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Minniti "molecolare". Come i cani

«Le statistiche ci dicono che i reati, tutti i reati, sono in diminuzione, ma la sicurezza non è una statistica, è un sentimento. E il sentimento di insicurezza avvertito dai cittadini non va mai sottovalutato». Parola di Marco Minniti.

Decreti Orlando-Minniti: quale sicurezza, quale sinistra
Minniti-Orlando: un decreto legge da respingere

Nell’intervista sul “Giorno” di oggi 12 aprile il prode ministro Minniti ricorda, sottolineando la cabala dei numeri, di aver esordito nel mondo dell’intelligence quando, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con D’Alema premier, dovette sbarazzarsi dell’ingombrante Öcalan consegnandolo con un trucco ai Servizi turchi. «Era il 12 novembre – ricorda – quando Öcalan sbarcò in Italia, ho giurato da ministro un 12 dicembre e molto probabilmente domani 12 aprile verranno convertiti in legge i miei decreti su immigrazione e sicurezza urbana». In nome della condivisione. Cosa infatti avvenuta, con il sostegno di metà del gruppazzo Mdp-articolo 1, che non si smarca sulla fiducia per non fare il gioco di Renzi, ahah.

E bravo il nostro Lothar! Se ne ricorderanno i curdi a tempo debito, speriamo.

Cosa dobbiamo ricordarci noi, invece? Minniti – sintetizza il "Giorno" – ricostruisce il cammino della sinistra lungo la strada del realismo. Cammino «iniziato con le dure posizioni assunte dal Pci ai tempi del terrorismo brigatista» e giunto all’odierna consapevolezza che «la sicurezza dei cittadini e il governo dell’immigrazione non sono questioni di destra, ma di sinistra, perché impattano sui ceti sociali più deboli». Guarda guarda, che novità. Finalmente uno che non blatera che certe questioni non sono né di destra né di sinistra, ma rivendica in pieno che le cose di merda sono cose di sinistra e basta. E servono «a non perdere voti soprattutto nelle periferie urbane». Minniti va oltre e si appropria anche audacemente della pancia della gggente. È un saggio – sostiene l’intervistatore, il direttore Andrea Cangini – sa bene quanto poco conti la ragione nelle vicende umane e politiche (sarà un uomo di mondo, avrà fatto il militare a Cuneo) e infatti si attiene alle emozioni: «Le statistiche ci dicono che i reati, tutti i reati, sono in diminuzione, ma la sicurezza non è una statistica, è un sentimento. E il sentimento di insicurezza avvertito dai cittadini non va mai sottovalutato». Sono voti, cazzo. E come si fa a scovare e acchiappare la percezione? Magari con i cosiddetti “cani molecolari” resi famosi dalla caccia a Igor il russo o Ezechiele Lupo.

Occorre realismo, oltre che condivisione. «Teorizzare la politica delle porte aperte agli immigrati non ha senso: l’accoglienza ha un limite naturale nella capacità di integrazione. Negarlo significa mettere a rischio le basi della democrazia nel nostro Paese». Argomento ferreo. Era quello degli affittacamere torinesi che rifiutavano di accogliere gli immigrati calabresi. Negli anni ’60 Minniti avrebbe avuto qualche problema.

Ma non c’è solo il pugno di ferro. Minniti ha un cuore ed è pure astuto (ha fatto il militare a Cuneo, ricordiamolo). Quindi ha promosso un Patto per l’Islam italiano, fondato sul «rispetto della nostra Costituzione» e dunque sul principio che «qualunque sopraffazione venga fatta in nome della religione deve essere considerata intollerabile». Giusto quindi «togliere la patria potestà ai genitori di quella bambina rapata a zero perché rifiutava di portare il velo». Altrettanto giusto (che cazzo c’entra la tolleranza religiosa?) è stato anche disporre l’apertura dei centri per i rimpatri (Cpr) per gli immigrati pericolosi in attesa di espulsione. Vedi appunto quanto successo per Igor il russo o Ezechiele Lupo, il killer di Budrio. Di nuovo: che cazzo c’entra? Vogliamo espellere tutti gli scarcerati? Nel caso specifico non erano stati neppure in grado di individuare il paese di provenienza dove rimpatriarlo.

Ma ci sono pure le soddisfazioni: nei giorni scorsi il sagace Minniti era riuscito a convincere le tribù libiche a siglare un accordo di pace. «Sono arrivati al Viminale con turbanti e tuniche e dopo due giorni ne sono usciti con in mano un’intesa su cui nessuno avrebbe scommesso… Sono soldi ben spesi». Sai le risate che si sono fatti i leader tribali che, appena usciti dal Viminale, si sono sbarazzati dei costumi folklorici e hanno contato i soldi sghignazzando alle spalle del munifico donatore. Loro hanno fatto i militari a Tripoli, ma hanno imparato bene a taglieggiare i migranti e a fregare le volpi italiane.

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