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Dinamo cambia. «Siamo nuovi, ma quelli di sempre»

Il sito che state leggendo in questo momento, si presenta molto diverso da quello a cui siete abituati. Fin dalla sua testata, completamente ridisegnata. Da oggi, DINAMOpress cambia radicalmente: nella grafica, nei contenuti, nella velocità e nella profondità. È una sorta di rivoluzione, che segue la trasformazione costante che il sito ha avuto da quando è andato on-line per la prima volta.

Come dicevamo cinque anni fa: «Don’t hate the media, become the media». Era lo slogan con cui, nel mezzo della battaglia di Seattle del 1999, i movimenti alterglobalisti rinnovavano il modo di pensare il rapporto tra pratiche politiche e società dell’informazione. Una dinamica trasformativa decisiva anche per l’esperienza di DINAMOpress.

Oggi, quando tutti sembrano convinti di essere dei media, noi sentiamo il bisogno di cambiare e produrre uno scatto in avanti. Per combattere con strumenti comuni più adeguati la quotidiana guerra di opinione in cui siamo immersi, in cui si affrontano eserciti asimmetrici e volubili. Un conflitto fatto dei bombardamenti dall’alto dei grandi oligopoli dell’informazione e di una guerra civile latente, condotta con azioni di guerriglia, profilo per profilo, commento per commento, su social network e piattaforme.

Per muoversi in un contesto in cui l’azione politica radicale e sovversiva sembra avere sempre meno spazi è necessario rompere i flussi, gettandosi nella mischia di questa lotta di classe dell’informazione. Per farlo ci serve un’organizzazione più solida, capace di hackerare contenuti e narrazioni, smontando e rimontando quelli del nemico, producendone di nuovi in forma autonoma. Vogliamo agire sull’immaginario incessantemente prodotto dagli apparati ideologici diffusi e reticolari del capitalismo dell’entertainment, consapevoli come anche lì si giochi un conflitto politico fondamentale. E come da tempo pensiamo e pratichiamo forme di autorganizzazione e sindacalismo sociale, anche sul terreno della comunicazione è necessaria una struttura più forte e autorevole. Amplificare i segnali di rivolta e rendere visibile l’alternativa già presente. Essere ripetitore e connettore assieme.

Oggi non presentiamo solo una nuova pagina web, ma l’inizio di un nuovo progetto editoriale e politico, che scopriremo nelle prossime settimane costruendolo.

Per cominciare, vi spieghiamo come cambia il sito, che in tanti ogni giorno leggete. Come vedete, grafica e struttura sono completamente rinnovate, per rispondere a due esigenze apparentemente inconciliabili: maggiore velocità e maggiore profondità. Per prima cosa, abbiamo scoperto che, a differenza di molti siti che ormai hanno più del 90% degli accessi derivanti da social network, oltre il 30% dei nostri lettori apre direttamente l’home-page di Dinamo o ci accede con ricerca diretta. Abbiamo messo quindi grande cura nel ridisegnare una prima pagina che rendesse più fruibili e organizzati i contenuti.

Troverete una parte alta più generalista, con i richiami delle notizie principali. Un primo piano che, a seconda delle esigenze, si presenterà in modi diversi e poi due notizie in evidenza. Dopo l’inserto della “bussola,” la nostra sezione di appuntamenti e iniziative del mondo dell’autogestione e della cultura indipendente, troverete le opinioni (editoriali, interviste, dibattiti). A seguire le sezioni tematiche (Roma, Europa, Mondo, Italia e Cult), ognuna con la una sua homepage tematica, per valorizzare l’accumulo di contenuti. L’ordine di queste sezioni cambierà spesso, per evitare una gerarchia fissa e seguire meglio il fluire degli eventi. In alcuni giorni il sito avrà l’apertura di Cult, con recensioni e approfondimenti che lavorano sull’immaginario provando a pensarlo come sintomo di cambiamenti più generali dei rapporti sociali e del modo con cui li rappresentiamo e li guardiamo, in altri troverete in maggiore evidenza le news inviate dai corrispondenti sparsi in giro per il mondo.

Anche rispetto alla lunghezza degli articoli, ci saranno delle novità. Troverete formati differenti, alle notizie più brevi si affiancheranno saggi, recensioni, inchieste più approfondite e con un’impaginazione differente. Video e foto avranno più spazio e visibilità, dando una struttura adeguata a linguaggi indispensabili per raccontare e indagare il mondo che ci circonda.

Il consiglio che diamo è di non leggere il sito in forma verticale. Combattete la gerarchia spaziale che abbiamo introiettato e inseguite creativamente i desideri di sapere e curiosità! In effetti, abbiamo scelto di rompere lo schema classico (che caratterizza tutti i maggiori portali di informazione italiani) delle colonne verticali, sperimentando un andamento orizzontale dei contenuti. Così come si possono sfogliare al contrario un giornale o una rivista, iniziando a leggere dall’ultima pagina, anche DINAMOpress può essere letto dal basso verso l’alto, trovando sempre contenuti aggiornati e interessanti. Il riferimento alla stampa non è affatto casuale. Dinamo prova a diventare un vero e proprio giornale, un quotidiano e un magazine insieme. Per questo, la scelta grafica dei font di origine e tradizione tipografica e quella del layout cercano di restituire l’odore della carta stampata, troppo presto considerata superata…

Come abbiamo raccontato recentemente, la qualità dei contenuti in questi cinque anni è cresciuta, insieme alle collaborazioni di tant* giovani (e meno giovani), professionisti sparsi per il mondo e precari in testate giornalistiche piccole e grandi. Grazie all’impegno di tanti attivist* che hanno raccontato, fotografato e filmato. Continuare a essere aggregatore di questa intelligenza comune e polverizzata è uno dei nostri obiettivi.

Cinque anni fa DINAMOpress nasceva alla vigilia dello Sciopero sociale europeo, oggi, invece, cambia veste proprio il giorno prima della manifestazione nazionale di Non Una di Meno a Roma, che si inserisce nella mobilitazione globale delle donne. Perché DINAMOpress è cresciuto e si è trasformato di movimento in movimento: non solo prodotto dei conflitti, ma strumento e soggetto attivo delle lotte. Resistiamo al reale per trasformarlo anche trasformando noi stessi.

Ce n’est qu’un début…

 

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