ITALIA

Nella tempesta, il collettivo Gkn si prepara alla battaglia finale

La proprietà della fabbrica recuperata in provincia di Firenze vuole licenziare le e gli ultimi dipendenti nei prossimi mesi, per poi sgomberare definitivamente lo stabile con l’inizio del 2024. Un’opzione che le operaie e gli operai, solidali con la popolazione alluvionata di Campi Bisenzio, non sono disposti ad accettare

«Tra due mesi la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Gkn o vince o perde. Ma cosa ci resta da fare se non provare ad andare in fondo a questo piccolo esperimento? Rimaniamo nella convergenza, proviamo a travolgere e, purtroppo, anche a essere travolti». Dario Salvetti, portavoce del Collettivo di fabbrica Gkn, conclude con queste dure parole l’assemblea pubblica che si è svolta domenica 5 novembre nello stabile industriale di Campi Bisenzio.

L’appuntamento è stato chiamato dall’organizzazione operaia per far fronte all’ondata di licenziamenti minacciata dalla proprietà, che dovrebbe concretizzarsi a partire dal primo gennaio 2024. Per questo il collettivo ha chiesto a tutte e tutti le/i presenti di “Prepararsi all’ora X”, ovvero al momento in cui bisognerà difendere la fabbrica recuperata, e l’immaginario che ha creato negli ultimi due anni, da una fine certa. Presenti durante l’assemblea delegati delle principali organizzazioni sindacali di base, Usb, Cobas e Adl Cobas, ma anche vertenze come quella dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di Mondo Convenienza, ribattezzati “Mondo Convergenza”. Hanno parlato anche, tra gli altri, Fuori mercato, Ultima generazione, la campagna End fossil, Ecologia politica Pisa e una rappresentanza studentesca dell’Università La Sapienza, composta dal Coordinamento dei Collettivi della Sapienza e l’organizzazione Studenti di Sinistra.

L’appuntamento non è però rimasto slegato dal contesto in cui si è svolto. Campi Bisenzio è infatti uno dei comuni del fiorentino più colpito dalle piogge torrenziali che hanno devastato il centro-nord Italia in questi giorni, e proprio qui sabato mattina è stato ritrovato il corpo senza vita di un uomo disperso da due giorni. Gianni Pasquini, 69 anni, è la settima persona morta in Toscana a causa degli ultimi eventi climatici estremi.

Il Collettivo di Fabbrica non ha aspettato per portare la sua solidarietà, creando un punto di raccolta di materiali di prima necessità e chiamando un appuntamento di domenica mattina per andare ad aiutare la popolazione alluvionata. Alle 8, più di 450 persone si sono mosse dai cancelli della fabbrica per andare a spalare il fango, sgomberare le strade dai detriti, confortare le persone più sofferenti, insieme alle e agli abitanti, alle donne e agli uomini della protezione civile e dei vigili del fuoco e ad altri volontari. Un quadro che ci ricorda, in modo drammatico, che lo slogan “Fine del mondo, fine del mese, stessa lotta” è una realtà concreta.

«Oggi la lotta è stata spalare il fango e portare la solidarietà», ha ribadito Salvetti nel suo intervento, per sottolineare l’idea che una «fabbrica integrata nel territorio» coincide con un luogo di produzione a servizio della cittadinanza e non dei profitti. L’assemblea di domenica ha cambiato molte volte natura: in principio doveva essere un momento di rilancio del progetto di azionariato popolare e di riattivazione autogestita della produzione. Poi, dopo la notizia dei licenziamenti di gennaio, ha cambiato forma per capire come andare avanti con la lotta. Ma giovedì notte l’acqua ha invaso il paese. Il collettivo ha riflettuto molto sul mantenere o no l’appuntamento, fino a decidere di confermarlo «proprio per quello che è accaduto».

Le prossime tappe di mobilitazione sono già segnate: tra il 15 e il 18 novembre il Collettivo Gkn chiamerà una mobilitazione, partecipando anche allo sciopero indetto dalla Cgil che nel centro-nord si terrà il 17 novembre. A inizio dicembre (la data è ancora da definire), si svolgerà invece un weekend di lotta proprio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori della fabbrica recuperata, con ospiti da vari Paesi europei. Infine, il 31 dicembre tutta la cittadinanza e tutte le organizzazioni sindacali e di movimento sono chiamate ad aspettare il 2024 dentro lo stabile, per opporsi allo sgombero. Un momento di lotta che Salvetti ha definito «una lunga veglia, che non vogliamo sia funebre, ma che ci porti a un nuovo anno, un anno nuovo».

Immagine di copertina e galleria fotografica a cura di Milos Skalal