ITALIA

Ilaria Salis e il potere della vittoria

Intorno alla candidatura alle elezioni europee dell’attivista sotto processo in Ungheria si stanno attivando molte energie. La liberazione di Ilaria Salis è un obiettivo ambizioso ma alla portata. I movimenti sociali possono contribuire alla scarcerazione della militante antifascista e affermare un’idea di Europa radicalmente diversa da quella attualmente dominante

Ci sono diverse ragioni per sostenere Ilaria Salis alle prossime elezioni europee. Tra le motivazioni richiamate nei molti appelli a sostegno della candidatura dell’attivista antifascista, due occupano il centro della scena. Ce n’è una principale: è necessario fare ogni sforzo possibile, anche attraverso l’esercizio del voto, per sottrarre Ilaria Salis alle misure di detenzione, al rischio di una condanna ingiusta e a un processo di matrice autoritaria. 

In seconda battuta, attraverso il sostegno a Ilaria Salis è possibile affermare un’idea di Europa radicalmente distante dalle pulsioni autoritarie che informano sia le cordate di ultradestra sia il magma neoliberale che segue a ruota. In questo scenario, lo spettro dell’antifascismo è uno degli anticorpi che può consentire la messa in moto di energie vecchie e nuove dentro lo spazio europeo, contro la logica che attualmente lo governa.

Oltre queste due motivazioni generali, ce n’è una terza su cui è stata posta meno attenzione.

Se Ilaria Salis sarà liberata grazie alle mobilitazioni, all’utilizzo creativo del voto e all’incursione nelle urne di tante e tanti mediamente allergicə alle elezioni, sarà raggiunto un obiettivo collettivo di grande importanza. In definitiva, sarà praticato un obiettivo, sarà vinta una battaglia di grande importanza. Negli ultimi tempi, non capita spesso. 

Certo, il tema della vittoria è complesso. L’efficacia di una mobilitazione non è leggibile solamente alla luce della sua capacità di raggiungere gli scopi prefissati. Ad esempio, un’ondata di soggettivazione su larga scala spesso rende «di successo» le stagioni di movimento anche quando, in fin dei conti, si attestano su livelli molto distanti dagli obiettivi prefigurati. Allo stesso tempo, in fasi politiche complesse – come quella che attraversiamo – in cui si naviga a vista in cerca di approdi, può essere di cruciale importanza concludere vittoriosamente una mobilitazione. Il sapore della vittoria, sebbene precario e di rapida evaporazione, è a suo modo indimenticabile. Potrebbe innescare nuovi processi di soggettivazione e ridare slancio a iniziative, movimenti e ipotesi organizzative sfiancati da lunghe sequenze di sconfitte. 

Alla luce della triplice posta in gioco – la liberazione di Ilaria Salis, l’affermazione di un’idea radicalmente diversa di Europa e la pratica comune della vittoria – oltre all’impegno individuale nell’andare alle urne, vale la pena mettere in campo ogni sforzo necessario per promuovere campagne di ampia portata, al di là del recinto della forza politica che ha scelto di sostenere Ilaria Salis. 

Come ha fatto notare Zerocalcare sul Manifesto, «si è effettivamente mosso un grosso pezzo che non è riconducibile all’elettorato di Alleanza verdi e sinistra». Nei dieci giorni che ci separano dal voto, la battaglia per la liberazione di Ilaria Salis e per l’affermazione di un’altra idea di Europa, questo mondo ampio e puntiforme può fare un ulteriore salto di qualità.

L’obiettivo è ambizioso ma realistico. Alleanza verdi e sinistra può effettivamente raggiungere il quorum. Ilaria Salis può prendere valanghe di preferenze nel collegio dove è candidata. Se a tirar fuori Ilaria dal regime di detenzione in Ungheria saranno state le mobilitazioni sviluppate al suo fianco e culminate con l’incursione di massa nelle urne, potremo improvvisamente riscoprirci più numerosә e forti di quanto sospettavamo.

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