EUROPA

L’autunno della Fortezza Europa

L’operazione “Mare Nostrum” e la dimensione transnazionale delle lotte dei cittadini migranti

Una nave da assalto anfibio, due fregate lancia missili, due pattugliatori, quattro elicotteri, un drone, due sofisticati elicotteri con radar a bordo, vari aerei da pattugliamento, circa 800 marinai.[…] No, non stiamo preparando lo sbarco per la liberazione dell’Italia. Si tratta delle forze messe in campo dall’operazione «Mare Nostrum», inaugurata lo scorso 18 ottobre nelle acque del Mediterraneo. A tutti gli effetti è una campagna militare, a cui con il solito tic da centro-sinistra europeo viene aggiunta la parola umanitaria. Il governo delle larghe intese si propone di estendere queste ampie vedute anche nell’ambito delle politiche migratorie conciliando il «soccorso in mare» (Letta) con il «rafforzamento della protezione della frontiera» (Alfano). Tuttavia, basta leggere i nomi dei mezzi schierati per capire che di soccorso ce ne sarà ben poco, del resto anche chi non è avvezzo al linguaggio militare può facilmente intuire che le fregate lanciamissili e le navi da assalto non sono mezzi adibiti al salvataggio dei naufraghi, tutt’altro. Dietro questo massiccio dispiegamento di forze e di soldi (secondo fonti del Sole24ore, i costi si aggirerebbero intorno ai 10 milioni di euro al mese) si nasconde, con molta probabilità, l’intenzione di praticare nuovamente i respingimenti in mare, usando i mezzi della marina sia come deterrente, sia per sbarrare la strada al transito delle navi. Un’eventualità che fa venire alla mente i ricordi tragici di quasi venti anni fa, quando una corvetta speronò nel canale di Otranto una nave carica di profughi albanesi provocando la morte di circa 80 persone.

I segnali provenienti dall’Unione Europea sembrano confermare questo trend, il governo italiano si è opposto al coinvolgimento di Frontex nel Mediterraneo, con la volontà malcelata di avere le mani libere nella gestione dei flussi. Gli accordi con i Paesi di transito, saltati a seguito delle rivolte nord africane, sono più che mai necessari per fermare gli sbarchi e l’arrivo di profughi dal corno d’Africa e dalla Siria. Per questo, le cancellerie europee si stanno affrettando a stringere accordi con i nuovi governi: è notizia dei giorni scorsi l’arresto di circa 800 profughi siriani effettuato dalla polizia egiziana. Per il momento la tanto richiesta gestione europea delle migrazioni si è tradotta in maggiori fondi da destinare al business dell’accoglienza e alle spese militari per il pattugliamento. La recente approvazione di Dublino III va a rafforzare la suddivisione tra nazioni confinanti, con il ruolo di contenitore, e Stati centrali, che pretendono la diminuzione degli arrivi dei rifugiati. Forse a questo si riferisce il premier Letta quando dichiara che l’immigrazione è finalmente un tema europeo. Ma si possono fermare le migrazioni? Sembrerebbe di no, almeno a giudicare dai progetti dei nostri veri governanti: le banche. Gli istituti creditizi da settimane tappezzano quartieri romani ad alta densità di cittadini stranieri con la pubblicità di nuove filiali e prodotti che si rivolgono ai soli migranti. Questi si trovano sempre più stretti nella morsa tra chi ipocritamente annuncia di volerli rimandare a casa e chi, più realisticamente, ne percepisce la rilevanza economica e li attrae verso l’indebitamento. In questa situazione, l’esclusione politica e sociale è solo una strategia per includere sottomettendo.

Uno schema ormai alle corde. Le lotte delle ultime settimane lo dimostrano chiaramente: c’è un filo che congiunge il corteo romano del 19, le proteste dei rifugiati afghani a Bruxelles e la rivolta nel Cara di Mineo. Il 19 ottobre, proprio il giorno successivo all’inaugurazione dell’operazione “Mare Nostrum”, è sfilato per le strade di Roma il più grande corteo di migranti degli ultimi anni, una presenza che è andata ben oltre le aspettativa e ha contribuito in maniera decisiva al successo della manifestazione. Migliaia di cittadini stranieri hanno trovato come punto di aggregazione la lotta per la casa: se nell’immediato le richieste principali sono state per il diritto all’abitare, la rivendicazione unitaria che ha attraversato tutto il corteo, unendo gli occupanti ai lavoratori della logistica (anch’essi in larga parte cittadini migranti!), è stata l’abolizione della Bossi-Fini.

Nei prossimi mesi si giocherà una partita fondamentale rispetto all’abolizione della Bossi-Fini e alla revisione delle leggi europee. La scommessa è aprire un percorso che sappia andare oltre l’emotività della tragedia e riesca a dettare l’agenda europea nei prossimi mesi, anche a fronte di una possibile affermazione transnazionale di formazioni xenofobe di estrema destra o di nuovi partiti/“movimenti” a carattere espressamente nazionalista.

Dall’1 al 3 novembre ospiteremo a Roma il secondo meeting euro-mediterraneo Agorà99. I diritti politici e sociali dei cittadini migranti, Dublino III e il diritto d’asilo europeo, le pratiche di auto-organizzazione e di welfare autonomo saranno alcuni dei temi di cui discuteremo con esperienze di lotta italiane ed europee, per iniziare a disegnare insieme un nuovo spazio di conflitto e mobilitazione all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.