ITALIA

Val Susa, proteste contro lo sgombero del presidio a San Didero

In atto stanotte un tentativo di sgombero al presidio di San Didero in val Susa, con ingente dispiegamento di camionette delle forze dell’ordine e ruspe. Poco dopo, la manifestazione di protesta del movimento No Tav

Il territorio intero sembra voler resistere all’ennesima prova di forza della polizia in Val Susa. Centinaia di persone, fra attiviste e attivisti, cittadini e cittadine che arrivano da Torino e dalle vallate circostanti, nonché i sindaci dei comuni di alcuni comuni limitrofi, si stanno mobilitando da oltre dodici ore per portare solidarietà al presidio No Tav situato nel rudere intorno al vecchio autoporto di San Didero.

Verso la mezzanotte di ieri, un significativo dispiegamento di agenti, camionette e ruspe ha fatto irruzione nell’area, in quello che pare essere un tentativo di sgombero o, comunque, un’operazione di intimidazione e indebolimento del movimento che si oppone alla costruzione della Torino-Lione da parte delle forze dell’ordine. «Solo sulla statale che conduce al presidio avrò contato almeno 60 camionette», ci raccontano militanti che si trovano in valle.

«Sono iniziate a circolare notizie già dalle nove di sera, visto che si notavano “movimenti sospetti” da più parti. Il processo è evidentemente andato un po’ per le lunghe e solo dopo qualche ora c’è stata l’irruzione. È probabile che l’intento sia quello di iniziare a portare nell’area mezzi e strumenti per l’inizio dei lavori».

San Didero è un paese della bassa val di Susa. In una delle piane della zona dovrebbe sorgere il nuovo autoporto: una delle opere accessorie alla Torino-Lione che è stata appaltata all’azienda italo-francese Telt, responsabile della costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità.

Il problema è che una tale area di servizio per automobili e camion andrebbe a intaccare un territorio che è, come denunciato da tempo dal movimento No Tav, «molto sensibile, in quanto vi sussiste un bosco, unico polmone verde della pianura in bassa valle, e il terreno è ricco di pbc e altri inquinanti pericolosi».

 

 

Cinque attiviste e attivisti stanno resistendo sul tetto del presidio dalla scorsa notte, per ribadire che anche l’autoporto – al pari delle altre progettazioni nell’area – fa parte di una unica “grande opera” di devastazione e stravolgimento del contesto valsusino.

Nel frattempo, la polizia cerca di spezzare le mobilitazioni di solidarietà che si stanno creando in maniera trasversale fra la popolazione: sono stati predisposti blocchi sulla strada statale che porta al presidio, è stato impedito l’accesso all’area a sindaci e amministratori locali sopraggiunti sul posto per verificare le condizioni di salute dei e delle manifestanti sul tetto, chi ha provato a muoversi per campi e strade secondarie è stato caricato e allontanato con i fumogeni.

«Stanno mettendo in atto una repressione fortissima», raccontano attivisti e attiviste che stanno lottando in valle. «Un dispiegamento così grande di forze non si vedeva da tempo. Da parte No Tav, si stanno mobilitando in tantissime e tantissimi, ma solo pochi di noi riescono ad arrivare all’area per portare solidarietà. Ora capiremo come poter dare una risposta collettiva».

Risposta che non tarda ad arrivare: dopo la conferenza stampa tenuta dei sindaci della zona, indetta vicino al presidio di San Didero, è prevista una manifestazione No Tav in partenza dalla polivalente alle ore 18. «La valle non vi vuole!», è lo slogan che l’accompagna.

 

Tutte le immagini dalla pagina Facebook di No Tav. info