ITALIA

Edda Billi gennaio 2026

Edda Billi 1933-2026, quasi un secolo di femminismo

Lo scorso sabato 10 gennaio ci ha lasciata una delle figure più importanti della lotta politica femminista e separatista del 1900. Edda Billi, storica attivista per la liberazione e l’autodeterminazione delle donne, è scomparsa. Restano le sue parole e i suoi versi nelle lotte che oggi si battono contro la violenza patriarcale

Dopo quasi più di 70 anni di vita a Roma, ancora tenacemente e linguisticamente maremmana.

Edda Billi la femminista storica da tutte riconosciuta madre, sorella, amante delle donne e delle lotte per la loro liberazione e autodeterminazione.

Diceva sempre di essere partita dalla consapevolezza che venivamo sempre viste (e ci vedevamo tra noi) con gli occhi degli uomini. Catalogate e ruolizzate dal loro potere economico, politico e filosofico. Inesistenti. Costola. Madonna. Peccatrice e madre.

Fin dai ’70 lucida veemente appassionata provocatrice e visionaria di invenzioni di parole, di mondi e di futuro per il Soggetto Donna che ha contribuito a portare in piazza e nella Storia.

Io capisco che anche una personaggia del valore politico di Edda Billi possa essere vissuta e considerata come vecchia e superata dai tanti femminismi di questi ultimi anni. Che pure molto ha prodotto con le sue lotte anche nelle forme e negli slogan degli anni ’70, felicemente rivisitati. Rinverdendoli di nuova linfa digitale. Il suo (nostro ) femminismo era onnicomprensivo e onnipotente da denunciare e lottare contro ogni forma di potere che schiacciasse sfruttasse e annullasse razze specie e diritti di umani animali natura e che normasse e reprimesse sessualità culture e libertà.

Edda che da orgogliosa lesbica si è battuta per il divorzio, per l’aborto. Che ha inventato la parola femminicidio, quando assassinare una donna era un delitto contro la morale. Che ha fondato il Centro Alma Sabatini per lavorare contro la lingua falsamente neutra e la Casa Internazionale delle Donne dopo l’occupazione del Governo Vecchio.

Edda anticlericale, antimilitarista e così critica con le istituzioni da rifiutare, perché separatista vera, ogni richiamo di cariche e poltrone (in elezioni che avrebbe vinto a man bassa). Un separatismo che ancora vedeva (e io con lei) necessario, vitale e strategico per una lotta radicale e dura al potere e alla violenza maschile che governa il mondo. Meloni non è una donna del potere femminile ma una donna al servizio del potere.

Dopo ogni stupro e femminicidio Edda ha sperato con me di vedere cortei di uomini incazzati contro quella violenza alle donne: essa sì manifestazione fondante del potere maschile incarnato nelle istituzioni e religioni universali. Diceva: ma perché scendono in piazza per tutto e per tutti e bruciano e spaccano vetrine e si scontrano con la polizia ma non lottano MAI contro gli stupratori e assassini delle donne? Vedeva tutto ciò come la “radice prima” della guerra.

Di tutte le guerre. È un’analisi difficile. Lo sapeva. Lo so. Provocatoria e politicamente scorretta anche per molte donne combattenti politiche. Forse il filo rosso tra Edda e le nuove donne in lotta sembra essersi interrotto. Sarebbe un grave danno per il femminismo: tutto.

Ma in fondo era anche sicura che fossimo riuscite a piantare semi potenti nella coscienza di donne che potrebbero essere le sue pronipoti. Dunque il futuro. 

Sentiva che pur con tutte le diversità di analisi e di pratiche, sono donne che partendo da sé, hanno conquistato la coscienza di essere soggetti politici potenti e vincenti, ancorché “imprevisti”, che finalmente stavano facendo e scrivendo una storia che non poteva più cancellarle ma registrarne il valore a vantaggio di tutti.

Edda Billi era una poeta “imprigionata” in un corpo politico. Poeta raffinata, abitante di mondi segreti. Di donne e animali e alberi fantastici e realissimi.

 Vi regalo questa:

                            Mi accade d’esser viva

                            Quando non so

                            Dell’acqua che scorre il senso

                            E della pioggia il verso.

E anche un suo Haiku: 

                            Cauta mi stendo

                            sull’orlo del tempo

                            invecchio adagio.

Le immagini sono di Paola Mastrangeli

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