EUROPA

La Serbia dopo le elezioni

Aleksandar Vučić ha vinto nettamente le elezioni per la presidenza della Serbia, tuttavia la coalizione guidata dal suo partito, per la prima volta da quando è al potere, non ha la maggioranza assoluta in parlamento e l’oppozione cerca l’unità per puntare al governo di Belgrado

Domenica 3 aprile, al termine della giornata di voto, il primo a rivolgersi all’opinione pubblica serba non è stato l’organismo responsabile delle operazioni di spoglio delle schede, ossia la Commissione elettorale centrale (RIK), bensì Aleksandar Vučić, il quale ha subito dichiarato la vittoria. Rendendo noti i risultati preliminari delle elezioni, prima ancora che lo facesse la RIK, Vučić ha affermato: «Queste cifre non possono subire variazioni».

Stando agli ultimi dati diffusi, sulla base del 99% delle schede scrutinate, Vučić ha conquistato il 58,56% dei voti alle elezioni presidenziali, mentre il suo principale sfidante, Zdravko Ponoš, si è fermato al 18,35%. Alle elezioni politiche anticipate, tenutesi contemporaneamente a quelle presidenziali e alle amministrative nella capitale Belgrado, il partito guidato da Vučić (Partito progressista serbo, SNS) ha trionfato con il 43% dei voti.

Messo sotto pressione dall’opposizione – che aveva boicottato le elezioni politiche del 2020, sostenendo che non ci fossero le condizioni per lo svolgimento di elezioni eque e democratiche – Vučić è stato costretto a indire elezioni politiche anticipate.

Tuttavia, ben poco è cambiato rispetto a due anni fa: la tornata elettorale appena conclusa ha dimostrato che le condizioni per una campagna elettorale democratica e per lo svolgimento di elezioni eque e libere non sono ancora state raggiunte, motivo per cui l’opposizione ha annunciato di voler presentare ricorsi in merito al processo elettorale.

Diversi osservatori internazionali hanno registrato tutta una serie di irregolarità verificatesi alla vigilia del voto, ma anche durante le operazioni di votazione. Anche Raša Nedeljkov dell’ong CRTA che si occupa, tra l’altro, del monitoraggio delle elezioni, ha denunciato numerose irregolarità, tra cui doppie schede elettorali e compravendita di voti, ma anche diversi episodi violenti verificatisi davanti ad alcuni seggi elettorali, sottolineando però che tali incidenti non hanno influito sui risultati delle elezioni presidenziali e parlamentari.

In attesa dei risultati definitivi delle elezioni comunali a Belgrado, CRTA ha pubblicato i risultati preliminari secondo cui il partito di Vučić non avrà la maggioranza in seno al nuovo consiglio comunale nemmeno se dovesse entrare in coalizione con il suo fedele alleato, il Partito socialista serbo (SPS). I partiti di opposizione che hanno partecipato alle amministrative a Belgrado hanno unito le forze, annunciando di voler chiedere la ripetizione del voto in alcuni seggi elettorali nella capitale. Gli esponenti dell’opposizione auspicano che, dopo la seconda votazione, la coalizione guidata dall’ex presidente della Serbia Boris Tadić superi la soglia di sbarramento, permettendo così all’opposizione di prendere il timone dell’amministrazione comunale.

«Una drammatica virata a destra»

Quel che è certo è che il partito di Vučić non ha conquistato voti sufficienti per poter formare un nuovo governo da solo, e quindi dovrà chiedere l’appoggio dei suoi tradizionali partner di coalizione. Ivica Dačić, leader del Partito socialista serbo (fondato da Slobodan Milošević), ha già offerto il suo sostegno. Alle elezioni di domenica l’SPS ha ottenuto l’11,44% dei voti, quindi potrebbe fungere da ago della bilancia nella formazione del nuovo esecutivo. Se dovesse ottenere l’appoggio dell’SPS e di altri partner di lunga data, compresi i partiti delle minoranze nazionali, Vučić potrebbe raggiungere una maggioranza stabile disposta a sostenere un nuovo governo.

Diversamente da quanto accaduto due anni fa, quando – a causa del boicottaggio delle elezioni da parte dell’opposizione – il parlamento serbo è diventato quasi monopartitico, ora in parlamento entreranno anche i partiti riuniti nella coalizione di centro destra “Uniti per la vittoria”, nonché la coalizione rosso-verde “Moramo” [Dobbiamo] i cui leader per la prima volta siederanno sui banchi parlamentari.

Aleksandar Vučić ha ragione quando dice che «la crisi ucraina ha influito sui risultati delle elezioni e che la Serbia ha compiuto una drammatica virata a destra». È ovvio però che è stato proprio Vučić ad aprire la strada all’ascesa della destra. Dal 2012, quando è salito al potere, Vučić controlla diversi gruppi di ultras estremisti e non ha mai fatto nulla per impedire che l’intera città di Belgrado venisse coperta da murales dedicati al criminale di guerra Ratko Mladić.

Il modo in cui i media serbi allineati al potere parlano della guerra in Ucraina, esprimendo posizioni filorusse, è molto simile all’atteggiamento delle forze politiche posizionate a destra dello spettro politico serbo che appoggiano apertamente Putin. Alcune di queste forze politiche, nello specifico il Partito democratico della Serbia (DSS) e i movimenti Zavetnici e Dveri hanno superato la soglia di sbarramento alle elezioni di domenica (ottenendo insieme circa il 13% dei voti), quindi entreranno in parlamento, e faranno anche parte del nuovo consiglio comunale di Belgrado.

Vučić ha sfruttato l’invasione russa dell’Ucraina per rendere più efficace la sua campagna elettorale, partecipando quotidianamente a trasmissioni televisive dove per ore cercava di rassicurare i cittadini serbi di essersi impegnato a garantire che il paese disponesse di quantità sufficienti di prodotti alimentari, nonché di gas e petrolio. Nel bel mezzo della campagna elettorale, il presidente serbo ha deciso di lanciare un nuovo slogan elettorale: “Pace. Stabilità. Vučić“, volendo così inviare un chiaro messaggio agli elettori ai quali la guerra in Ucraina ha fatto tornare in mente i bombardamenti della Nato contro la Serbia. Il fatto che Belgrado non abbia introdotto sanzioni contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina ha spinto molti cittadini serbi che nutrono sentimenti filorussi e sono contrari all’ingresso della Serbia nell’UE e nella Nato a votare Vučić.

La battaglia per Belgrado

Ora dovranno iniziare i negoziati per la formazione del nuovo governo e del nuovo consiglio comunale di Belgrado. La Costituzione prevede che il nuovo esecutivo debba essere formato entro novanta giorni dalla prima seduta del nuovo parlamento. Nel frattempo, ci si aspetta che Vučić introduca sanzioni contro Mosca così da dare corpo all’impegno dichiarato nel portare avanti il processo di integrazione europea della Serbia.

Nel nuovo parlamento Vučić però dovrà fare i conti con le istanze dei deputati eletti nelle fila dei partiti di destra apertamente filorussi. Ad appoggiare Putin sono anche alcuni dei potenziali partner di Vučić in una futura coalizione di governo, tra cui Ivica Dačić e il suo Partito socialista serbo.

Inoltre, alcuni esponenti dei partiti di opposizione che entreranno in parlamento non sono molto entusiasti dell’idea di una futura adesione della Serbia all’UE e altri sono apertamente contrari. Vučić potrebbe sfruttare questa situazione per giustificare, di fronte alle sollecitazioni di Bruxelles e Washington, la sua propensione a indugiare nel prendere decisioni strategiche. Vučić dovrà anche impegnarsi per raggiungere un consenso sul proseguimento del dialogo tra Belgrado e Pristina. L’UE e gli Stati Uniti si aspettano che la Serbia riconosca l’indipendenza del Kosovo, ossia che non ostacoli l’ingresso del Kosovo nell’Onu.

Vučić ha dimostrato di essere un populista capace di convincere gran parte dei cittadini che la Serbia è il paese europeo con il più alto tasso di crescita del Pil registrato negli ultimi anni, che solo lui è in grado di garantire ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno, dai vaccini ai posti di lavoro, che lui è l’unico garante della pace e della stabilità e che senza di lui in Serbia regnerebbe il caos.

Allo stesso tempo, Vučić si sforza di dimostrare di essere un partner affidabile per i politici occidentali, pronto a esaudire le loro richieste, e finora è sempre riuscito a bilanciarsi abilmente tra Occidente e Mosca. Tuttavia, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, Vučić è sempre più sotto pressione affinché prenda una chiara presa di posizione. Resta da vedere se e come riuscirà a rispondere alle richieste di allineare la politica estera serba alle decisioni dell’UE.

Se l’opposizione dovesse rimanere unita e irremovibile nella sua richiesta che le elezioni amministrative vengano ripetute in alcuni seggi a Belgrado, potrebbe conquistare la maggioranza dei seggi al consiglio comunale, riuscendo così, per la prima volta, a inficiare il potere assoluto di Vučić. A giudicare dal modo il cui ha governato finora, Vučić farà di tutto pur di mantenere il controllo così da rimanere nei prossimi cinque anni, ossia fino alla scadenza del mandato presidenziale, il leader indiscusso della Serbia.

Articolo originariamente pubblicato sul sito Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Immagine di copertina da commons.wikimedia.org