ROMA

Roma, avvoltoi sul Campidoglio

Salta il decreto Salva Roma. Renzi che doveva essere il premier/sindaco amico scarica Ignazio Marino e la città. I tempi si stringono e il governo cede all’ostruzionismo dei 5 stelle e della Lega, mentre Linda Lanzillotta, l’alfiere delle privatizzazioni, e i centristi si sfregano le mani dalla gioia. Marino va su tutte le furie, minaccia di dimettersi (e chi vorrebbe passare alla storia come il sindaco dei tagli, delle privatizzazioni e dei licenziamenti?) e la serrata paralizzando la città. Intanto nei palazzi si prepara un nuovo decreto e si ricomincia a discutere di privatizzazioni, tagli, licenziamenti, commissariamento.

In pochi si ricordano che Roma ha già un commissario il debito, è già una città fallita, che pagherà fino al 2048 almeno il debito accumulato fino al 2008. A quel punto forse si sarebbe potuti ripartire, ma il malgoverno di Alemanno, combinato con il patto di stabilità e i tagli lineari, hanno fatto rilievitare il buco nelle casse del Comune di Roma.

Marino e i suoi si sono presentati alla città promettendo mari e monti, guardando dall’alto in basso chi gli faceva notare che un programma riformista nella città, senza mettere in discussione il patto di stabilità e il governo del debito, sarebbe stato impossibile. Così dopo aver passato i primi due mesi dopo le elezioni a parlare dei Fori Imperiali, ora città rischia il collasso. Intanto gli avvoltoi del capitalismo nostrano e non solo girano in tondo sul Campidoglio aspettando di poter banchettare sui beni comuni della città: patrimonio immobiliari, aziende municipalizzate, servizi. Una nuova accumulazione originaria per arricchire i privati cancellando diritti e peggiorando la vita dei cittadini della città.

Rivendicare il diritto alla città in questo momento vuol dire opporsi a questo sciagurato disegno imponendo un audit sul debito (vogliamo decidere noi chi, come e quando pagare!) e la rottura del patto di stabilità. Il centro sinistra che amministra i territori avrà mai il coraggio di farlo? Sembra improbabile, sembra molto più plausibile a questo punto un governo tecnico e di larghe intese per gestire i sacrifici anche nella Capitale. Già il corteo di oggi pomeriggio, indetto dai movimenti per il diritto all’abitare e che da Piramide arriverà fino sotto le finestre di Marino, sarà un momento per dire che Roma non si vende!