ITALIA

Educazione sessuale e affettiva vietata nelle scuole pubbliche italiane per legge

Ieri il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge Valditara per vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole primarie e dell’infanzia, e sottoporla al “consenso informato” dei genitori nelle scuole superiori di primo e secondo grado

L’educazione sessuo-affettiva è un’azione di prevenzione alla violenza di genere. Eppure ieri il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge Valditara che vieta qualsiasi attività di educazione sessuale, affettiva, alle relazioni, alle differenze per la scuola primaria e la scuola dell’infanzia. E richiede l’autorizzazione preventiva delle famiglie – il cosiddetto “consenso informato” – per le scuole superiori di primo e secondo grado. 

Il nostro paese da ieri è un po’ meno libero e alle nuove generazioni verranno offerti meno strumenti per comprendere sé stessi, il proprio corpo, le proprie relazioni, la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere.

Presentare questa legge «come una misura di “trasparenza verso le famiglie” è fuorviante. Il testo introduce un principio politico e culturale più ampio: trasformare l’educazione affettiva, sessuale, alle differenze e al consenso in argomenti sospetti, da sottoporre ad autorizzazione preventiva e controllo delle famiglie» scrive Non una di meno Roma, perché «la famiglia è uno dei luoghi in cui si riproducono violenza, controllo, ruoli di genere rigidi e cultura del possesso».

Una legge approvata alla fine dell’anno scolastico mentre a scuola tutti corrono dietro le incombenze di fine anno, ultime interrogazioni, recuperi impossibili, burocrazia asfissiante ed esami. Il Senato, con 116 persone presenti su 200, vota con 78 voti favorevoli e 38 contrari, e approva una legge che limita la libertà di insegnamento e toglie alla scuola italiana strumenti per affrontare i problemi delle persone in età evolutiva, dietro lo spauracchio “dell’ideologia gender”. Come scrive Educare alle Differenze: «Questa legge viene approvata in aperta contraddizione con le raccomandazioni internazionali e con le evidenze promosse da OMS e UNESCO, che indicano da anni nell’educazione sessuo-affettiva uno degli strumenti fondamentali per prevenire la violenza di genere, promuovere il consenso, contrastare discriminazioni e costruire relazioni più libere».

I numeri della violenza di genere in Italia non sono in calo, anzi la violenza si ramifica dai luoghi di lavoro fino agli spazi digitali e si espande e riproduce nelle giovani generazioni, come ci hanno dimostrato diversi studi.

Nell’ultimo rapporto di Save the Children leggiamo: «Un adolescente su 4 dichiara di essere stato una vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti). Uno su 3 è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha visto condividere immagini intime senza consenso. Il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati. Il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale». Una violenza diffusa e radicata. E di fronte a queste evidenze il governo vieta o limita la discussione, rendendo questi argomenti dei tabù, peggiorando di fatto la situazione. 

I movimenti femministi e transfemministi, i centri antiviolenza, le associazioni da anni si battono per superare la diffusione a macchia di leopardo di queste inziative e rendere l’educazione sessuale, affettiva, alle differenze e alle relazioni obbligatoria per ogni scuola di ogni ordine e grado. Già oggi sono poche le scuole che attivano laboratori, e rimangono fuori le scuole più periferiche, nei piccoli centri, nelle zone interne e con questa legge la situazione peggiorerà.

«A pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le persone più giovani e in formazione. Le giovani persone LGBTQIA+, e in particolare le persone trans e non binarie, vedono restringersi ulteriormente gli spazi di riconoscimento, autodeterminazione e tutela all’interno dei contesti educativi».

Affermano le associazioni LGBTQIA+ di Bologna e chiedono alle scuole di inserire «nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) progetti di educazione alle differenze, affinché, grazie al patto educativo scuola-famiglia già previsto, si possa continuare a prevenire nelle scuole l’omobilesbotransfobia e la violenza di genere. In questo modo si può rafforzare l’alleanza tra scuola, famiglie e associazioni del territorio, dimostrando come questa nuova legge sia pura propaganda: gli strumenti per sviluppare progettualità condivise con il coinvolgimento delle famiglie erano già presenti».

Bisogna moltiplicare i laboratori nelle scuole, stringere patti con le istituzioni locali, con le associazioni di genitori, con i collettivi studenteschi, i sindacati, i movimenti femministi e transfemministi, i centri antiviolenza: l’educazione sessuale, affettiva, alle relazione, alle differenze non deve tornare ad essere un fatto privato. E se la vogliono vietare nelle scuole, bisogna riportarla per le strade.  

Immagine di Non una di meno Catania

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