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Il 77 visionario di Stefano Tamburini

Verso l'evento “Il futuro era marcio. Storie di punk e sovversioni varie”. Nuovo stralcio da “Lo stivale è marcio”, di Claudio Pescetelli, libro che racconta anche la vicenda di Stefano Tamburini, genio visionario del fumetto e ideatore/autore delle migliori riviste satiriche nate nella bolgia del 1977
Roma Kaputt Mundi: memorie di un giovane punk

Stefano ‘Steve Tamburo’ Tamburini nasce a Roma nel 1955 e cresce nel quartiere Talenti. Sin da giovanissimo cerca di dar sfogo alla sua fertile fantasia, producendo nel 1974 la fanzine “Combinazioni”, “aperiodico in libertà fatto in casa”. Parallelamente inizia a collaborare con Stampa Alternativa, realizzando per essa vignette, illustrazioni, volantini e copertine di opuscoli.

Ho capito che potevo disegnare ‘per lavoro’ da quando, nel ’75 mi incaricarono di fare un album di figurine, su indiani e cow-boy. Da allora ho fatto il grafico per Stampa Alternativa; e anche se non sono mai stato né hippy né fricchettone disegnavo per loro il ‘Manuale per la coltivazione della maijurana’ [sic!], o un’inchiesta sui prodotti di bellezza come ‘Belle da morire’. Nel ’77, poi, è arrivato Cannibale: dal terzo numero della rivista sono stato io il presidente della società, e lavoravo con Massimo Mattioli, che veniva dal Giornalino, Filippo Scozzanti [Scòzzari, N.d.A.] e Andrea Pazienza, che arrivavano da Linus e con Tanino Liberatore, con cui ora faccio coppia fissa.” 

Nel maggio del 1977, dal suo vulcanico attivismo nasce l’idea di “Cannibale”. Nata originariamente come autoproduzione di taglio avanguardistico, la rivista ben presto si trasforma – coinvolgendo personalità come quelle di Andrea Pazienza, Massimo Mattioli, Filippo Scòzzari e Tanino Liberatore – in una strepitosa e innovatrice pubblicazione di fumetti. Proprio nel n°0 della rivista – in realtà il n°8, uscito nel giugno 1978 – è contenuta la sua storia “Rank Xerox il coatto!”, primo vagito dell’omonima creatura. Lo stile è ancora grezzo e si plasmerà nel tempo con la triplice collaborazione artistica Tamburini/Pazienza/Liberatore, ma il contenuto è già esplosivo. Le vicende di Rank – androide, assemblato con i pezzi di una fotocopiatrice da uno ‘studelinquente’ durante l’occupazione dell’Università di Roma, perdutamente innamorato della tossica Lubna – sono una vera e propria discesa nel girone infernale di una Roma futuristica e allucinata, intrise di parossistica violenza e massicce dosi di droga e sesso.

All’inizio il suo nome era Rank Xerox, quello delle fotocopiatrici. Perché la storia incomincia quando uno studente di bioelettronica, anzi, uno ‘studelinquente’, trasforma la fotocopiatrice, rubata all’università durante l’occupazione del 1986, in un coatto. La struttura è di metallo e lattice di gomma, ed in lui i sentimenti sono sintetici, sono fotocopie di emozioni. Prova sentimenti attraverso un colore, un odore, un atteggiamento.”

Le pubblicazioni proseguono con successo sui numeri 10 e 13, che ospitano rispettivamente le storie “Rank Xerox!” e “Lù rapita”, mentre l’ultima del ciclo, “The modern dance”, sarà edita nel n°50 de “Il Male” – altra mitica rivista alternativa del periodo – in uscita il 9 gennaio 1980.

Raccontava lo stesso Tamburini intervistato da Laura Ponta Cutolo, nel programma “Sulla carta sono tutti eroi” trasmesso su Rai3 nella primavera 1984:

Ranxerox è nato in un autobus una volta mentre stavo tornando all’Università dopo una serie di scontri con la polizia, nel 1977. C’era questa fotocopiatrice, usata, presa a calci da vari studenti dell’Università e mi è venuto in mente che poteva essere trasformata da semplice fotocopiatrice della realtà in una cosa più attiva e più bellica e quindi che potesse essere trasformata da uno studente di bioelettronica in un robot. Cosa che appunto ho disegnato sul primo numero di Cannibale, che era in bianco e nero. Ranxerox era molto più asciutto, più magro e più nervoso, forse meno spettacolare di com’è adesso, che è così colorato, iperrealista. Sicuramente quel Ranxerox era appunto più politicizzato, più legato al Movimento di quel periodo.”

Qui finisce il primo Rank, quello più ruspante: nel 1980 il ‘coatto sintetico’ deve ribattezzarsi Ranxerox, dopo una diffida dell’omonima ditta di fotocopiatrici che non vuole vedere il proprio marchio associato a un “personaggio che è poco definire deteriore”. Le nuove avventure – stavolta concretizzate esclusivamente dalla matita e dai magistrali colori di Tanino Liberatore – nel novembre 1980 trasmigrano sul primo numero di “Frigidaire” – nuova creatura dell’underground italiano di cui si deve a Tamburini, cofondatore con Vincenzo Sparagna, anche il nome e la grafica. In questo storico contenitore, oltre a concepire le nuove sceneggiature di Ranxerox, Stefano tocca forse il vertice della sua creatività pubblicando le storie di “Snake Agent”, opera artisticamente rivoluzionaria creata deformando un vecchio fumetto americano con l’ausilio della fotocopiatrice e modificandone il lettering. Inoltra cura una discussa rubrica di recensioni musicali dove, sotto lo pseudonimo di Red Vinyle (pare per deridere l’astro nascente [?!] Red Ronnie), smonta i più grossi nomi del rock internazionale, a volte utilizzando commenti tra borgatari carpiti, a suo dire, su autobus notturni.

Ranxerox sarà tradotto in oltre trenta paesi creando il mito del plurincensato Tanino Liberatore, attualmente residente in Francia e giustamente considerato un maestro dell’illustrazione mondiale. Tamburini invece continua a stupire e, nella sua versatilità, pubblica un nastro a nome Mongoholy-Nazi (storpiatura di Moholy Nagy), manipolando un demotape inviatogli per una recensione. A metà anni ‘80 si dedica alla moda – creando la collezione “Vudù” e curando l’allestimento delle vetrine per i negozi Vogue – e alla produzione di gadget per la casa farmaceutica Pfitzer, trovando il tempo anche di collaborare alle testate “Vomito”, “Tempi supplementari” e “Zut”. Tutto ciò fino all’aprile del 1986, quando il corpo senza vita di Tamburini viene ritrovato all’interno della sua casa. Sono passati parecchi giorni dal decesso.

Oggi, nella sua Roma, a Stefano è stata dedicata una via nel quartiere di Torrino Mezzocamino. Vicino Via Roberto Raviola, non lontano da Piazza Andrea Pazienza e Piazza Benito Jacovitti. Cioè, tra i grandi.

 

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