MONDO

Migliaia in piazza in Colombia per difendere l’educazione pubblica

Mezzo milione di persone in piazza il 10 ottobre in varie città della Colombia per protestare contro i tagli all’educazione del nuovo governo di estrema destra guidato da Duque.

La protesta è solo l’inizio di una mobilitazione in difesa dell’educazione pubblica in uno dei paesi tra i più diseguali rispetto all’accesso all’educazione. La manifestazione, convocata dalle associazioni studentesche nazionali universitarie e secondarie, come la Unión de los Estudiantes de la Educación Superior, era stata lanciata già dal mese scorso: hanno risposto in centinaia di migliaia scendendo in piazza in diverse regioni del paese. Segnaliamo per importanza le grandissime mobilitazioni a Bogotà, dove il corteo si è concluso riempendo la centralissima Plaza Bolivar, ma anche nelle altre grandi città del pasese, Medellin e Cali, mentre varie mobilitazioni dislocate che si sono tenute in decine di altre città.

 

Gli studenti, i docenti e i ricercatori che sono scesi in piazza contro il governo chiedono un finanziamento immediato di 4,5 miliardi di pesos colombiani senza i quali, denunciano, le università non potranno assicurare la didattica nel 2019.

 

Una  battaglia che sta crescendo in diversi paesi dell’America Latina dove assistiamo ad un crescente e rinnovato protagonismo degli studenti e del mondo universitario nell’opporsi alle politiche di tagli ed austerità dei governi neoliberali della regione. Così come accadauto in Argentina negli ultimi due mesi, con occupazioni delle facoltà, manifestazioni moltitudinarie e uno sciopero di oltre un mese dei docenti, conclusosi poche settimane fa.

Occorre segnalare che il sistema educativo pubblico in Colombia soffre di gravi problemi strutturali che obbligano gli atenei ad aumentare le rette già molto elevate e gli studenti a contrarre debiti per accedere all’università, creando indebitamento di massa ed elitizzazzione dell’accesso alle università.

“Dal 1993 ad oggi il governo non ha mai alzato il budget destinato alle università, mentre il numero degli studenti è passato da 160.000 a 600.000 in tutto il paese” spiega Efraìn, uno studente di Filosofia, mentre la manifestazione avanza per le strade di Cali, cantando slogan contro il governo e contro l’ex presidente Alvaro Uribe, a cui l’attuale presidente è profondamente legato. “Si all’educazione, no alla guerra” risuona per le vie della città, denunciando l’aumento di spese militari e la violenza che sta compromettendo il processo di pace.

 

A Cali un corteo di 50 mila persone è partito dall’Universidad del Valle e ha attraversato la città raccogliendo la solidarietà degli studenti degli atenei privati ma anche di altri gruppi organizzati come gli attivisti per i Diritti Umani, i sindacati o gli ultras della squadra di calcio della città, l’ America di Cali.

Sui cartelli compaiono scritte eloquenti che ben raccontano la fase che il paese sta attraversando, tra autoritarismo, austerità e criminalizzazione della protesta: “No hay quien se eduque con Duque” (“Non c’è possibilità di educazione con Duque”), “Mas libros, menos balas” (“Più libri, meno prioiettili”), “Nè terroristi nè delinquenti, siamo studenti coscienti”. Messaggi che parlano alla città e al mondo, mentre l’appello a sostenere la protesta appare in uno striscione che recita: “Ci dispiace che la nostra protesta collassa il traffico, ma la vostra indifferenza sta collassando il paese”.

 

 

Una grande partecipazione emerge dalla giornata di oggi dove si è messo in mostra nelle strade un significativo sostegno popolare alla protesta studentesca che sta portando avanti una importante lotta contro il nuovo governo, che solo pochi giorni fa ha annunciato altri aumenti delle tasse e delle spese militari.

 

Il clima era festoso e allegro anche se in molti sono preoccupati per il futuro dell’università e del paese.

Joy, una impiegata che fa parte del sindacato Sintraunicol ci racconta che anche i professori sono a rischio: “In 20 anni l’educazione pubblica ha accumulato un debito di 18 miliardi di pesos. 15 miliardi servono per sanare le infrastrutture e gli altri 3 miliardi per il funzionamento dei corsi. Se non si trovano questi fondi quale sarà il futuro dei lavoratori di questo settore?”.

Intanto da domani la didattica verrà bloccata in tutti gli atenei del paese fino a quando il governo non avrà dato una risposta concreta al mondo universitario, rispetto ai temi posti dalla enorme mobilitazione di ieri.

Si tratta di una mobilitazione estremamente interessante ed importante anche perché la Colombia sta attraversando un complicato periodo di post-conflitto, con gli accordi di pace faticosamente firmati meno di due anni fa a cui è seguita una intensificazione della violenza statale e paramilitare,  segnata  dall’assassinio di centinaia di leader sociali  in diverse aree del paese, particolarmente nelle aree rurali investite da un’offensiva estrattivista, come abbiamo scritto in diversi approfondimenti, interviste e articoli su questo sito.

Nonostante questo, una giornata di lotta come quella di ieri ha mostrato come  la gli studenti e parti importanti della società siano comunque disposti a scendere in piazza per lottare contro il nuovo governo, reclamare  i propri diritti e rivendicare un paese diverso.

Foto di Milos Skalal da Cali, Colombia. Per DINAMOPress.