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Occupato dipartimento "Patrimonio, sviluppo e valorizzazione": incontro con Spadoni

Lunedì 15 febbraio occupato in mattinata da un centinaio di attivisti di "Roma non si vende" il Dipartimento “Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione” del Comune di Roma per chiedere la moratoria degli sfratti e degli sgomberi.

Leggi il comunicato sull'incontro con Spadoni.

Si tratta del luogo da cui sono partite negli ultimi mesi centinaia di lettere agli spazi sociali di Roma, alle associazioni, ai circoli culturali, circa ottocento realtà interessate.

Lettere che non rappresentano assolutamente un invito al dialogo o un riconoscimento del prezioso ruolo che queste realtà svolgono in quartieri impoveriti dalla crisi e dal malgoverno. Welfare dal basso, servizi, sport popolare, scuole di italiano per i migranti, assistenza legale per i lavoratori precari, università metropolitane, attività di doposcuola nelle periferie e attività ricreative per bambini sono solo alcune delle attività che riempiono di vita e cultura gli spazi sociali di Roma.

Alle 10.30 conferenza stampa, mentre continua l’occupazione per chiedere un incontro immediato al Commissario Tronca e l’apertura di un tavolo di confronto. Le richieste: moratoria giubilare contro gli sfratti e gli sgomberi e cancellazione immediata delle accuse di morosità. Non siamo in debito con l’amministrazione. Siamo in credito.

Il 19 Marzo un grande corteo cittadino attraverserà la città, per arrivare al Campidoglio, mentre il 20 febbraio sono previste iniziative in tutti i quartieri della città. Roma non si vende! La mobilitazione continua.

Di seguito il comunicato stampa

Nelle ultime settimane il Dipartimento “Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione” del Comune di Roma ha inviato centinaia di lettere – in gergo, “Determinazioni dirigenziali” – agli spazi sociali di Roma, alle associazioni, ai circoli culturali. Circa ottocento le realtà interessate. Si intensifica in questo modo l’opera della Giunta Marino, che vanta il primato per numero di sgomberi. Queste lettere non sono certo un invito al dialogo, o un riconoscimento del prezioso ruolo che queste realtà svolgono in quartieri abbandonati e impoveriti dalla crisi, dalla corruzione e dal malgoverno.

Al contrario, contegono minacce di sgombero, accuse spropositate di morosità, l’avvio di procedimenti giudiziari. Siamo in una realtà paradassole: per molti anni l’amministrazione capitolina, grazie alla delibera 26/1995, ha ricosciuto il valore sociale di queste esperienze, pur non sostenendole economicamente. Oggi, in tempi di vendita del patrimonio pubblico della città, un’altra delibera, questa volta della Giunta Marino, capovolge la situazione: gli spazi sociali sono un costo di mercato, e vengono accusati di essere morosi.

Poco dopo l’invio di queste minacce, esplode la bolla mediatica di “Affittopoli”, e le distinzioni rischiano di saltare: i casi di privilegio, di favoritismo, di clientela da un lato e esperienze che, all’opposto, praticano un uso comune e una gestione virtuosa del patrimonio pubblico, vengono considerati alla stessa maniera. Uno dei tanti paradossi di una città allo sbando. Ma gli spazi sociali sono il tessuto vivo della città. Luoghi dove si pratica la solidarietà, la democrazia radicale, la cultura indipendente. Luoghi che resistono alla crisi, attraversati da migliaia di persone. Luoghi che offrono servizi alla città, senza alcun finanziamento pubblico.

Per questa ragione oggi i destinatari di queste lettere hanno occupato il Dipartimento “Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione”, per chiedere un incontro immediato al Commissario Tronca e l’apertura di un tavolo di confronto. Le richieste sono semplici e immediate: moratoria giubilare contro gli sfratti e gli sgomberi. Cancellazione immediata delle accuse di morosità. Gli spazi sociali continueranno a mobilitarsi nelle prossime settimane, assieme ai movimenti di lotta per il diritto all’abitare, ai lavoratori, ai genitori che si oppongono alla privatizzazione degli asili nido, a tutti coloro che vogliono riprendersi il presente e il futuro di questa città.

Il 20 febbraio sono annunciate iniziative in tutti i quartieri di Roma. Il 19 Marzo un grande corteo cittadino attraverserà la città, in direzione del Campidoglio.

Roma, 15 febbraio 2016

#stopsfrattiesgomberi

#moratoriagiubilare

Il volantino distribuito durante l'azione

Gli spazi sociali non si toccano!

Negli ultimi mesi il Dipartimento “Patrimonio Sviluppo e Valorizzazione” del Comune di Roma ci ha desiderato in maniera febbrile. Centinaia le lettere - in gergo si dice “Determinazioni dirigenziali” - che gli uffici di questo palazzo ci hanno recapitato, intensificando l’opera avviata dalla Giunta Marino. La solerzia di questi uffici non si è fermata neanche di fronte alle festività. Persino a Capodanno oscuri funzionari hanno lavorato senza sosta. Lettere su lettere. Ultimatum su ultimatum. In tutti i casi, il messaggio era lo stesso: intimazioni di sgombero, avvio di procedimenti giudiziari, accuse spropositate di morosità.

Ma chi sono i primi destinatari di queste lettere? I privilegiati di “Affittopoli” ? Così si chiama l’ultima delle bolle mediatiche esplose in città. Gli amici degli amici degli amici ? Chi specula sul patrimonio pubblico? No. I primi destinatari di queste lettere sono gli spazi autogestiti di Roma, i centri sociali, le associazioni, persino i circoli culturali. La città è sull’orlo del fallimento, i servizi pubblici sono al collasso, gli asili nido vengono privatizzati, la disoccupazione dilaga, i poveri vengono definitivamente espulsi dai quartieri del centro e confinati nelle periferie. Ma per cancellare gli spazi sociali e l’autogestione si lavora senza sosta.

Siamo a Roma. Una città allo sbando, dove il pubblico è solo l’altra faccia del privato, e dove la politica assume il volto della polizia. Dobbiamo andarcene da questi spazi, ci dicono con tono minaccioso. E usano il ricatto del debito per ipotecare il nostro futuro. Per molti anni, tramite la delibera 26/1995, ci hanno riconosciuto per il nostro valore sociale. Oggi, in tempi di vendita del patrimonio, vogliono imporci, d’improvviso, le regole del mercato. Ma noi non ce ne andremo e non pagheremo. Non siamo in debito con l’amministrazione. Siamo in credito.

Per questo, con altrettanto tempismo, siamo venuti noi da loro, non per riconsegnare le chiavi dei nostri spazi, o per saldare debiti che non ci appartengono. Siamo venuti ad occupare questi uffici. Siamo gli spazi sociali di Roma, siamo un esempio di uso comune e di gestione virtuosa del patrimonio pubblico. Senza alcun finanziamento organizziamo servizi e welfare dal basso, sport popolare, scuole di italiano per i migranti, assistenza legale per i lavoratori precari, attività di doposcuola nelle periferie e attività ricreative per bambini. Sperimentiamo cultura e musica indipendente. Nei nostri luoghi si pratica la partecipazione e la democrazia radicale, in una città dove è saltata persino la finzione del mandato elettivo.

Siamo venuti qui, perché dietro l’anonimato di una macchina burocratica si nascondono delle responsabilità politiche. Vogliamo che il commissario Tronca apra immediatamente un tavolo di confronto con le realtà che hanno ricevuto queste lettere. Non ce ne andremo fino a quando non avremo ottenuto risposte.

Chiediamo una moratoria contro gli sfratti e gli sgomberi. E chiediamo il ritiro della accuse di morosità e la cancellazione dei debiti.

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