ROMA

Una vittoria per Esc e per la città. Ma ogni vittoria è monca se non passa per la vittoria di tuttə

Dopo oltre un decennio di persecuzione amministrativa, centinaia di migliaia di euro richiesti illegittimamente dal Comune e mobilitazioni per il diritto alla città, la Giunta Capitolina formalizza l’assegnazione. Una discontinuità importante, ma che deve essere estesa a tutti gli spazi

La notizia è infine arrivata: la Giunta Capitolina ha approvato la delibera con la quale viene finalmente formalizzata l’assegnazione di Esc, al termine di un lungo e tortuoso processo di regolarizzazione avviato, oltre tre anni fa, a seguito dell’approvazione della delibera 104 sul patrimonio pubblico indisponibile, e passato per la cancellazione – oggi definitivamente riconosciuta anche dai tribunali – del debito ingiusto che dal 2014 gravava sulle spalle delle attiviste e degli attivisti di Esc.

Si tratta, indubbiamente, di una vittoria. Una vittoria per Esc – che, dopo oltre un decennio di vera e propria persecuzione amministrativa, vede finalmente riconosciuta appieno anche dalle istituzioni la propria legittimità sociale e politica – e una vittoria per la città: per quel pezzo di città che, in questi anni, non ha smesso di immaginare e, insieme, di costruire una città diversa, più degna, lottando strenuamente per la difesa di spazi che non sono solo presìdi di welfare territoriale e luoghi di sperimentazione culturale indipendenti, ma sono anche e soprattutto spazi di autonomia politica e di organizzazione dal basso.

È con questa idea tenace che, in questo decennio, si sono tessute e ritessute le reti metropolitane capaci di affermare, con perseveranza, l’esistenza di un modello diverso di città.

L’intelligenza di riconoscere questa autonomia, questo valore, e di invertire la tendenza della politica rispetto al decennio precedente, è quella che, per la vicenda di Esc, occorre riconoscere alla politica che oggi governa Roma. La capacità di superare i peggiori automatismi amministrativi, i più asfittici teoremi legalitari e il più insopportabile immobilismo, va riconosciuta nell’impegno della Giunta Capitolina a tradurre in atti amministrativi concreti ed efficaci le proposte politiche e i regolamenti, così come nell’impegno di quanti, nell’Assemblea Capitolina e nel Municipio II, hanno saputo farsi traduttori di istanze da troppo tempo ignorate.

Nelle luci e nelle molte ombre della delibera 104, la vittoria di Esc può e deve essere un precedente virtuoso da applicare alla città nel suo complesso. Quel regolamento – esito, anch’esso, delle lotte – contiene i semi del riconoscimento del valore sociale e dell’autonomia politica degli spazi sociali e autogestiti, così come al contempo contiene i semi pericolosi della competizione e della burocratizzazione.

Un regolamento – come la città ha riconosciuto dal principio – la cui traduzione e applicazione è, ancora oggi, un campo di battaglia, per decidere se esso debba essere uno strumento di selezione e di controllo amministrativo, o se piuttosto possa essere lo strumento di un’alleanza nuova tra la città e la politica, il volano del rilancio, per il tramite del patrimonio pubblico, di un’idea diversa di città, altra rispetto alla città della rendita.

Ed è per queste ragioni che, nel quadro dell’applicazione della delibera 104, non è tollerabile che ci sia chi vinca e chi perda. Per questo, la vittoria di Esc rappresenta un’importante discontinuità, non solo con il passato, e deve essere estesa a tutti gli spazi – altrettanto decisivi per la città – ancora oggi a rischio, laddove sembrano prevalere ancora le logiche peggiori della competizione, dei sigilli, della persecuzione amministrativa. Occorrerà continuare a lottare, insieme, fino a quando il risultato non sarà garantito, per tutte e tutti. Ogni vittoria è monca se non passa per la vittoria di tutti gli altri: nessuno si salva da solo.

Le delibere di assegnazione, peraltro, segnano un passaggio decisivo, ma non conclusivo, dell’applicazione del Regolamento.

Si apre per Esc una stagione nuova, che sarà segnata anche dalla ricerca di modelli di gestione e autogestione inediti, dalla sperimentazione di forme nuove di riproduzione delle soggettività, e dalla sfida della ricerca di una sostenibilità possibile a condizione di non mutare la propria natura. Si tratterà, ancora, di un terreno di battaglia, di confronto con l’amministrazione, per fuggire dalla burocratizzazione dell’autogestione alla ricerca di punti di equilibrio che sappiano riconoscere anche il valore dell’informalità.

Ringraziamo chi in questi anni ci ha sostenuto attraversando lo spazio, contribuendo al crowdfunding, partecipando e costruendo con noi centinaia di attività, assemblee e piazze, servizi e mutualismo, seminari, festival e eventi culturali. Grazie a chi non ci ha mai fatto perdere il senso del nostro progetto collettivo. Adesso si apre una sfida nuova ma sappiamo di poterla affrontare insieme.

la copertina è di Esc Atelier Autogestito

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