EUROPA

Sulle riforme europee: MESà che sbagli

Dopo la polemica italiana costruita ad arte da Salvini e Meloni, il voto sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità è stato rinviato a gennaio. Ma tutti i problemi rimangono sul tavolo

Il 18 novembre Salvini posta sulla sua pagina Facebook un video dove critica il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), accusando il Presidente del Consiglio Conte di aver dato il via libera alla riforma senza averne informato il Parlamento additandolo, con i soliti toni roboanti, come reo di alto tradimento. Da lì in poi è stato un quotidiano susseguirsi di attacchi e contrattacchi, tra maggioranza e opposizione, ex-alleati e probabili futuri alleati. In seguito al duro scontro politico che ha visto il suo apice nel discorso in Parlamento di Conte, il 12 dicembre l’Eurogruppo ha deciso di rinviare il voto sulla riforma del MES a gennaio. Ma in questo scontro politico costruito ad arte da Lega e Fratelli d’Italia è stato difficile comprendere i problemi di questa riforma.

 

La storia del Meccanismo Europe di Stabilità

Il MES, rinominato Fondo Salva-Stati, è una delle risposte delle istituzioni europee alla crisi economica e finanziaria. Dal 2008 in poi le istituzioni europee in tandem con altre organizzazioni internazionali, la cosiddetta Troika, hanno gestito diversi piani di salvataggio degli stati membri in crisi. I primi piani, poco ricordati, sono stati diretti alla Romania, all’Ungheria, e alla Lettonia tra il 2008 e 2009.

I problemi però sono sorti quando ad avere bisogno di sostegno economico sono stati i paesi dell’aerea euro, che secondo i Trattati, non possono ricevere sostegno economico diretto. Difatti, il primo piano di aiuti per la Grecia fu sottoscritto come prestito bilaterale (GreekLoanFacilities), nel maggio del 2010. Lo stesso mese però si firmavano i trattati dello Strumento Europeo di Stabilità Finanziaria e del Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria, rispettivamente per i paesi dell’area euro e per i paesi non appartenenti all’area euro, entrambi fondi temporanei e straordinari. Pochi mesi dopo,però, Merkel e Sarkozy, nell’incontro a porte chiuse a Deauville, decisero di istituzionalizzare il meccanismo di salvataggio per, da un lato, proteggere gli stati membri dalle speculazioni finanziarie e, dall’altro, ridurre il moralhazard dei governi nazionali.

 

Come funziona il Meccanismo Europeo di Stabilità

Il Consiglio Europeo del dicembre 2010 ha ratificato la decisione franco-tedesca di costituire un Meccanismo Europeo di Stabilità, emendando l’art. 136 del Trattato del Funzionamento dell’Unione Europea. Il Meccanismo costituito è un’organizzazione intergovernativa tra gli stati membri dell’area euro con l’obiettivo di fornire risorse a stati con gravi problemi finanziari sotto stretta condizionalità. Tutti i piani di aiuti firmati prima dell’esistenza del MES sono ricaduti nella gestione del fondo.

Il MES, con sede a Lussemburgo, ha uno stock di 704 798,7 milioni di euro, le quote sono sottoscritte in base alla capacità economica di ciascuno stato, quindi la Germania è la prima contributrice, segue la Francia, e poi l’Italia, che a oggi ha versato intorno ai 14 milioni di euro. Il MES è formato dal: Consiglio dei Governatori, composto dai ministri dell’aerea euro presieduti dal Presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno; il Consiglio di Amministrazione, i cui membri sono scelti dai ministri delle finanze, per l’Italia vi siede il direttore del Tesoro Alessandro Rivera; e il Direttore Generale, il tedesco Klaus Regling, riconfermato per il secondo mandato. In questo senso, il MES segue un’organizzazione aziendale, con un consiglio di amministrazione e un direttore, e non quella classica delle organizzazioni internazionali.

Il MES fino ad oggi ha erogato prestiti agli stati in crisi, Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro, e ricapitalizzato indirettamente il sistema bancario spagnolo. Gli altri strumenti previsti dal suo statuto, acquisti di titoli sul mercato, linee di credito precauzionali e ricapitalizzazione diretta, non sono mai stati utilizzati. Ogni prestito è stato erogato a fronte della firma un Memorandum of Understanding, un programma di riforme strutturali per il consolidamento fiscale dello stato. Questi piani prevedono solitamente tagli indiscriminati al sistema pubblico, abbassamento dei salari pubblici e delle pensioni, privatizzazione e liberalizzazione dei servizi e delle infrastrutture del paese, liberalizzazione del mercato del lavoro. I risultati li abbiamo visti in Grecia dopo i tre programmi di aiuti.

 

Che cosa prevede la riforma

1.Un accesso più semplice alla linea di credito precauzionale (Precautionaryconditioned credit line), fino a oggi mai utilizzata e aperta solo agli stati con un rapporto debito/pil al di sotto del 60%, ai quali non verrà richiesto di firmare un memorandum. Per tutti gli altri stati rimane aperta la linea di credito enhanced per la quale si deve obbligatoriamente firmare un memorandum sotto strette condizionalità.

  1. La possibilità di utilizzare il MES per finanziare l’attuale Fondo di Risoluzione Unico europeo per le crisi bancarie, per un massimo del 5% del passivo della banca in risoluzione. Meccanismo fortemente voluto dalla Germania che è preoccupata per la solidità del proprio sistema bancario.
  2. La possibilità di ristrutturare il debito dello stato che sigla un piano di aiuti. La prima ristrutturazione del debito è stata attuata con il secondo piano di aiuti alla Grecia nel marzo del 2012, quando l’allora primo ministro Papandreu si dimise, e si formò un governo tecnico per approvare il piano. Il valore del debito fu ridotto del 24%, una delle più grandi ristrutturazioni della storia,ne pagarono le conseguenze principalmente le banche greche che possedevano la maggior parte dei titoli di stato, trovandosi così sottocapitalizzati. Dietro questa proposta vi è la logica neoliberale per la quale i titoli di stato dovrebbero essere indipendenti dal sistema bancario nazionale.

La riforma del MES, in combinato con la riforma dell’Unione bancaria, rafforza la centralità del consolidamento fiscale come unico obiettivo della politica economica dell’Unione, così come stabilito anche nel Fiscal Compact. Questa nuova governance economica dell’Unione non solo dimentica l’equità ela diminuzione delle disparità economiche e sociali, ma pone in essere meccanismi punitivi e di controllo nei confronti degli stati che non raggiungono i criteri prefissati. Inoltre, queste riforme, come quelle già esistenti del Semestre Europeo e del riformato Patto di Stabilità e Crescita, rafforzano la centralità dell’asse dei paesi creditori a trazione tedesca contro i paesi debitori, che hanno perso una possibile leadership progressista dopo il referendum greco del 2015.

 

L’Unione Europea è in crisi e governa attraverso la crisi

Il MES esiste dall’8 ottobre 2012, e ha siglato e gestito 6 piani di salvataggio. La sua riforma è in discussione da mesi, e ha già ricevuto un primo via libera dal Parlamento italiano a giugno. Probabilmente la Lega all’epoca era troppo occupata a governare per poter opporsi a ciò che oggi giudica immorale, ma che essa stessa ha votato.

Salvini, e con lui altri leader sovranisti europei, urla alla difesa dell’interesse nazionale contro l’Unione Europea. Ma, mentre l’Europa a parole dice di voler combattere il nuovo estremismo che invade i suoi stati membri, è il suo stesso meccanismo di governance ad acuire le tensioni tra le diverse istituzioni europee e nazionali. Infatti, le riforme attuate dal 2008 in poi hanno aumentato la competizione tra gli stati, messi continuamente in confronto tra loro e sottoposti a continui controlli preventivi e successivi. Questo coordinamento tramite competizione non è sintomo della crisi del progetto neoliberale che sostiene l’Unione Europea, ma il suo stesso meccanismo di governo. Il problema, quindi, non è il livello al quale vengono prese le decisioni (locale, nazionale o europeo), ma il progetto di società sottinteso a queste stesse decisioni.

Di fronte a queste riforme e alle critiche sovraniste che a esse vengono mosse riemerge il problema di come in Europa, dopo il referendum greco del 2015, sia possibile tornare a concepire un progetto progressista in grado di contestare l’attuale sistema europeo, o il possibile progetto sovranista a esso collegato.