ITALIA

MuBasta: il Rione Pilastro non vi vuole!

Una ricostruzione della mobilitazione dall’occupazione del cantiere, che ha sancito la nascita di un presidio, fino al violento sgombero e all’insediamento permanente, a difesa dei lavori, di svariati reparti di celere e Digos. Convocato il “Corteo Rionale” sabato 7 marzo a Bologna

ll MuBa, “Museo delle bambine e dei bambini”, è un progetto faraonico voluto dal Comune di Bologna, i cui costi totali attesi ammontano a 6.355.599 euro. Le specifiche tecniche, e i render, vengono presentate sul sito del Comune stesso. Il 30 dicembre nasce il “Comitato MuBasta”, costituito da residenti del Pilastro, il cui obbiettivo, dichiarato fin da subito, è impedire la privatizzazione e la cementificazione dei restanti spazi verdi pubblici del quartiere.

Uno degli elementi centrali evidenziati in svariati comunicati è il rifiuto di progetti calati dall’alto, inefficaci a rispondere alle reali necessità di chi abita il Rione Pilastro. La mobilitazione ha saputo delineare una coesistenza tra tematiche sociali, quali le contraddizioni della gentrificazione e della marginalizzazione, e ambientali. Ed è proprio per questo carattere intersezionale che numerosx solidali sono giuntx in aiuto nel corso dei mesi successivi.

Di Andrea Bellafoto

Il Comitato, nella speranza di poter bloccare il progetto sul nascere, ha più volte organizzato presidi sotto Palazzo d’Accursio, sede del Consiglio Comunale, richiedendo un appuntamento urgente con la Giunta. Nonostante i tentativi, lunedì 23 febbraio, alle sei di mattina, l’impresa edile, scortata da otto camionette dei reparti anti-sommossa e una ventina di agenti della digos, ha iniziato i lavori all’interno dell’area prevista, recintata da novembre.

Il 25, dunque, il Comitato ha deciso di recarsi all’alba al parco e unx delle persone presenti è riuscitx ad arrampicarsi sull’unico platano rimanente. Sono quindi intervenuti i reparti anti-sommossa, tentando di allontanare con scudi e manganelli lx residenti e lx solidali presenti. La situazione è rimasta in stallo per diverso tempo, fin quando diversx giovani del quartiere non sono giunte al parco, iniziando a colpire ripetutamente le recinzioni del cantiere. La folla presente, a questo punto altamente variegata in composizione, ha quindi allontanato gli operai e divelto le recinzioni.

Gli agenti antisommossa, accerchiati, hanno dovuto retrocedere, fino ad abbandonare il parco

Quella sera è stato quindi instaurato il presidio permanente all’interno dell’area di cantiere. Le giornate successive sono state caratterizzate dalla creazione di momenti di socialità spontanea, creatività e immaginazione di un parco diverso. Si è delineata una partecipazione altamente diversificata: famiglie, bambinx e ragazzx del Rione, persone giunte da quartieri diversi e membri del Comitato. Quest’ultimoè diventato un’entità unica, comprensiva sia dellx residenti che dellx solidali, il cui ruolo attivo nel mantenimento del presidio è stato di centrale rilevanza in quelle giornate, durante le quali elcunx residenti hanno anche realizzato una struttura abitabile in legno attorno al platano.

La repressione del Comitato

La permanenza nel “parco liberato” è durata fino a lunedì 2 marzo, interrotta da un violento sgombero, al quale il Comitato, malgrado l’organizzazione preventiva, non ha potuto opporsi. La questura di Bologna ha disposto uno schieramento inverosimile di forze dell’ordine: 14 camionette, 2 idranti e 2 blindati. 

L’incursione all’interno del presidio è stata anticipata dagli agenti della Digos, che hanno aperto le tende dove si trovavano lx attivistx e strattonato con forza chi dormiva sulla struttura in legno, costruita appositamente attorno al platano nei giorni prima. Nonostante i tentativi di resistenza da parte di chi si trovava sul posto, sei persone sono state arrestate e portate, nel giro di un’ora, in questura.

Da quel momento in poi lo scenario è cambiato completamente: è stato impiantato un controllo permanente del reparto celere, tuttora in vigore, anche nelle ore notturne. Affinché questa turnazione possa essere garantita, ancora adesso a Bologna sono presenti in pianta stabile unità di polizia inviate da Milano e Padova.

Di Andrea Bellafoto

Una volta diffusa la notizia degli arresti, è stato chiamato un presidio solidale sotto alla Questura, fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, non sono state ottenute informazioni precise: tre dellx arrestatx verranno rilasciate in giornata, con diverse accuse a carico, e altrx tre invece saranno trasferite al carcere della Dozza, in attesa di un processo “in direttissima”. 

La repressione subita dal Comitato non ne ha leso la determinazione e la sera del giorno stesso è stata indetta un’assemblea urgente, alla quale hanno partecipato circa 200 persone. Al termine è stata realizzata una “battitura” sulle nuove recinzioni e la risposta della polizia non si è fatta attendere: celere schierata e fitto lancio di lacrimogeni, anche ad altezza uomo. Nel giro di pochi minuti, sono state effettuate alcune cariche a freddo, che hanno portato all’arresto di altre tre persone. 

In questo momento di confusione, sono giuntx lx giovani del Rione, che si sono unitx nel respingere le forze dell’ordine. Nonostante la polizia abbia tentato di effettuare dei fermi, la conoscenza del territorio dellx ragazzx del Pilastro ha impedito che ciò potesse avvenire. 

Qualche ora dopo, due dellx tre arrestatx sono statx rilasciatx dalla questura, mentre l’ultimx, giuntx all’ospedale, con un braccio rotto, è stata dimessa la mattina seguente

La repressione è continuata fino al 4 marzo: mentre larga parte del Comitato si era recata alla Dozza in attesa del rilascio dellx arrestatx, la Questura, approfittando della scarsa presenza al parco, ha tentato di sequestrare i materiali del presidio. La polizia locale, recatosi sul posto, ha steso tre verbali, appellandosi all’articolo 18 TULPS, il quale prevede una pena pecuniaria per gli organizzatori di una «riunione in luogo pubblico in assenza di preavviso di tre giorni» che, aggravata dal Pacchetto Sicurezza, ammonta da 1000 a 10.000 euro. 

Il presidio, nonostante sia assente una struttura stabile, perdura tutt’oggi, le attività di coinvolgimento della cittadinanza e di socialità continuano prendere vita, in vista del “Corteo Rionale” programmato per sabato 7 marzo.

Bologna, laboratorio dell'(in)sicurezza meloniana

La risposta della questura al percorso MuBasta prosegue la stretta repressiva nel capoluogo emiliano inaugurata contro il movimento per la Palestina. Il cambio di passo è avvenuto sia nella violenza poliziesca di piazza che nella violenza giudiziaria nelle aule del tribunale, forte della copertura creata dai recenti Ddl Sicurezza.

Negli ultimi mesi a Bologna si sono verificati svariati casi di lesioni gravi subite dallx manifestantx (caso emblematico quello di Lince), sono stati recapitati oltre 100 avvisi di inizio indagini e decine di denunce a partecipanti del movimento cittadino. Allo stesso modo, il dispiegamento di forze di polizia contro il Comitato è stato smisurato, con cariche a freddo e lacrimogeni sparati ad altezza uomo sullx abitanti del quartiere.

La repressione del dissenso risulta ancora più evidente sul piano giuridico: nel corso di tre giorni sono stati effettuati nove fermi, conclusi con tre detenutx per due notti in carcere, un “foglio di via” da Bologna e un insieme di altre denunce per resistenza, inoltre tre sanzioni amministrative con pene pecuniarie aggravate dal Pacchetto Sicurezza.

La repressione del percorso è finalizzata a interrompere un percorso di lotta ecologista e sociale che, nelle settimane scorse, è stato partecipato dal Rione nella sua interezza: adultx, genitori con figlix piccolx, ragazzx d’ogni età. È forse questa eterogeneità la più grande novità rispetto ai recenti percorsi ecosociali a difesa del parco Don Bosco, portata avanti dal Comitato Besta tra il 2023 ed il 2024, e la nascita del Comitato Giardini San Leonardo nel 2025 in tutela dell’omonima area verde. Il quartiere tornerà in piazza questo sabato, con il corteo contro la gentrificazione e la repressione del rione popolare.

La copertina è di Andrea Bellafoto

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