EUROPA

Da Lesbo a Mediterranea, la storia di Iasonas Apostolopoulos

Nato ad Atene, 35 anni, Iasonas è attivo nei salvataggi in mare e nei movimenti di solidarietà ai migranti dal 2015, quando si trasferì su una spiaggia di Lesbo per aiutare le migliaia di persone che sbarcavano in quel periodo. La sua esperienza in Grecia, nel Mediterraneo centrale e poi sulla nave Mare Jonio si intreccia alle diverse fasi della guerra alla solidarietà che l’Unione Europea e i governi dei diversi stati stanno conducendo contro chi combatte in prima persona le politiche anti-migranti che hanno riempito il mare di morti. Questa è la sua voce, raccolta poche ore prima della partenza della nuova missione di Mediterranea

[Στα ελληνικά: Απο την Λέσβο στη Mediterranea. Η ιστορία του Ιάσονα Αποστολόπουλου]

LESBO

«Ho iniziato a occuparmi di salvataggi sull’isola di Lesbo nell’estate 2015. Prima avevo lavorato come bagnino sulle spiagge, ma solo per arrotondare. In quei mesi sulle isole greche più vicine alla Turchia arrivavano migliaia di migranti. Migliaia ogni giorno. Non c’era nessuno ad aiutare: né Ong, né Nazioni Unite, né Frontex. Niente. Così alcune persone del movimento greco, soprattutto del quartiere ateniese di Exarchia, hanno deciso di agire e andare in prima linea per sostenere i migranti. Molti di loro avevano già aiutato i rifugiati accampati nel parco Pedion tou Areos, sempre nella capitale greca, che quell’anno era diventato un luogo di transito verso altri paesi europei».

«Arrivati sulla spiaggia di Skala Sikaminia abbiamo creato un campeggio autogestito e una cucina solidale: il Platanos Refugee Solidarity. Avevamo portato ciò che potevamo: cibo, vestiti, medicine. I soldi venivano dalle nostre tasche o da iniziative di solidarietà. Era stato lanciato un appello a raggiungerci a medici e infermieri. Dalla spiaggia si vedeva un panorama incredibile: il mare era punteggiato di nero, tante piccole imbarcazioni o gommoni che si avvicinavano alla costa, trasportando decine di persone. Ogni giorno ne arrivavano 3mila solo sulla nostra spiaggia. Uscivano da tutti gli angoli: dalle spiagge, dagli scogli, dalle insenature. L’isola era piena di gente».

«Noi eravamo arrivati all’inizio di ottobre 2015. Meno di un mese dopo è successo qualcosa che ha cambiato tutto. Era il 28 ottobre. Davanti ai nostri occhi c’è stato un grande naufragio, vicino alla cittadina di Molyvos. In acqua c’erano un centinaio di persone. Frontex non si è mosso. Pro Activa aveva solo delle moto d’acqua e ha fatto quello che ha potuto. Solo i pescatori di Skala Sikaminia si sono lanciati in acqua con le loro barche cercando di salvare più persone possibile. Noi eravamo sulla spiaggia. Guardavamo le persone annegare, impotenti. Non potevamo fare niente. Quel giorno ci sono stati 50 morti. Li vedevamo là davanti a noi, tra le onde e poi a riva. Siamo impazziti di dolore, di rabbia. La sera stessa abbiamo fatto assemblea. Io ho detto che ad Atene avevo un piccolo gommone, che avevo esperienza a guidarlo e sarei stato in grado di creare un rescue team. Sono stati tutti d’accordo. Abbiamo messo qualche soldo per il trasporto e sono andato a prenderlo».

«Siamo rimasti a Lesbo sette mesi, da ottobre 2015 a giugno 2016. Il 18 marzo 2016 l’Unione Europea e la Turchia di Erdoğan hanno firmato un accordo per chiudere le frontiere. È arrivata la Nato con le sue navi da guerra. La polizia turca ha iniziato ad arrestare tutte le persone che cercavano di partire. Contemporaneamente è iniziata la criminalizzazione della solidarietà e dei salvataggi anche sull’isola. La nostra piccola imbarcazione, però, batteva bandiera greca e non potevano fermarci. I giornali la chiamavano “la barca degli anarchici”. Gli sbirri provavano a intimidirci: ci perquisivano continuamente, ci urlavano contro, ci chiedevano i documenti, ci intimavano di tornare a riva e interrompere i pattugliamenti. Ma noi non avevamo paura. Alla fine non ci facevano niente. Sapevano che avevamo rapporti con tanti collettivi del movimento greco e sarebbe potuto succedere un casino».

«Lesbo, intanto, era diventata una grande prigione. I profughi li avevano chiusi dentro l’hotspot di Moria, una prigione enorme e disumana. Gli arrivi erano crollati e la situazione era diventata più politica. Abbiamo iniziato a organizzare manifestazioni con i migranti. Di continuo. Ma era tutto bloccato, non c’erano prospettive. E noi stavamo finendo i fondi. A giugno 2016 abbiamo raccolto le nostre cose, il cibo, le tende e ce ne siamo andati».

MEDITERRANEO CENTRALE

«A Lesbo ho conosciuto diversi rescuers. Mi hanno detto che le navi che salvavano persone nelle acque internazionali cercavano equipaggi. Ho fatto richiesta a Sos Mediterranée, mi hanno preso e sono salito sull’Aquarius. Era l’ottobre del 2016. Le cose erano diverse rispetto all’esperienza autorganizzata di Platanos. Qui mi pagavano. Ero un lavoratore. Stavo in una Ong. Imparavo tantissimo ogni giorno. Sono passato al livello “pro”».

«Il mare era pieno di gente. In pochi mesi abbiamo salvato migliaia di persone. Una volta in una sola missione ne abbiamo tirate fuori dall’acqua 1.004. Dieci naufragi in un solo giorno, dieci salvataggi in fila. Nel fine settimana di Pasqua 2017 in due giorni sono state salvate 20mila persone da tutte le barche che si trovavano in mare, tra Ong, guardia costiera italiana e imbarcazioni militari. Era l’esodo. L’esodo dalla Libia».

«A quel tempo le operazioni erano coordinate dal Marine Rescue Coordination Centre (Mrcc) di Roma. Avevamo un ottimo rapporto con la guardia costiera italiana. Operavamo insieme. Non come adesso. Tutto funzionava meglio. C’erano molte imbarcazioni attive nei salvataggi. Nonostante questo c’erano anche tantissimi morti. Raccoglievamo in continuazione corpi senza vita, gonfi di acqua. Poi è arrivata la dichiarazione di Malta. Era il 3 febbraio del 2017».

«Tutti gli stati europei si sono messi d’accordo per riconoscere le milizie libiche e dare loro soldi, motovedette e formazione per bloccare il transito dei migranti. Sono state addestrate in Italia, ma anche in Grecia, a Creta. Così, con le armi e i finanziamenti europei, i libici hanno iniziato a fare un casino. Succedeva un incidente dietro l’altro. Alla nave Bourbon Argos di Medici senza frontiere (Msf) hanno sparato sul ponte, con i kalashnikov. Un proiettile ha sfiorato l’orecchio di un mio amico. Hanno assaltato l’imbarcazione Lifeline con le armi in pugno, salendo a bordo senza permesso. Poi hanno speronato la Sea-Watch. A noi sull’Aquarius, comunque, è andata peggio».

«Era maggio 2017. Avevamo trovato due barche in difficoltà e distribuito i giubbotti di salvataggio, quando abbiamo visto arrivare la cosiddetta guardia costiera libica. Si sono avvicinati e hanno iniziato a sparare. Ci siamo buttati tutti per terra, stesi sul ponte, a faccia in giù. Come nei film. Ho pensato che saremmo morti. I libici sono saliti sulle due barche, armati. Picchiavano le persone e gli urlavano di salire sulla loro motovedetta. Concluso il trasbordo hanno girato la prua e sono ripartiti verso la Libia. Appena i profughi hanno capito che li stavano portando indietro hanno iniziato a lanciarsi in acqua. Era incredibile: la barca andava e queste persone, con addosso i giubbotti arancioni, si buttavano in mare, una dietro l’altra. Cento persone in mare che nuotavano verso l’Aquarius. Noi gli siamo subito corsi incontro, per recuperarli. Era un casino. I libici sparavano in aria o in acqua e con i bastoni colpivano la gente che nuotava. A quelli ancora a bordo strappavano il giubbotto di salvataggio. Sono dei bastardi. Degli assassini. Abbiamo tirato fuori dall’acqua tutti i migranti che abbiamo potuto. Ma alcuni sono annegati e altri sono stati riportati indietro».

(for english below)Ακόμα δυό μέρες απόλυτου χάους την Τρίτη και Τετάρτη (23-24 Μαϊου) στα ανοιχτά της Λιβύης. 3.500 διασωθέντες, πυροβολισμοί, επίθεση του λιβυακού λιμενικού, εκατοντάδες ναυαγοί στη θάλασσα και επιβεβαιωμένοι 34 νεκροί.Εν μέσω διάσωσης κι ενώ βρισκόμασταν σε ΔΙΕΘΝΗ ΥΔΑΤΑ , το λιβυακό λιμενικό που χρηματοδοτείται κι εκπαιδεύεται από την Ε.Ε. επιτέθηκε στους ανθρώπους που διασώζαμε και με πυροβολισμούς, ξύλο και έφοδο στις βάρκες προσπάθησε να τις γυρίσει πίσω στην Λιβύη. Όλα ξεκίνησαν όταν το πρωί της Τρίτης 23 Μαϊου, εντοπίσαμε φουσκωτή βάρκα με 120 μετανάστες να ρυμουλκεί μια άλλη βάρκα με μετανάστες χωρίς μηχανή, σημάδι ότι η δεύτερη βάρκα είχε ήδη δεχτεί επίθεση νωρίτερα στα λιβυακά νερά και της είχαν κλέψει τη μηχανή.Σύντομα φάνηκαν πολλές βάρκες με πρόσφυγες να έρχονται από παντού. Στην περιοχή είμασταν μόνο 3 καράβια με μικρή σχετικά χωρητικότητα ενώ τα πλοία των αρχών απουσίαζαν όπως κάνουν σταθερά εδώ κι ένα μήνα. Ξεκινήσαμε τις διασώσεις αλλά ήταν φανερό ότι χρειαζόμασταν άμεση βοήθεια. Υπήρχαν χιλιάδες άνθρωποι γύρω μας. Μετά από εκκλήσεις το ιταλικό λιμενικό απάντησε ότι θα έρθει στις 8 το βράδυ αλλά δεν φάνηκε ποτέ. Αντί αυτού εμφανίστηκαν δύο σκάφη του λιβυακού λιμενικού, ένα μικρό ταχύπλοο και ένα μεγάλο σκάφος περιπολίας με 4 ενσωματωμένα πολυβόλα. Δημιουργώντας μια τρομακτική κατάσταση, το μεγάλο σκάφος έκανε κύκλους γύρω μας, προκαλώντας κύματα και τεράστιο κίνδυνο ανατροπής των υπερφορτωμένων βαρκών. Ευτυχώς είχαμε προλάβει να μοιράσουμε σωσίβια στους περισσότερους μετανάστες κάτι που τους έσωσε τη ζωή λίγο αργότερα.Στη συνέχεια, οι Λίβυοι άρχισαν να χρησιμοποιούν τα σταθερά πολυβόλα και να ρίχνουν προς άγνωστη κατεύθυνση. Επικράτησε απόλυτος πανικός. Όσοι ήταν πάνω στο πλοίο μας έτρεξαν να καλυφθούν, εμείς όμως στα φουσκωτά δεν είχαμε αυτή τη δυνατότητα.Δύο από αυτούς έκαναν ρεσάλτο στις βάρκες και άρχισαν να χτυπούν, να βρίζουν τους πρόσφυγες και να πυροβολούν με τα καλάσνικοφ στον αέρα. Ο κόσμος άρχισε να πέφτει μαζικά στη θάλασσα για να γλιτώσει. Εμείς ακολουθούσαμε τους ναυαγούς και τους μαζεύαμε ενώ τουλάχιστον 70 άτομα μέσα στη θάλασσα γύρω μας κραύγαζαν για βοήθεια καθώς τα κύματα τους παρέσερναν μακρυά. Οι πιο δυνατοί κατάφεραν να κολυμπήσουν μόνοι τους ως το καράβι μας. Στην πρώτη βάρκα που επιτέθηκαν οι Λίβυοι, όλοι οι μετανάστες έπεσαν στο νερό και γλίτωσαν.Στην δεύτερη βάρκα, οι Λίβυοι ήταν πιο βίαιοι και σημάδευαν απευθείας τους ανθρώπους, παρόλ αυτά ένας Μαροκινός αψήφησε τα όπλα και πήδηξε στη θάλασσα μόνος του χωρίς σωσίβιο. Οι Λίβυοι τον παράτησανε να πνιγεί μην κάνοντας καμιά ενέργεια διάσωσης. Όταν πλησιάσαμε να τον περισυλλέξουμε, άρχισαν να τον ζητάνε πίσω και ο άνθρωπος κρεμόταν απο τα σχοινιά του φουσκωτού μας και μας εκλιπαρούσε "σας παρακαλώ μην αφήσετε να με πάρουν". Προσπαθήσαμε να διαπραγματευτούμε λέγοντας "μόνο ένας είναι, μόνο ένας, σας παρακαλούμε αφήστε μας να τον πάρουμε" και τελικά υποχώρησαν. Ο άνθρωπος μας φίλαγε τα χέρια κι έκλαιγε από χαρά όταν ανέβηκε στο φουσκωτό μας. Καθώς οι Λίβυοι οδηγούσαν τη βάρκα προς τα λιβυακά νερά είδαμε από μακρυά άλλους 4 ανθρώπους να βουτάνε για να γλιτώσουν, ευτυχώς τους μάζεψε το διασωστικό της Iuventa. Τους υπόλοιπους, 100 περίπου, τους πήραν πίσω στη Λιβύη.Οι ναυαγοί μας είπαν ότι οι λιμενικοί τους έκλεψαν και τους πήραν ό,τι πολύτιμο είχαν πάνω τους. Μας είπαν επίσης ότι άρχισαν να βουτάνε στη θάλασσα όταν τελείωσαν οι σφαίρες του τύπου με το καλάσνικοφ, αλλιώς "θα μας σκότωναν σα μύγες αν βουτούσαμε νωρίτερα". Ένας από αυτούς τους κατσαπλιάδες με τα καλάσνικοφ ήταν ξεκάθαρα υπό την επήρεια ναρκωτικών."Προτιμώ να πεθάνω στη θάλασσα από το να γυρίσω στη Λιβύη". Αυτή η φράση ήταν στο στόμα όλων των ναυαγών που οι περισσότεροι άλλωστε έχουν ήδη αποπειραθεί 2-3 φορές να δραπετεύσουν από την κόλαση της Λιβύης. Κάθε φορά το λιβυακό λιμενικό τους γυρνούσε πίσω και τους παρέδιδε σε κάποια από τις χιλιάδες συμμορίες της Λιβύης για να πουληθούν ξανά σαν δούλοι ή να βασανιστούν εκ νέου για απόσπαση χρημάτων από τις οικογένειές τους. Δεν υπάρχει μετανάστης που να έχει περάσει απο την Λιβύη και να μην έχει απαχθεί, βασανιστεί ή βιαστεί από τις αναρίθμητες συμμορίες και πολιτοφυλακές που κάνουν κουμάντο στη χώρα.Αυτούς ακριβώς τους ανθρώπους εξοπλίζει και χρηματοδοτεί η Ε.Ε. για να αναχαιτίζουν τις βάρκες και να επιστρέφουν όλους τους πρόσφυγες στην κτηνωδία των λιβυακών στρατοπέδων συγκέντρωσης, υλοποιώντας την συμφωνία της Μάλτας που υπογράφηκε τον Φλεβάρη 2017 και περιλαμβάνει άφθονη χρηματοδότηση στις λιβυακές συμμορίες για το μπλοκάρισμα της μετανάστευσης.http://www.bbc.com/news/world-europe-38850380Το γεγονός ότι η επίθεση συνέβη σε διεθνή ύδατα σε συνδυασμό με την παντελή απουσία των αρχών δεν αφήνει περιθώρια αμφιβολίας. Την ώρα που η Frontex, ιταλικές αρχές και μίντια επιτίθενται ανηλεώς στις διασωστικές ΜΚΟ, την ίδια ώρα εξοπλίζουν το λιβυακό λιμενικό για να τις αντικαταστήσει.Παρά τις ακραίες συνθήκες, καταφέραμε να μεταφέρουμε με ασφάλεια 1004 ανθρώπους στο καράβι, νούμερο ρεκόρ στα χρονικά του Aquarius. Ανάμεσα τους και ενα νεογέννητο μωρό 2 εβδομάδων και ως εκ θαύματος κανένας νεκρός. Δυστυχώς, προχθες σε άλλη διάσωση που ενεπλάκη το διασωστικό της MOAS, 34 άνθρωποι πνίγηκαν μεταξύ των οποίων και πολλά παιδιά. Χθες αποβιβάσαμε όλους τους ανθρώπους στο Σαλέρνο της Ιταλίας το οποίο είναι 3 μέρες ταξίδι από τη Λιβύη μια και οι αρχές έχουν κλείσει όλα τα λιμάνια της Σικέλιας λόγω της Συνόδου των G7.ΥΓ. Το βίντεο είναι από την ιταλική τηλεόραση Italian RAI TV που ήταν στο καράβι την ώρα της διάσωσης..http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0de81b2b-0a4c-497b-a02b-a298054d4616.html23-24 May 2017. Another 2 days of complete mayhem in the Mediterranean.3500 rescued people in two days, amid gunshots, violent interception by the Libyan coastguard, hundreds of people in the water and 34 confirmed dead so far. While we were conducting a rescue in international waters, the EU-funded and trained Libyan coast guard attacked the people we were rescuing, and with the use of gunshots, threats and beatings committed a repatriation action completely illegal under international law.Everything started on the morning of Tuesday 23 May when we were informed of an approaching rubber boat with 120 people towing another crowded migrant boat; a sign that the second boat had already been under attack earlier in Libyan waters and had their engine stolen. Soon after, several other boats appeared on the horizon. There were only 3 NGO rescue vessels in the area since most of the authority vessels have withdrawn from the area over the last 1,5 months.We proceeded to the rescue but it was clear that we would very quickly be overwhelmed by the thousands of people in distress around us. After calls for aid, the Italian coastguard responded that they could only be there after 10 hours. This never happened. Instead two Libyan coastguard vessels appeared: one small speedboat and one larger vessel with 4 mounted machine guns on it. The large vessel approached the operations in progress at high speed, creating large waves and causing great danger to those extremely fragile and terribly overcrowded rubber boats. Fortunately we had already distributed lifejackets to almost everybody .Shortly after, they started using the machine guns firing in an unknown direction, creating panic. Two of them boarded one of the migrant boats pointing their guns at people, beating them and threatening their lives. Another series of gunshots was then heard, as the coastguards used their kalashnikov for crowd control while starting to drive the migrants back to Libya. In response, people began jumping frantically to the sea to save themselves. We followed them at a close distance and started picking them up one by one. There were more than 70 people in the water around us shouting for help as they were being carried away by the waves. Some of them managed to swim up to the Aquarius and thankfully, there were no casualties or direct injuries.On the first boat that the Libyan coast guard raided, they were unsuccessful in turning people back to Libya as almost all the migrants jumped into the sea and were rescued by us and the other NGO RIBs. At their second attempt to intercept the Libyans became much more aggressive, yet one Morrocan man defied the guns and jumped overboard without even wearing a lifejacket. The Libyans just ignored him and continued driving towards Libya, letting him drown in the sea. As soon as we rescued him they approached us and asked to take him back. The man was begging us "don’t let them take me", and we negotiated with them "please, its only one person, let us take care of him”. Finally they accepted and left him with us. He was crying out of joy when he realized he made it out of Libya.As the Libyans were driving the boat back to Libya we saw 4 more people jumping, and were all rescued by the Iuventa RIB. The rest, around 100 migrants, were brought back to Libya.All the migrants testified that the libyan coastguards stole their phones, money and other belongings.They also told us that they only started jumping when the bullets from the Kalashnikovs had finished otherwise "they would have killed us like flies"One of the coastgurds was clearly under the influence of drugs."I prefer to die in the sea than go back to Libya".These are the exact words of almost every migrant. Many of them have already attempted 2-3 times to escape Libya and every time the libyan coastguard returned them back and delivered them into the hands of one of the hundreds of armed gangs involved in kidnapping, detention and extortion of migrants. There is simply no migrant who passed through Libya and had not been tortured, raped or jailed in one of the countless official or private holding points run by militias and mafias. Libya is a huge concentration camp.European Union not only does not say a word against this Nazi-style camps but in fact is funding them and sees them as part of the European plan against immigration. They are funding and training the Libyan coastguard on how to intercept boats and return migrants back to Libya, implementing the Malta agreement (February 2017) which includes 200 million euro to this criminal libyan coastguard for its anti-immigration service.http://www.bbc.com/news/world-europe-38850380The fact that we were in international waters together with the total absence of any places European vessel around leaves no doubt of the complicity of the EU in the Libyan coastguard operations. At the same time that the E.U. authorities keep attacking the rescue NGO s, they are appointing the libyans as the on-scene rescue commanders, gradually planning to replace us with the libyan coastguard. Their official statement is that they train them on how to combat smugglers and carry out rescue operations. The truth is that under the pretext of "rescue" they are turning boats back and returning the people to the hell of the detention centres with the blessing and connivance of Europe.Despite the chaos, we were able to safely bring 1,004 people, including a two-week-old baby, on board the Aquarius, and yesterday we disembarked them in Salerno.Unfortunately, in other rescue conducted by the rescue vessel of MOAS, on Wednesday 24 May, 34 people confirmed dead, including many children.The video is from the Italian RAI TV who were on board the Aquarius during the rescues. http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0de81b2b-0a4c-497b-a02b-a298054d4616.htmlhttp://sosmediterranee.org/1004-people-rescued-operations-disrupted-by-gunshots/?lang=enhttp://www.msf.org/en/article/msf-accuses-libyan-coastguard-endangering-people%E2%80%99s-lives-during-mediterranean-rescue

Pubblicato da Iasonas Apostolopoulos su Sabato 27 maggio 2017

«La dichiarazione di Malta aveva cambiato molte cose. Il clima in Italia era molto diverso. In televisione ogni giorno le Ong venivano chiamate “taxi del mare”, sostenendo che agivano da pull factor, fattori di attrazione. Sono stati alimentati sospetti sulle fonti di finanziamento di queste organizzazioni. È stato dato tanto potere alla guardia costiera libica, diventata sempre più aggressiva. Si parlava della Libia come di un luogo sicuro. Io di una cosa sono certo: deve essere l’inferno. Tutte le persone che ho salvato mi hanno detto: preferisco morire che di tornare in Libia. Tutte le donne appena salivano in barca chiedevano la stessa cosa: un test di gravidanza. Le avevano stuprate tutte. Gli uomini erano stati venduti come schiavi, fino a quattro, cinque volte a tesa. Tutti escono da quel paese in condizioni fisiche e psicologiche pessime».

«Comunque fino a ottobre 2017 le barche arrivavano ancora. Poi pare siano state finanziate con soldi italiani tutte le diverse milizie libiche. Pagate per fermare i migranti. La guardia costiera da sola non riusciva a farlo. Questa dinamica ha scatenato una nuova guerra tra le diverse fazioni perché chi controllava i migranti prendeva i soldi. Così le partenze sono crollate».

«I problemi per le Ong erano iniziati già a maggio 2017. Il governo aveva scritto un codice di condotta che ne limitava molto l’operatività in mare. Diceva che dopo un salvataggio dovevi tornare direttamente in Italia. Che dovevi accettare le forze dell’ordine a bordo. Iuventa si è rifiutata di firmarlo e dopo un mese la sua nave è stata sequestrata. Un caso utilizzato per terrorizzare le altre Ong, che infatti dopo hanno firmato. Ad agosto 2017, poi, la guardia costiera libica ha dichiarato che nella zona entro le 8 miglia dalla costa diventava operativa la sua zona Sar, Search and Rescue».

«Così l’Italia ha potuto lavarsene le mani, riconoscendo le autorità libiche e declinando su di loro la responsabilità dei salvataggi. Quando trovavamo una barca chiamavamo lo stesso Mrcc che pochi mesi ci coordinava, solo che ora ci dicevano di sentire i libici, che la cosa non li riguardava. Ho visto con i miei occhi la nave militare Andrea Doria aiutare la guardia costiera libica in due occasioni, a ottobre e novembre 2017. Trovavano le imbarcazioni con i migranti e aiutavano i libici a portarli indietro».

«Tutto era più difficile. Gli arrivi erano molto diminuiti. I libici diventavano sempre più aggressivi. A marzo 2018 Pro Activa Open Arms si è rifiutata di restituirgli le persone che aveva appena salvato. Una settimana dopo la nave è stata sequestrata. Sea Eye, Sea Watch e Lifeline sono state bloccate da Malta per gli stessi motivi, tutte accusate di non permettere ai libici di riportarsi indietro le persone. Nell’estate del 2018 in mare c’era solo Aquarius. A giugno intanto era iniziata la politica dei porti chiusi. Dopo un grande salvataggio l’Aquarius era dovuta arrivare fino a Valencia per far sbarcare i naufraghi. Una settimana di navigazione con 630 persone a bordo, in condizioni difficilissime, senza cibo né acqua sufficienti, con la Croce Rossa che portava i rifornimenti».

«Ad agosto Gibilterra ha tolto la bandiera alla nave di Msf e Sos Mediterranée perché non aveva rispettato il protocollo Sar, perché non aveva riconsegnato i migranti alle autorità competenti, i libici. Dopo uno stop nel porto di Marsiglia, a settembre 2018 è ripartita in una nuova missione, con la bandiera di Panama. Ma è durata solo 20 giorni: anche lo stato centroamericano ha ritirato la bandiera, dichiarando pubblicamente di essere stato minacciato dall’Italia. Il nuovo governo Di Maio-Salvini aveva detto che era pronto a chiudere i porti a tutte le navi panamensi se non fosse stato preso il provvedimento contro l’Aquarius. Nessuno stato ha voluto dare una nuova bandiera a quella nave. Neanche la Svizzera, a cui era stato chiesto pubblicamente con una grande campagna che aveva raccolto migliaia di firme tra professori universitari, artisti, attori. Poi è arrivata l’ultima tegola, l’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti. Accuse che il tribunale del riesame di Catania ha smontato e fatto cadere a inizio febbraio».

«Io intanto ero finito in Sud Sudan. Ad aprile 2018 avevo finito le missioni sulle navi. Avevo anche trascorso due mesi in Grecia organizzando iniziative e manifestazioni sul tema, intervenendo in assemblee e in televisione, mantenendo contatti sia con il movimento che con soggetti più istituzionali. Ero l’unico greco con un’esperienza di questo tipo. Per questo mi invitavano ovunque. Sono stato nel paese africano quattro mesi, lavorando alla costruzione di un ospedale nella giungla, con Msf. Il mio lavoro principale è ingegnere civile. Poi sono ritornato e dopo un po’ sono ripartito ancora, per altri quattro mesi, per continuare quel progetto. Sono rimasto là fino a febbraio 2019».

MEDITERRANEA

«Ho sentito di Mediterranea appena è partita. Quando sono tornato dal Sud Sudan, ho saputo che sarebbe tornata in mare e aveva bisogno di persone con esperienza. Ho presentato la mia candidatura e mi hanno preso. Ero a bordo quando il 18 marzo abbiamo salvato 49 persone».

«Riprendendo le missioni in mare dopo qualche mese ho ritrovato un contesto completamente diverso. I salvataggi ormai sono autogestiti. Li facciamo solo noi, i civili. Con i nostri strumenti. Abbiamo potuto trovare quella barca solo grazie ad Alarm Phone e all’aereo Moonbird. La guardia costiera italiana e quella maltese hanno smesso di fare search and rescue, di coordinare le operazioni. Non gli interessa più niente delle persone che annegano. Ci siamo solo noi: salvataggi autogestiti e più politici. Adesso è una guerra continua, per mare e per terra. Di umanitario è rimasto ben poco, per salvare le persone devi essere pronto allo scontro politico. E attenzione: la criminalizzazione della solidarietà non riguarda solo le Ong, ma tutti quanti. Anche i pescatori o i capitani delle navi commerciali possono essere incriminati».

«Bisogna rompere tutto questo. Penso che solo un movimento come Mediterranea può farlo, perché ha relazioni politiche con le lotte, i collettivi, le assemblee. Per questo volevo partecipare alla missione. Per questo sto per ripartire di nuovo sulla Mare Jonio. Non mi interessa dei rischi. Noi nn abbiamo paura perché sappiamo di aver ragione e abbiamo il diritto dalla nostra parte. Non è pensabile che qualcuno rischi di essere arrestato per aver salvato delle persone che altrimenti sarebbero affogate. Non è mai successo nella storia. Non possiamo accettarlo. È una situazione incredibile e schifosa. Tutti noi dobbiamo fare qualcosa affinché finisca quanto prima».

Le fotografie sono di Iasonas Apostolopoulos