ROMA

Roma vuole un piano regionale per l’edilizia pubblica

I Movimenti per il diritto all’abitare e ASIA USB, giovedì 7 febbraio manifesteranno a Roma, sfilando in corteo alle ore 15 da via Giacinto Pullino alla Regione Lazio. Chiedono che la politica inizi a occuparsi seriamente del problema della casa, in una città che vede tanta parte della popolazione privata del diritto all’abitare degno.

La politica in Italia non si occupa da anni di edilizia abitativa per le fasce più deboli della popolazione. L’ultima legge nazionale approvata per favorire la realizzazione di edilizia pubblica risale al 1962.  Prevedeva che l’amministrazione espropriasse e mettesse a disposizione i terreni per realizzare edilizia pubblica sovvenzionata e agevolata, fornendo anche finanziamenti per garantire prezzi calmierati degli alloggi.

L’Italia ha un vasto settore di alloggi di proprietà a fronte di un ridottissimo numero di alloggi a canone sociale. Non è il solo paese europeo a registrare questa condizione, il 56% dell’edilizia abitativa dell’Europa è occupata dal proprietario. Si investe ovunque poco per costruire edilizia pubblica che garantisca la casa a tutti. Fanno eccezione solo i Paesi Bassi, la Svezia e il Regno Unito, dove viene speso oltre il 3% del P.I.L. In Italia si spende appena l’1%.

Sono pochi anche gli alloggi dati in locazione da privati a canone accessibile per quel settore di popolazione che non rientra nella fascia di reddito per richiedere l’assegnazione di una casa popolare, ma non ha risorse per sostenere i costi del libero mercato.

A Roma il problema della casa assume un carattere particolarmente drammatico. Sono stati realizzati migliaia di alloggi privati, senza che questi potessero rappresentare in alcun modo la soluzione per i tanti che una casa non riescono ad averla. Molti di questi alloggi destinati alla vendita sono rimasti vuoti. Il numero di chi è senza casa è in continuo aumento. Centomila nuclei familiari hanno difficoltà a pagare il costo della casa. Lo conferma il numero degli sfratti degli ultimi 6 anni (45.184 sentenze e 16.281 sfratti eseguiti a Roma).

La disponibilità di edilizia pubblica a Roma è di 23 mila alloggi dell’amministrazione comunale e di 48 mila dell’Ater. Questo patrimonio oltre tutto versa in pessime condizioni dovute alla mala gestione da parte della proprietà.  Manutenzione ed interventi di ristrutturazione non vengono mai effettuati, neanche nelle situazioni di maggiore criticità.

Comune e Regione non hanno previsto somme nei loro bilanci per il recupero e il risanamento del loro patrimonio abitativo. Alcune stime parlano di 700 milioni di euro necessari per mettere mano a questi lavori. Al contrario si pensa di rimpinguare i bilanci disfacendosi di questi immobili. Alcune di queste case sono localizzate in quartieri che hanno visto aumentare il loro valore immobiliare. Il caso di Testaccio è emblematico.

I Piani di Zona avrebbero potuto rappresentare una soluzione, soprattutto per andare incontro alle tante famiglie con un reddito basso e, nel caso dell’edilizia agevolata, con un reddito medio insufficiente per trovare soluzioni abitative a prezzi di mercato. Non è avvenuto questo, ma è diventato un affare solo per gli operatori, responsabili di violazioni nella gestione dei finanziamenti pubblici destinati all’edilizia sociale. Decine di migliaia di cittadini sono stati truffati e ora rischiano di perdere la casa.

Anche la situazione degli inquilini degli Enti previdenziali è minacciata dalle politiche di valorizzazione e di gestione speculativa da parte di Fondi Immobiliari. Sono 60 mila gli alloggi investiti dalla dismissione e tanti inquilini rischiano di perdere la loro abitazione non potendo far fronte alle condizioni di vendita o ai canoni di affitto a prezzo di mercato proposti.

Per tutto questo i Movimenti per il diritto all’abitare insieme a ASIA USB, giovedì 7 febbraio manifesteranno a Roma, sfilando in corteo alle ore 15 da via Giacinto Pullino   alla Regione Lazio per richiedere:

• Riattivazione del piano decennale di finanziamento di edilizia pubblica di 1 Mld (nuova Gescal regionale).
• Rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n° 18/2014) utilizzando i fondi ex Gescal (200mln € di Roma ), convertendo in legge la delibera n°18/2014.
• Fermare sfratti e sgomberi per chi ha i requisiti per l’E.R.P.
• Un piano di regolarizzazione degli inquilini senza titolo delle case popolari aventi diritto in base ai requisiti E.R.P.
• Innalzare i limiti di reddito per la decadenza, considerando il 30% di quello dei figli.
• Rinnovata e vera gestione del patrimonio ERP uscendo dalla finalità aziendalistica di ATER, riportandola alla sua funzione originale ovvero ente gestore e di programmazione di tutto il patrimonio ERP escludendo ogni forma di amministrazione privata (modello Romeo, Prelious Aequa Roma).
• Rifiuto di ogni tentativo di aumento dei canoni di locazione e adeguamento degli oneri accessori per i servizi realmente ed oggettivamente erogati.
• L’impegno della Regione Lazio in tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Inps, Enpaia, Enasarco, Casse ecc.), riattivando le norme regionali che prevedono la concessione di mutui agevolati o l’acquisto delle case da parte degli Ater per chi non può acquistare.
• Attuazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa.
• Promuovere una forte azione istituzionale da parte della Regione Lazio per: la verifica della modalità di realizzazione dei piani di edilizia agevolata (i piani di zona) e della spesa dei fondi ( 1,5 Mld di euro negli ultimi 20 anni); fermare il sistema di gestione speculativo e sanzionare le imprese cooperative costruttrici che hanno commesso gravi violazioni.