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Argentina, le donne fanno la storia: approvata la legge sull’aborto

La Marea Verde torna ad inondare le strade in occasione del voto definitivo al Senato del progetto di legge per l’aborto legale, sicuro e gratuito: con 38 voti a favore, 29 contrari e 1 astenuto, la legge è stata finalmente definitivamente approvata

Finalmente è arrivata al Senato la proposta di legge sull’aborto legale, nello stesso giorno in cui sono cominciate le prime somministrazioni del vaccino russo Sputnik V contro la Covid in Argentina. Anche in questa occasione, come avvenuto durante la discussione al Congresso due settimane fa, dalle 16 si è svolta una maratona di interventi a favore e contro la legge con senatori e senatrici di ogni coalizione e partito politico che si sono alternati per oltre quindici ore all’interno del Senato, con una ampia partecipazione sia in presenza che online, date le restrizioni dovute alla pandemia.

Dei 72 senatori e senatrici, sono stati presenti al dibattito in 70, i due assenti sono stati José Alperovich, sospeso per l’accusa di abusi sessuali contro una nipote e Carlos Menem, in ospedale in condizioni gravi; entrambi avrebbero votato contro la legge. Così, due anni e mezzo dopo la prima votazione in Senato, quando la legge fu bocciata per 38 voti a 31, dopo la prima approvazione al Congresso durante il governo di Mauricio Macri, con il nuovo governo e le due Camere parzialmente rinnovate, abbiamo assistito per ore ad uno scenario già visto ma con un esito differente.

 

A differenza di due anni fa, il voto questa volta è stato favorevole: con 38 voti a sostegno, 29 contrari e di 1 astenuto, la legge è stata approvata.

 

 

 

Il presidente Alberto Fernández, entrato in carica un anno fa, aveva annunciato di voler presentare alle Camere la proposta di legge già nel mese di marzo, ma la discussione ed approvazione è stata poi rimandata per quasi un anno a causa della pandemia. Dopo i mesi più difficili della quarantena e del distanziamento sociale, mentre i numeri dei contagi riprendono nuovamente ad aumentare in modo preoccupante nel paese nonostante l’estate, la forza del movimento femminista ha ottenuto che la legge fosse votata prima della fine del 2020 e prima di arrivare all’anno elettorale del 2021 quando si voterà per il rinnovo parziale delle due Camere.

Le scorse settimane sono state caratterizzate da una grande tensione: riunioni, azioni di pressione e negoziazioni tra partiti, movimenti, organizzazioni sociali e politiche, fino alle minacce contro senatori e senatrici indecisi o favorevoli da parte degli anti-diritti e delle coalizioni antiabortiste. La campagna antiabortista ha tappezzato le città di manifesti falsi della campagna pro-aborto, per screditarla, mentre la Chiesa moltiplicava le omelie e le prese di posizione pubbliche contro la legge sull’aborto legale. Intanto nei quartieri popolari, diverse organizzazioni popolari di donne sono scese in piazza rivendicando l’aborto legale.

 

Fino a poche ore prima del voto, secondo le intenzioni dichiarate vi era pareggio tra favorevoli e contrari, con un numero minimo di indecisi che solamente nelle ultime ore avrebbero indicato la propria scelta.

 

Grazie ad una modifica nella proposta di legge, nell’ambito di una serrata negoziazione con il governo, tre degli indecisi hanno alla fine deciso di votare a favore, annunciandolo già durante il dibattito parlamentare nella notte argentina.

 

Foto di Gianluigi Gurgigno

 

Fin dal pomeriggio, nell’afa dell’estate di Buenos Aires, migliaia di donne con i pañuelos verdi hanno riempito le strade limitrofe alla piazza del Congresso, mentre dall’altra parte della piazza si cominciavano a concentrare i pañuelos azzurri, simbolo degli “anti-derechos”, come vengono chiamate in Argentina le organizzazioni anti abortiste autodenominatesi “per la difesa delle due vite”, che sono state però ribattezzate come “pro aborto clandestino”, fortemente finanziate e sostenute dai settori conservatori del Nord globale, dalla chiesa e dall’evangelismo.

 

Nelle strade del centro attorno al Congresso sono state montate decine e decine di tende, gazebi, palchi, spazi musicali, artistici, diversi schermi giganti dove venivano proiettati gli interventi del dibattito al Senato.

 

Per tutto il pomeriggio, e poi ancora nella notte, mentre la luna piena illuminava la notte porteña, un infinito andirvieni senza fine di centinaia di migliaia di persone ha affollato le strade: “Sarà legge” e “Addio all’aborto clandestino”, “Siamo le sopravvissute degli aborti clandestini”, “La maternità sarà desiderata o non sarà”, e tante altre frasi, parole e slogan risuonavano sui corpi, sui cartelli e sugli striscioni. Fino a notte inoltrata aspettando il voto all’alba, diverse generazioni di donne argentine hanno animato la piazza.

Già dalle undici di sera la possibilità sempre più concreta dell’approvazione cominciava a circolare. L’entusiasmo, la festa, i canti e gli slogan, intrecciati alla stanchezza dopo oltre dodici ore di mobilitazione in piazza, sono confluiti nelle emozioni collettive quando alle 4.04 del mattino Cristina Fernández Kirchner, vicepresidenta del governo, ha invitato i senatori a votare. Un attimo di silenzio ha attraversato la piazza, poi gli annunci del voto di ongi senatore e senatrice dagli altoparlanti, e alle 4.12 un tripudio di felicità, lacrime, commozione ed abbracci ha accolto l’annuncio dei 38 voti favorevoli.

 

Foto di Gianluigi Gurgigno

 

Dalle pioniere della Campagna per l’Aborto fino alle giovanissime liceali, in piazza sono scese donne, lesbiche, trans dell’ultima ondata transfemminista, lavoratrici organizzate nei sindacati, partiti politici e movimenti sociali, donne indigene, migranti, abitanti delle villas e lavoratrici delle economie popolari. Una trasversalità ed una eterogeneità generazionale e sociale significativa che costituisce la potenza politica, capace di occupare le strade e di intervenire nelle istituzioni, di conquistare nuovi diritti e di estendere e connettere le lotte del femminismo con le diverse conflittualità sociali.

 

In Argentina, ma non solo, i movimenti femministi hanno mostrato una significativa capacità di connettere processi di lotta, conflittualità e pratiche di resistenza, riconfigurando lo scenario politico e politicizzando le relazioni sociali, lavorative, e le molteplici forme di oppressione e di sfruttamento.

 

A proposito dell’aborto, secondo il Centro di Studi Legali e Sociali, in un rilevamento portato avanti assieme alla Campagna Nazionale per l’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito, sono 1532 i processi in corso attualmente contro donne e corpi gestanti per il reato di aborto. Osservando questi processi, le due organizzazioni segnalamo come “si produca un dispositivo di castigo che coinvolge polizia, podere giudiziario, personale sanitario, media e sistema penitenziario, con effetti sulle vite delle donne che vengono segnalate come criminali. Indipendentemente dagli esiti del processo, il castigo opera sulle donne e sui figli e familiari” segnalano a Notas. Migliaia le morti per aborto clandestino, soprattutto tra i settori popolari, perché anche “sopravvivere ad un aborto è un privilegio di classe” diceva uno striscione.

Clarisa Gambera, sindacalista della CTA Autonoma della capitale federale, afferma in un video dalla piazza di oggi: “noi donne lavoratrici stiamo facendo la storia, stiamo recuperando una lotta iniziata molti anni fa, sono parte di un sindacato che ha sempre sostenuto l’aborto legale, ma abbiamo discusso dentro tutti i sindacati, abbiamo cambiato molto il paese negli ultimi quindici anni di lotta, siamo moltissime oggi le donne lavoratrici in piazza, con unità e lotta stiamo facendo la storia, oggi è una giornata meravigliosa, molto potente”.

 

Foto di Gianluigi Gurgigno

 

Veronica Gago del Collettivo Ni Una Menos segnala come la combinazione di lavoro riproduttivo gratuito ed obbligatorio e controllo dei corpi sia una costante del potere patriarcale e coloniale, e come l’articolazione delle lotte per l’autonomia dei corpi e dei territori abbia permesso nuovi spazi di connessione tra le lotte femministe e quelle contro l’estrattivismo e la devastazione ambientale.

 

La lotta per l’aborto legale, sostiene Gago, è una lotta per l’autonomia dei corpi che ha saputo costruire connessione e articolazioni globale, qualificandosi come gesto politico anti conservatore e anti reazionario.

 

Inoltre, la questione dell’aborto si connette con le lotte contro lo sfruttamento, ed in particolare contro le modalità differenziali dello sfruttamento: scrive Veronica Gago, che: “fare una genealogia della convergenza tra la dinamica degli scioperi femministi e la marea verde permette esplicitare la connessione dei modi di sfruttamento differenziale dei corpi segnati dalla classe, dal genere e dalla razza. Abbiamo connesso il lavoro non pagato, o mal pagato, con gli aborti cari e insicuri, le forme di precarizzazione della vita, il controllo in nome della democrazia del mercato del lavoro e il controllo ecclesiastico rispetto al desiderio e alla decisione autonoma. Per questo, il diritto all’aborto diventa un gesto di disobbedienza rispetto alla naturalizzazione gratuita e servile, sostenuta dal mandato di genere, della servitù domestica. Denaro ed aborto sono indissociabili”.

 

Foto di Gianluigi Gurgigno

 

Nella crisi profonda che il paese indebitato e impoverito sta attraversando, una crisi acuita dalla pandemia e da una svalutazione che sembra non conoscere fine,  mentre il governo prova ad affrontare la sfida di recuperare un paese affranto da quattro anni di politiche neoliberale, queste lotte sono assolutamente connesse tra loro, ed indicano una continuità dei conflitti in questa fase.

 

Quello di oggi è indubbiamente un trionfo storico del movimento femminista. Dopo decenni di Campagna per l’aborto legale, sicuro e gratuito, dopo la marea verde degli ultimi anni, dopo la sconfitta al Senato di due anni fa, oggi è stato un trionfo atteso, un debito saldato con le donne e i corpi gestanti, e con l’intera società. Dal palco festeggiano ma ricordano tutte quelle donne che hanno perso la vita per l’aborto clandestino, le sofferenze e le violenze subite da migliaia di donne, le sfide che verranno.

 

Questa notte, una storica vittoria che apre nuove prospettive di lotta a livello latinoamericano e globale. Una vittoria conquistata nelle strade, nelle piazze, nelle case, dalle donne e dalla marea verde argentina.

 

A livello latinoamericano, perché l’Argentina è il primo grande paese a legalizzare l’aborto, che altrimenti è legale solamente in Uruguay e a Cuba (oltre al distretto di Città del Messico e di Oaxaca in Messico) e questa lotta rafforza e potenzia tutte le altre lotte nei diversi contesti nazionali. Globale, perché le risonanze delle lotte femministe a livello planetario hanno sostenuto, accompagnato e costruito trame in comune con la lotta argentina.

Da domani, tutto un futuro da ricostruire, a partire dalle lotte. Oggi, le donne hanno dimostrato di saper conquistare nuovi diritti. Da domani, la forza e la potenza delle maree femministe popolari, intersezionali ed internazionaliste emerse in questi anni saranno decisive per tutti i prossimi conflitti a venire.

 

Immagine di copertina e foto nell’articolo: Gianluigi Gurgigno