svolto attività culturali e sociali per anni in quello spazio».

Casale Garibaldi per quanto stabilito dalla commissione tecnica è stato assegnato a due realtà del tutto estranee al territorio e non agli ex-concessionari.

Continua Emiliano: «Per noi è un fatto gravissimo che mette in discussione il senso della delibera. Di tutto questo discuteremo nell’assemblea pubblica che abbiamo convocato per sabato 17 alle 16. Contemporaneamente stiamo valutando il ricorso al Tar per annullare quanto è stato deciso e che per noi rappresenta una ferita.

Pensiamo però che ci sia ancora spazio per la politica, visto che l’assegnazione vera e propria scatterà dopo che gli atti della commissione con la graduatoria saranno stati ratificati con delibera dalla giunta municipale. Le forze politiche devono assumersi la loro responsabilità».

Di seguito il comunicato che convoca l’assemblea

𝗖𝗢𝗟𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗨 𝗖𝗔𝗦𝗔𝗟𝗘 𝗚𝗔𝗥𝗜𝗕𝗔𝗟𝗗𝗜: 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗡𝗗𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔̀ 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔!

Sabato 17 gennaio, ore 16, ASSEMBLEA PUBBLICA

(firma l’appello in fondo al comunicato)

𝗔𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝘂𝗻𝗶𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗩 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗡𝗢𝗡 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗼𝗹𝗼 𝗕𝗮𝗹𝘇𝗮𝗻𝗶 𝟴𝟳 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖u𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶. Qualcuno vorrebbe cancellare 40 anni di mutualismo, autogestione, sindacalismo sociale, produzione culturale, welfare dal basso, cura di un bene comune urbano, che hanno segnato la storia del territorio di Roma est e della città tutta.

𝗨𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶̀𝗼𝗹𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, frutto di un lungo percorso di confronto, conflitto e compromesso tra amministrazione e reti sociali, che fa emergere con chiarezza uno scontro di potere tra indirizzo politico-normativo e “burocrazia neoliberale”. Non a caso ci giungono voci di una giunta municipale in fibrillazione, a partire dal ruolo dell’assessore al Patrimonio.

𝗦𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗹𝗹𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟳: aggressioni legali e fiscali, rispedite sempre al mittente anche attraverso il pronunciamento dei tribunali, in una lunga lotta di resistenza che c’è costata fatica e un esborso economico pesantissimo.

𝗖𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗮 (𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲) 𝘂𝗻𝗮 “𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶” 𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, che devono trovare soluzioni diverse, previste proprio dal regolamento della Delibera 104. In questo modo si rischia di azzerare una esperienza di partecipazione inventata dalle lotte, un insediamento pluridecennale che ha dato vita a una rete infinita di progetti, percorsi, attività, segnate da una composizione sociale e generazionale vasta e plurale.

𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗯𝗲𝗻 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼: 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗼𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 che, dopo gli scalpi del Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, mettono nel mirino, a Roma, alcune tra le più importanti esperienze sociali, culturali, abitative, per spianare definitivamente la strada alla rendita immobiliare e finanziaria; una strategia di costruzione del “nemico esemplare”, utile per mascherare mediaticamente le misure economiche antipopolari e di guerra del governo, che colpiscono i salari, la sanità, il welfare, i servizi pubblici.

𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹t𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲, 𝗮𝗹 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 “𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼” 𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲; tra gli interessi immobiliari della “rigenerazione” degli ex-mercati generali di Ostiense e il diritto alla città; tra i manganelli di Piantedosi e Meloni e le lotte dei movimenti e degli spazi sociali che costruiscono mutualismo nella crisi economica e nella povertà dilagante.

𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀, 𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗗𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝟭𝟬𝟰 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, oppure se servono soltanto a mitigare ma non a cambiare radicalmente le politiche della destra.

Una cosa è certa, questa storia collettiva, che compone un mondo fatto di tante storie, non si può cancellare. 𝗖𝗶 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼: 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲, 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲.

COSTRUIAMO LA MOBILITAZIONE PERMANENTE IN DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI, DEL DIRITTO ALLA CASA, DELLA CITTÀ PUBBLICA.

La copertina è tratta dalla pagina Facebook Casale Garibaldi – common at work

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