TERRITORI

“Città re-inventate”, Parigi chiama e Roma risponde

Le trasformazioni urbane hanno ovunque la stessa ricetta: privatizzare lo spazio pubblico e allontanare chi non può sostenere i costi che la gentrificazione produce. E nei piani di “rigenerazione” della capitale italiana spunta anche il nome della ex scuola di via Cardinal Capranica, sgomberata con violenza a luglio scorso

Ha iniziato Parigi nel 2014. Con il programma Réinventer Paris l’amministrazione ha offerto al mercato privato 23 siti di proprietà pubblica affinché presentasse proposte per il riuso e la valorizzazione di quei luoghi abbandonati o sottoutilizzati. Nel 2016 è partito il bando per Réinventer la Seine, che offriva aree pubbliche in Bretagna e nell’Île de France, lungo la Senna e la rete dei canali che attraversano la regione, allo stesso scopo. Nel 2017 c’è stata la seconda edizione del programma Réinventer Paris con altri 33 siti, sempre di proprietà pubblica, messi a disposizione di investitori. Oggi molti di questi progetti sono stati realizzati.

A Boulevard Morland, area centrale di 43.600 metri quadri, sono state realizzate da privati residenze, uffici, un albergo, negozi, uno spazio culturale, un centro fitness, dei giardini destinati ad attività ricreative, agricole e paesaggistiche. Vicino all’università Paris Diderot è sorta una residenza collettiva che offre «dei nuovi usi e servizi per favorire il vivere insieme» costruita con tecnologie innovative ed ecologiche. Nelle vicinanze sono stati costruiti 13.000 metri quadri di residenze, 1.200 metri quadri di spazi sociali e 2.000 metri quadri di spazi verdi. Gli edifici sono, naturalmente, con biofacciate rivestite di tappeti di essenze verdi e foreste di alberi e arbusti sono stati messi a dimora sulle logge, «un vero incubatore di biodiversità». E altri e altri ancora!

Esiste anche un altro programma in corso. È Végétalisons Paris. L’ obiettivo prefissato è quello di creare in città almeno 30 ettari di spazi verdi in più, chiedendo l’impegno dei parigini. Incredibile è che lo si voglia fare affidando ai cittadini piccoli ritagli di terreno pubblico, fino ad arrivare all’esilarante Pied d’arbre di 1 metro quadro da piantumare con essenze non commestibili per il quale si stipula un contratto e se ne assume la responsabilità. E così metro quadro dopo metro quadro si arriverà nel 2020 a contarne 300.000!

In questi giorni gira sui social, e viene rilanciata incomprensibilmente con molto entusiasmo, la notizia che a Parigi è iniziata la battaglia contro l’abbandono di edifici inutilizzati e saranno i grandi gestori immobiliari ad autorizzare l’occupazione temporanea dei loro locali vuoti in attesa dei lavori. Chi deciderà di aderire stipulerà un contratto assicurando la guardiania del luogo e sarà pronto ad andarsene quando la proprietà lo chiederà. Uno sgombero programmato al quale non ci si potrà opporre!

Da noi è già successo nelle caserme di via Guido Reni, all’ex dogana a San Lorenzo e nei depositi Atac destinati alla vendita per risanare le casse dissestate dell’azienda. Esperienze che hanno portato lauti guadagni ai gestori provvisori, ritorno di immagine alla proprietà e nulla ai territori interessati. Anche per la Casa delle donne romana Lucha y Siesta si è deciso che l’occupazione, dopo 10 anni, era da intendersi temporanea e quindi via!

Cosa lega tutti questi programmi parigini? Semplicemente la privatizzazione di ogni spazio pubblico! E la garanzia conseguente che quegli spazi non saranno occupati dalle migliaia di senza casa che affollano le strade della Ville Lumière. Anche Parigi combatte il degrado.

Noi, si sa, ci sentiamo un po’ i cugini poveri e quello che succede a Parigi è da copiare, per essere un po’ meno provinciali. Una volta era il tailleur di Coco Chanel, oggi sono i programmi urbanistici. Nasce così ReinventiAMO Roma, un piano per la rigenerazione della Capitale con «una visione che pone al centro del suo sviluppo un nuovo modo di abitare, di costruire relazioni urbane». Si selezionano aree e immobili pubblici da rigenerare «per migliorare la qualità della vita degli abitanti e contribuire così a una reale innovazione urbana sostenibile».

La manifestazione di interesse è stata presentata il 4 dicembre e prevede la scadenza a maggio 2020 per la presentazione delle proposte. I primi 13 beni immobili, trasformati da patrimonio pubblico indisponibile a disponibile, resteranno di proprietà comunale, ma cosa farli diventare lo proporranno gli investitori, in modo da assicurarsi gli utili più convenienti. Saranno sempre loro a occuparsi della gestione e a poter usufruire dell’aumento di cubatura del 30%, previsto dalla legge regionale sulla Rigenerazione Urbana. Per quello che riguarda le future destinazioni funzionali si è parlato di un mix di social housing e servizi privati. Anche qui privatizzazione di spazi pubblici! Ma non basta, c’è una sorpresa.

Scorrendo l’elenco dei siti proposti, si è scoperto che, insieme a scuole vuote oramai da anni, mercati abbandonati, aree industriali dismesse compare l’ex scuola di via Cardinal Capranica che, fino a luglio scorso, non era affatto in disuso. Era la casa di 250 persone, delle quali 80 minori, da circa vent’anni, che non avevano mai rappresentato un problema per il quartiere. Erano perfettamente integrate, i bambini frequentavano regolarmente le scuole fino a quella mattina quando, con un dispiegamento di forze fuori misura, erano stati buttati in mezzo alla strada. Allora ci chiedevamo perché, senza aver trovato soluzioni alternative per quelle persone, ci fosse stata tanta urgenza nel voler liberare un edificio pubblico. Oggi abbiamo avuto la risposta.

Torniamo a Parigi. In questi giorni la capitale francese (come tutta la Francia) è bloccata dallo sciopero generale e attraversata da enormi cortei che reclamano giustizia sociale, diritti per tutti, libertà e la possibilità di decidere sul loro futuro e sui loro territori. Anche loro vogliono scrivere il programma per Réinventer Paris.

Giovedì 5 dicembre nella piazza di Primavalle i Movimenti per il diritto all’abitare hanno dato vita a un’affollatissima assemblea. Gli sgomberati dalla scuola di Cardinal Capranica hanno raccontato come lo sgombero di luglio rappresenti per loro una ferita ancora aperta, hanno descritto le condizioni in cui sono costretti a vivere adesso. Da tutti è venuta la determinazione di Reinventare Roma, veramente. Una città dove questo non possa più accadere e la casa sia un diritto per tutti.