editoriale

3-5 aprile: treni, autoblinde e ballerine

Il 3 aprile 1917 alle 23 arriva un treno a Pietrogrado, stazione di Finlandia. Lenin ha viaggiato per giorni attraverso la nemica Germania all’interno di un vagone sigillato , in compagnia di Zinov’ev, Radek, Sokol’nilov, G. Safarov con consorte, e Inessa Armand (amatissima compagna dello stesso Vladimir Il’ič). Se ne è giustamente fregato di usufruire dell’aiuto dello stato maggiore tedesco, interessato a che qualcuno creasse problemi sul fronte orientale. Lenin voleva appunto mettere fine alla guerra e dare inizio alla rivoluzione, quindi giocava i militaristi tedeschi contro i militaristi russi.

Durante il viaggio comincia a redigere le cosiddette Tesi di aprile, opponendosi alla linea che, secondo le scarse informazioni ricevute a Zurigo, andava affermandosi negli organi bolscevichi tornati legali dopo la Rivoluzione di febbraio, l’ufficio russo del Comitato centrale e la redazione della Pravda, che in complesso avevano assunto una linea oscillante nei confronti del Governo provvisorio e della partecipazione alla guerra (“difensivismo”), senza dichiararsi esplicitamente a favore del potere dei Soviet e del disfattismo. Kámenev rappresenta la destra, Mòlotov e, con più esitazioni, Stalin la sinistra di una direzione politica in complesso soprattutto confusa.

Lenin e il suo gruppo sono accolti dalla banda che suona la Marsigliese e da parole di circostanza del presidente menscevico del soviet di Pietrogrado, Čcheidze. Sparuta la delegazione d’onore bolscevica: Šljápnikov, che era salito sul treno alla stazione precedente per ragguagliarlo sulla situazione, Kámenev (subito aggredito per la svolta “difensista” della Pravda), la Kollontaj che gli offre un mazzo di fiori mettendolo in imbarazzo (peraltro sarà l’unica ad appoggiarlo nei giorni immediatamente seguenti). Lenin, che ha afferrato la situazione, non fa tante storie, sale su un’autoblinda e arringa la folla bolscevica, esaltando il disfattismo e proclamando che la sporca guerra imperialista si trasformerà in una guerra civile europea portando in qualsiasi giorno alla rovina l’intero capitalismo europeo: la rivoluzione russa ha spalancato l’epoca della rivoluzione socialista mondiale. Poi via di corsa alla sede del CC bolscevico, che si è insediato per esproprio nel delizioso nido d’amore di una ballerina, dono dello zar di cui era amante, Matil’da Kšesínskaja (fino a luglio Lenin vivrà lì). Ripete alle 2 di notte i predetti concetti al resto dei capi del Partito e legge per esteso le Tesi nella mattinata del 4 alla redazione della Pravda e nel pomeriggio a una riunione congiunta di bolscevichi, menscevichi e indipendenti nel Palazzo di Tauride, sede dei Soviet. Praticamente lo prendono per pazzo (solo la Kollontaj, come dicevamo, lo difende) e non migliore fortuna gli tocca in serata a una riunione di soli bolscevichi. Poi, immaginiamo, sarà crollato per il sonno.

Il 7 aprile le Tesi sono pubblicate sulla Pravda, ma la stessa sera vengono bocciate dal comitato di partito di Pietrogrado con 12 voti contro 2 e 1 astensione. Solo nella conferenza cittadina del 14 e in quella panrussa del 24 aprile Lenin riuscirà a riprendere in mano la situazione e a conseguire una maggioranza.

Cosa dicevano quelle Tesi e perché la battaglia d’aprile è la più straordinaria impresa di Lenin e forse il miglior esempio dell’essenza della politica?

1. La guerra è brigantesca e non la si può sostenere in nessun modo. Giusto perché alcuni suoi sostenitori sono in buona fede, bisogna insistere che le condizioni per una pace democratica senza annessioni consistono nella presa del potere da parte del proletariato e dei contadini poveri e nella rottura con ogni interesse del capitale. Propagandare questa posizione nell’esercito e fraternizzare con il “nemico”.

2. Si sta passando dalla prima fase della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell’insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla sua seconda fase, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.

3. Nessun appoggio al Governo provvisorio, è sciocco rivendicare che un governo di capitalisti, cessi di essere imperialistico.

4. Oggi il nostro partito è in minoranza nella maggior parte dei Soviet dei deputati operai, ma i Soviet sono l’unica forma possibile di governo rivoluzionario e pertanto, fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un’opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell’esperienza.

5. Niente repubblica parlamentare: ritornare ad essa dopo i Soviet sarebbe un passo indietro. Sopprimere la polizia, l’esercito e il corpo dei funzionari. Tutti i funzionari devono essere eleggibili e revocabili in qualsiasi momento e il loro stipendio non deve superare il salario medio di un buon operaio.

6. Nelle campagne tutto il potere ai Soviet dei deputati dei salariati agricoli. Confiscare le grandi proprietà fondiarie, nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione di Soviet locali di deputati dei salariati agricoli e dei contadini. Costituire i Soviet dei deputati dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta un’azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposto al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli.

7. Fusione immediata di tutte le banche del paese in un’unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei Soviet dei deputati operai.

8. Il nostro compito immediato non è l’instaurazione del socialismo ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati operai.

Le tesi 9 e 10 erano dedicate al rinnovamento del programma del Partito e alla costituzione di una nuova Internazionale.

La battaglia di aprile è un modello politico perché mostra come un leader rivoluzionario scavalchi la sua creatura (il bolscevismo del 1904-1917), recuperi dal movimento reale istituzioni (i soviet) prima (nel 1905) poco apprezzate ma ora essenziali, si rivolga direttamente alle masse e ai loro bisogni immediati (pace e terra), bypassi il logoro dibattito sulle due fasi della rivoluzione (democratico-borghese e socialista) e conquisti l’avanguardia sfidando ogni assetto di partito già costituito per poi conquistare la massa (ma da subito conquistando un consenso di massa, con un processo circolare). Ogni ortodossia è infranta, con un comportamento “delirante” (dicono di lui), minoritario ma in sintonia con il processo storico. Soprattutto Lenin sa cogliere l’occasione (questa è la lezione sull’essenza della politica) e lo confermerà nell’ottobre – non un minuto prima, non un minuto dopo –, ma qui siamo a livello delle scelte politiche strategiche, non dell’azione militare. Intelligenza politica e forza (nella duplice forma dell’astuzia del treno sigillato e della violenza del discorso dall’autoblinda), come il Centauro machiavelliano. La congiuntura definisce amici e nemici, con assai maggior realismo della definizione schmittiana, che sarà piuttosto la linea di condotta del suo successore. Il leader afferra la tendenza delle masse e ristruttura una dirigenza collettiva in grado di assecondarla e di forzare la situazione, che non evolve da sola. Aprile è solo un inizio, poi verrà la crisi di luglio e la vittoria dell’ottobre. E non sarà una vittoria definitiva – l’abbiamo visto. Dell’essenza della politica sappiamo abbastanza, del comunismo meno.

Post-produzione. Tutti i personaggi sopra elencati (eccetto Armand, Lenin, Stalin e Mòlotov) morirono di morte non naturale durante le purghe degli anni Trenta. La Kollontaj scampò per un pelo, morì nel suo letto ottantenne e le è stato intitolato un asteroide. La Kšesínskaja ingaggerà una (ovviamente sfortunata) battaglia per rientrare in possesso del maltolto nel maggio-ottobre 1917, emigrerà, organizzerà una buona scuola di ballo a Parigi (fra le allieve Margot Fonteyn), sarà arrestata per qualche mese dai nazisti e morirà centenaria.