EUROPA

Verso le elezioni in Spagna

Domani arriva un nuovo importante appuntamento elettorale nello spazio europeo.

Dopo le elezioni comunali che hanno incrinato la narrazione gloriosa del Governo Renzi in Italia, e a due giorni dalla vittoria del Brexit nel Regno Unito, arrivano le elezioni politiche spagnole.

Le estenuanti trattative tra il PSOE e i due nuovi partiti entrati in parlamento a seguito delle elezioni di fine Dicembre scorso – Podemos e Ciudadanos – non hanno permesso alcun governo alternativo a quello del PP, rimasto in carica ma senza i numeri per governare. E allora, dopo 6 mesi le elezioni nazionali si ripetono.

La campagna elettorale sembra stavolta meno spettacolare ed i risultati, almeno apparentemente, più prevedibili. La ragione in fondo a questa riduzione della complessità è che una prima misura del nuovo sistema “quadripartito” è già stata data dallo scorso appuntamento alle urne. Cosicché sono attesi pochi, ma forse fondamentali, mutamenti nelle percentuali rispetto alle elezioni di pochi mesi fa.

La formazione Unidos Podemos, frutto della “confluenza” di Podemos e Izquierda Unida, secondo i sondaggi degli ultimi mesi [1] sarebbe stabilmente in vantaggio sul PSOE; questo “sorpasso” attesterebbe l’alleanza di sinistra guidata da Iglesias come seconda forza, assicurandosi un decisivo potere contrattuale per la formazione di un “Governo di Cambiamento”, tanto più che Ciudadanos sembra rimanere un fenomeno consistente ma limitato.

Iglesias e compagni hanno caratterizzato, in questa occasione, la propria campagna con una impostazione che va meno nella direzione della ilusion, e più in quella del realismo; questo elemento è stato evidente fin dalla scelta pragmatica di accettare, nel nome della formazione – Unidos Podemos – un concetto tradizionalmente appartenente al vocabolario dell’izquierdismo -Unità- a discapito di altre denominazioni che avrebbero connotato in maniera ben più peculiare la storia del movimento di Podemos – il riferimento al Comune. A questo si aggiunge la scelta di puntare esplicitamente ad un governo di coalizione con il PSOE, non nella forma del canonico accordo post-elettorale tra partiti, ma come rivendicazione pubblica che ha attraversato l’intera campagna elettorale e che mette in opposizione inevitabile questa opzione e la “grande coalizione” governista che si verrebbe a creare altrimenti.

Non sembrano essere visibili all’orizzonte elementi in grado di scombinare in modo decisivo il quadro: al netto del potenziale crollo del PSOE – che resta sempre l’incongnita principale – l’ipotesi nazional-populista di sinistra sembra solidificarsi come riarticolazione del politico, squilibrando nella propria direzione parlamento e dibattito pubblico e impedendo la nascita di uno spazio politico a destra. Tuttavia l’ipotesi trainante, vincente e “illusionante” non sembra potersi collocare sul livello di Stato nazionale, non nel brevissimo periodo: anche la migliore prospettiva di un governo di cambiamento, con Unidos Podemos come attore forte, dovrebbe fare i conti con un alleato pericolosissimo come il PSOE. Nessuno spazio per un governo completamente nuovo come vorrebbe la classica ipotesi populista, ma un terreno di lavoro per il cambiamento che, per funzionare, dovrebbe riuscire a sostanziarsi nelle dinamiche metropolitane e territoriali; legarsi programmaticamente alle città ribelli e alle nuove forme di movimento e sindacalismo sociale.

É, così, proprio il partito nato rifiutando l’etichetta di “sinistra” a proporsi di stravolgere e occupare lo spazio della social-democrazia. [2] Tutto ciò – insieme e oltre alla strategia elettorale – si porta dietro lo sviluppo di una discussione interna teorica tutt’altro che accessoria: l’uso e le interpretazioni – contrastanti – di Gramsci, come ben riportato nell’articolo di Raul Sanchez Cedillo [3] , costituiscono in questo senso un terreno decisivo di confronto interno.

Certamente la solidità del PP rimane impressionante, ed è immediatamente giustificata dai dati anagrafici sui sondaggi: si tratta di una ipotesi politica che continua a stravincere “solo” nei votanti sopra ai 60 anni d’età (mentre Unidos Podemos vince in tutte le fasce d’età inferiori). Tuttavia, ciò sembra bastare al PP per garantirsi un primo posto in parlamento.

Non solo le giovani generazioni non contano, demograficamente ed elettoralmente, nel proprio paese; ma una enorme parte di questa generazione europea non potrà votare. [4]

La situazione più viva ed interessante viene, ancora una volta, dal comune di Barcellona e dalla regione catalana dove En Comu Podem si afferma sempre più come attore egemonico in un territorio particolarmente radicale, dove l’indipendentismo di centrodestra sembra subire una battuta d’arresto importante . [5] Da ultimo, proprio ancora a tema catalano, il recentissimo “scandalo” relativo alla pubblicazione di intercettazioni [6] nelle quali il ministro degli Interni Fernandez Diaz ordinava di indagare sugli indipententisti catalani per costruire scandali che ne minassero la credibilità al tempo del referendum sovranista del 2014; stavolta non si tratta di corruzione economica, ma di un esempio del discorso sistemico sulla corruzione che Podemos ha portato ad affermarsi sul piano pubblico spagnolo.

Potrebbe questo elemento portare ad un ulteriore erosione del voto ai partiti del vecchio regime o, in questo senso, si è già arrivati ad un culmine? Questa la domanda che potrebbe forse incidere negli ultimissimi giorni di campagna sui pochi, ma simbolicamente fondamentali, punti percentuali che separano Unidos Podemos dal PP.

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[1] http://www.elmundo.es/grafico/espana/2015/10/15/561fe19422601dd7728b45ef.html

[2] http://www.libertaddigital.com/espana/2016-06-06/pablo-iglesias-al-psoe-quiero-ocupar-el-espacio-de-la-socialdemocracia-1276575672/

[3] https://www.diagonalperiodico.net/la-plaza/30735-partido-organico.html

[4] http://www.eldiario.es/sociedad/Solo-espanoles-extranjero-misma-cifra_0_529147793.html

[5] http://www.20minutos.es/noticia/2775973/0/resultados-encuesta-electoral-26j-20minutos-grupo-heraldo-cataluna/

[6] http://www.publico.es/politica/fernandez-diaz-conspiro-jefe-oficina.html