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"Food manager"? Servi polpette e sorridi

Quinta puntata di ST.O.P. (Storie di Ordinaria Precarietà). "Un giorno, ricevete una telefonata da una grande multinazionale scandinava che vende mobili. Vi chiedono se vi interessa un tirocinio come “Food manager”, presso una delle loro sedi".

Finita l’università, consapevoli che la vostra laurea in Filosofia non vi darà grandi prospettive lavorative, con umiltà e poche speranze iniziate a inviare il vostro curriculum a qualsiasi azienda, agenzia per il lavoro e istituzione che vi viene in mente.

Un giorno, ricevete una telefonata da una grande multinazionale scandinava che vende mobili. Vi chiedono se vi interessa un tirocinio come “Food manager”, presso una delle loro sedi. Fingete di essere ben consapevoli di cosa significhi “Food manager” e rispondete che sì, vi interessa molto. Ottimo, perché proprio due giorni dopo sono in programma dei colloqui di gruppo per ricoprire quella posizione. Dovete presentarvi nella sede di Bologna, portando con voi il curriculum e una fototessera. Ah, e dovete anche preparare una vostra presentazione. Però attenzione: dovete riuscire a descrivervi tramite un mobile, o un oggetto di arredamento, per esempio un comodino o una scarpiera. Non preoccupatevi, se l’oggetto in questione è troppo ingombrante per essere portato con voi, basta una fotografia. Da qualche tempo siete alla ricerca di un lavoro, e pensavate di averle sentite tutte, ma questa richiesta vi spiazza. Fate finta di nulla e trascorrete un allegro pomeriggio scervellandovi su come diavolo presentarvi, alla multinazionale (diamine, siete laureati in Filosofia, un minimo di fantasia ed elasticità mentale dovreste averla!).

Due giorni dopo vi presentate alla multinazionale. I colloqui di gruppi – ne avete già fatti diversi – presuppongono la presenza di almeno una decina di candidati. Mentre aspettate che arrivino tutti, scambiate qualche parola con i vostri compagni di sventura. Scoprite che siete tutti neolaureati, nelle più disparate discipline, e vi rendete conto che non solo i neolaureati in materie umanistiche sono in difficoltà nel mondo del lavoro: vi sono anche economisti depressi, ingegneri disperati, biotecnologi sull’orlo dell’esaurimento nervoso, giuristi frustrati, per non parlare di matematici nerd. Vi consolate un po’ (quante volte vi siete sentiti dire che, con la vostra laurea, non avreste mai trovato lavoro!) e trascorrete una simpatica mezz’oretta scambiandovi a vicenda terrificanti racconti dell’orrore sui colloqui di lavoro.

Giunti finalmente tutti, si presenta anche il responsabile delle risorse umane, che vi farà il colloquio. È abbastanza giovane e, con la divisa d’ordinanza del negozio, gialla e blu, cerca di mantenere un contegno, mentre vi spiega che il posto che sareste tenuti a occupare è un tirocinio di sei mesi (ovviamente, sottopagato) per “food manager”, e che le vostre mansioni consisterebbero – rullo di tamburi – nel preparare le porzioni di polpette da servire nella mensa dell’azienda. Riuscite a rimanere tutti serissimi, anche quando il responsabile vi illustra la storia e i valori (la mission!) della multinazionale, che si vanta di promuovere alti valori etici, nonché i diritti dei lavoratori. Dopo ciò, compilate un test attitudinale, oltre a una breve prova d’inglese. A questo punto, entrano altri due responsabili – anche loro vestiti con l’immancabile divisa gialla e blu –, che vi raccontano la loro storia, vi prospettano grandi possibilità di carriera e crescita personale all’interno dell’azienda, e vi chiedono di presentarvi tramite un mobile o un oggetto d’arredamento. Ascoltando le relazioni dei vostri concorrenti, che tentano pateticamente di promuovere le loro qualità paragonandosi a un tavolo o a una credenza (ma la cosa che va per la maggiore, notate, sono gli armadi….) vi rendete conto di cosa possa fare la disperazione. Vi prestate anche voi a questo simpatico test, illustrando un bel portapenne persiano che vi era stato regalato da una compagna di studi iraniana, sentendovi incredibilmente cretini.

È finalmente venuto il momento culminante del colloquio: la prova di gruppo. Vi vengono portati dei grafici incomprensibili e delle tabelle indecifrabili e vi si chiede, tutti insieme e collaborando tra di voi, di compilare il menu del ristorante della multinazionale di una settimana. Vi vengono spiegati i criteri (devono sempre esserci un certo numero di primi, di secondi, dovete stare attenti ai prezzi e ai valori nutritivi). Tutti insieme, mentre gli esaminatori fingono di osservarvi – in realtà, si stanno maledettamente annoiando pure loro, e si vede – passate una divertente mezz’oretta discutendo animatamente se il lunedì sia meglio inserire nel menu una torta al cioccolato o una crostata ai mirtilli (rischiando la lite quando bisogna stabilire se, la domenica, siano meglio gli spaghetti al pomodoro o le polpettine svedesi). Passata la mezz’ora, dovete anche render conto agli esaminatori del motivo per cui, in dieci persone, siete riusciti a compilare neppure metà del menu. Infine, vi fanno fare un breve giro nel settore “food” del negozio, elogiandone nuovamente i valori etici, mentre un altoparlante comunica a tutti i dipendenti che il negozio sta per aprire, che è martedì e che il fatturato che ci si aspetta di ricavare quel giorno deve essere di tot migliaia di euro, mentre il fatturato del giorno precedente è stato inferiore alle aspettative del 3 per cento. Per chiudere in bellezza, vi viene chiesto cosa ne pensate della multinazionale, se ci andate regolarmente a fare acquisti e quali modifiche apportereste al negozio, per migliorarlo.

Quando finite, spossati, tornate a casa, dove vi aspettano i vostri parenti pronti a ricordarvi che non vi state dando abbastanza da fare nella ricerca del lavoro, che avreste fatto meglio a studiare ingegneria, che dovete decidervi ad abbassare le vostre aspettative e a rimboccarvi le maniche. Mentre ascoltate la ramanzina, pregate mentalmente di non avere la necessità, per un po’, di comprare mobili. Soprattutto scandinavi.


Se volete inviare la vostra storia di un colloquio o di un’esperienza lavorativa scrivete a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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