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El Tiempo Argentino e la lotta dei giornalisti senza stipendio

Esce oggi la nuova edizione del Tiempo Argentino, autoprodotta dai giornalisti, senza stipendio da quattro mesi, in lotta per rompere il lock out padronale.
Leggi anche: Argentina: lo sciopero generale rilancia il conflitto sociale

Continua il presidio da parte dei lavoratori del quotidiano Tiempo Argentino che da ormai quasi quattro mesi non percepiscono lo stipendio. Una vicenda contorta, ma non troppo, quella del giornale “kirchnerista” argentino la cui proprietà ad inizio anno sembrerebbe essere passata – assieme a quella dell’emittente radiofonica Radio America e dell’intero Grupo23 – dalle mani degli imprenditori Sergio Szpolski e Matias Garfinkel - quest’ultimo erede dell’elettronica BGH e del gruppo Madanes - al gruppo MDeluxe guidato da Juan Mariano Martínez Rojas.

Nessun atto di compravendita, nessun discorso in pubblico, nessuna notizia concreta sugli intenti della nuova proprietà che ha invece – in maniera molto concreta - deciso di posticipare la stampa del quotidiano e il pagamento degli stipendi da fine anno 2015 sino ad oggi. Ed è una notizia delle ultime ore quella della nuova compravendita che starebbe per realizzarsi con nuovi presunti acquirenti.

Memori di un recente passato che ha visto in Argentina il fallimento fittizio di impianti di vario tipo all’indomani della crisi del 2001, i lavoratori del Grupo 23 – ed in particolare del quotidiano Tiempo Argentino – presidiano da un mese in pianta stabile la redazione del quotidiano, onde evitare lo svuotamento della sede mascherato da una fittizia mancanza di risorse. I proprietari hanno, infatti, incassato oltre 800 milioni di pesos negli ultimi anni – dei quali 128 milioni risalirebbero al primo semestre del 2015-. Tuttavia, è proprio per un’addotta mancanza di fondi che il 2 gennaio 2016, il quotidiano Tiempo Argentino non viene stampato e diffuso nelle edicole accendendo un campanello di allarme fra i lavoratori del quotidiano. Ad oltre un mese dal presunto acquisto, Martínez Rojas – “ufficialmente” nuovo proprietario di Radio América e Tiempo Argentino – deve pagare oltre 60 giorni lavorativi e la tredicesima del secondo semestre del 2015.

Alla luce delle centinaia di esperienze di fabbriche “recuperate”, sembrerebbe - quella di Tiempo Argentino - una storia che si ripete. La reazione dei lavoratori di fronte all’istanza di incapacità di pagare da parte della proprietà è stata di indignazione – sottolinea Alberto Lopez Girondo, membro dell’assemblea dei lavoratori che presidia in forma permanente la redazione dello stabile. Giovedì 11 febbraio, i delegati dell’assemblea dei lavoratori e gli avvocati del sindacato di base Sipreba del settore grafico hanno incontrato il legale del nuovo proprietario assieme alla responsabile delle relazioni industriali del Ministero del Lavoro argentino. Sino ad ora non c’è stato nessun pagamento e l’impegno di estinzione dei debiti disatteso per ben quattro volte.

L’ultima proposta ha riguardato gli stipendi di febbraio che dovrebbero essere pagati a marzo, e quelli regressi dilazionati in dieci quote, ma nessuno ci ha creduto. Intanto l’ulteriore atto di presunta compravendita dissipa ogni dubbio sulla falsità del precedente in capo a Martinez-Rojas, un prestanome delle proprietà con il compito di svuotare l’impianto e licenziare i lavoratori al fine di realizzare una vendita “più snella”. Al fine di rompere questo lock out patronale, l’assemblea dei lavoratori ha deciso di pubblicare on line sulla pagina ufficiale del quotidiano, un’edizione “autoprodotta”.

Da lunedì 29 febbraio 2016 sul portale tiempoargentino.com sarà possibile leggere il quotidiano, ed invece sul portale Por Mas Tiempo seguire il conflitto in atto.

Foto del collettivo Enfoque Rojo

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