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Dalla parte della ricerca storica. Del Boca e la storia del colonialismo italiano

Le ricerche di Angelo Del Boca hanno ridefinito un campo di studi, ma sono andate anche oltre il dibattito scientifico e parlato all’intera società civile – decostruendo miti compiacenti e autoassolutori e ponendo nuovi interrogativi. La prima uscita di uno speciale dedicato ad Angelo Del Boca

Una delle sfide più eccitanti per uno storico è quella di ritrovarsi per primo di fronte a una storia da ricostruire e analizzare. Significa avere campo libero, non essere particolarmente condizionati da letture storiche elaborate in precedenza, non avere la paura di riutilizzare fonti già interpretate, essere certi che il proprio lavoro sarà originale e non una rielaborazione di ricostruzioni storiche altrui.


Per quanto possa sembrare favorevole una situazione simile pone dei rischi enormi allo storico che la vive. Dover ricostruire una storia senza avere letteratura a disposizione significa trovarsi in mezzo al mare senza bussola né fari all’orizzonte. Significa avere a disposizione centinaia di faldoni di documenti e una sterminata mole di fonti a stampa che non sono stati consultati.


Se da una parte questa situazione offre la possibilità di poter lavorare quasi nella più completa libertà di interpretazione, dall’altra presenta delle possibilità di errore molto elevate e il lavoro di controllo non può affidarsi a ricostruzioni storiche pregresse.


In linea di massima questa è la condizione nella quale si è ritrovato lo storico Angelo Del Boca quando ha iniziato le proprie ricerche sulla storia del colonialismo italiano, confluite in La guerra d’Abissinia (1935-1951) e nelle monumentali serie su Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.


(da commons.wikimedia.org)

In realtà quando Del Boca inizia il suo lavoro di scavo tra i documenti una, molte, ricostruzioni storiche del colonialismo italiano esistono già. Sono accomunate da un tratto celebrativo di quella che di volta in volta viene chiamata e raccontata come «avventura» e «conquista» coloniale; sono storie che raccontano la «grandezza» dell’Italia che conquista il suo posto al sole e l’«eroismo» dei suoi coloni che trasformano il deserto in terra fertile.


Qualche punto cardinale perciò Del Boca, e insieme a lui Roberto Battaglia, Romain Rainero e Giorgio Rochat che nello stesso periodo compiono le loro ricerche sulla storia del colonialismo italiano, lo ha a disposizione.


Decide però di non fidarsi della bussola che la storiografia gli offre in quel momento e, seguendo un approccio critico alle fonti che studia, libera le sue ricostruzioni storiche del colonialismo italiano da quella patina di celebrazione, esotismo e grandezza che fino alla pubblicazione dei suoi lavori avevano costituito per la società italiana l’unica fonte a cui accedere per conoscere quegli eventi.


Portando avanti questa linea di lavoro Angelo Del Boca, volume dopo volume, compie una rivoluzione storiografica su uno dei temi più cari e intoccabili per istituzioni e società italiana. Scrive una storia del colonialismo italiano che mette in crisi la grandezza dell’Italia e l’eroismo dei coloni italiani; lo può fare perché esamina una mole sterminata di fonti e perché le sue ricostruzioni e interpretazioni sono ancorate alle fonti, non alla necessità di compiacere le istituzioni o i suoi eventuali lettori.


Come ha recentemente evidenziato Nicola Labanca, uno dei primi segni evidenti di questa rivoluzione storiografica è presente già nei titoli dei volumi di Del Boca. Gli italiani in Africa orientale e gli italiani in Libia sono l’oggetto della sua ricostruzione storica; la sua lettura del fenomeno coloniale, già dall’inizio, non si ferma all’analisi del ruolo delle istituzioni italiane ma prende in considerazione tutta la società.


Questa prospettiva d’analisi permette a Del Boca di compiere un lavoro che mischia in maniera sapiente ed efficace la storia politica con quella sociale, la storia economica con quella militare; il risultato è una storia che rispetto a quelle precedenti apre moltissime domande al lettore e interroga la società italiana e non solo le istituzioni sulle responsabilità di quel passato che in realtà quando i suoi volumi vengono pubblicati per la prima volta è passato da pochissimo.


In quei volumi compaiono e prendono forma non soltanto le storie degli italiani colonizzatori ma anche quelle degli eritrei, degli etiopici, dei libici e dei somali colonizzati. Fino a quel momento relegati a sfondo per la narrazione delle conquiste oltremare italiane le ricerche di Del Boca ci raccontano di colonizzati che resistono e combattono la colonizzazione italiana. Trova spazio la ricostruzione della segregazione razziale, dello spossessamento e dell’imposizione alla quale furono costretti ad assoggettarsi.


La storia che Del Boca scrive ci racconta quindi di un potere coloniale italiano che non viene accettato gioiosamente dalle popolazioni colonizzate, come spesso nella pubblicistica e in gran parte della storiografia veniva raccontato fino a quel momento; quel potere viene imposto con la forza e mantenuto con la violenza e la netta separazione tra colonizzatori e colonizzati, sancita dalla diversità di diritti ai quali potevano avere accesso.


Il lavoro di ricostruzione e analisi storica non si chiude però dentro i limiti cronologici del dominio coloniale italiano ma va oltre per cercare di ricostruire come il colonialismo e la mentalità coloniale abbiano continuato a influenzare gli italiani nel pensare sé stessi come società e nazione rispetto agli altri.


È il caso di L’Africa nella coscienza degli italiani e Italiani, brava gente?, volumi che indagano da una parte come l’Italia e gli italiani si sono rapportati con un mondo decolonizzato e come vivano la memoria del passato coloniale, e dall’altra delineano nel tempo la costruzione di un mito dell’italiano «brava gente» che viene decostruito attraverso la ricostruzione dei crimini commessi dagli italiani su vari fronti, da quello del mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione nazionale, a quello delle occupazioni coloniali in Africa e in Asia, fino al fronte adriatico e l’occupazione della Slovenia.


Facendo riferimento soltanto a questi lavori, che certamente non chiudono la prolifica produzione di Del Boca, e senza approfondire il rilievo per il dibattito storiografico delle riviste di cui è stato animatore, prima «Studi Piacentini» e successivamente «I Sentieri della Ricerca», appare abbastanza chiaro il peso che i suoi studi hanno avuto e continuano ad avere non soltanto per lo specifico campo degli studi sulla storia del colonialismo ma più in generale per gli studi sull’Italia contemporanea.


Le sue ricerche e interpretazioni si sono affermate non senza difficoltà dentro e fuori l’ambiente scientifico; gran parte di queste difficoltà generava dal fatto che le sue ricostruzioni storiche non coincidevano con l’idea, ancora oggi diffusa nella società italiana, di un colonialismo italiano speciale, laborioso, operaio, bonario, tutt’al più straccione ma non cattivo.


Il rigore con cui ha compiuto le sue ricerche ha però permesso ad Angelo Del Boca di contrastare e smontare tanto i miti quanto le critiche. Lo ha fatto attraverso i documenti d’archivio, quando ha dimostrato l’utilizzo da parte italiana di aggressivi chimici durante la guerra d’Etiopia ma in maniera ancora più profonda lo ha fatto ricostruendo un quadro storico dal quale risulta chiaro e comprensibile quanto la cultura e la mentalità coloniale abbiano formato e in parte continuino a nutrire la società italiana.


Se sul piano storiografico già da diversi decenni i suoi studi si sono affermati come imprescindibili per orientarsi nella storia del colonialismo italiano, è altrettanto importante evidenziare quanto i suoi lavori abbiano influenzato e tuttora influenzino la società civile.

Nonostante una parte della società italiana continui a nutrirsi di quei miti legati al colonialismo, grazie alle sue ricerche e anche a quelle che dopo le sue (e grazie alle sue) sono state condotte, si sta affermando sempre di più nella società civile una lettura critica del passato coloniale.


Uno dei miti attorno ai quali si è costruita l’idea celebrativa e distorta della storia coloniale è quella che rappresenta gli italiani in Africa come costruttori di strade.

Leggendo Del Boca emerge chiaramente che quelle strade vennero costruite per mantenere e rafforzare il sistema di dominio italiano sui colonizzati.


Le strade costruite dalle ricerche di Angelo Del Boca invece non hanno alcuna velleità di dominio; proprio come il titolo della rivista sono dei sentieri i cui paletti sono lo spirito critico e il rigore metodologico; lui quei sentieri ce li ha segnati per bene, ora sta a noi continuare.

Introduzione e indice con tutti gli articoli dello speciale su Del Boca.