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EUROPA

Sassonia-Anhalt l’estrema destra vola e il centro crolla

In Sassonia-Anhalt l’estrema destra conquista per la prima volta la maggioranza relativa in un Land dell’Est. Il voto racconta la crisi della CDU, le fratture territoriali, generazionali e di genere e l’allargamento del consenso all’AfD

In Sassonia-Anhalt l’AfD ha superato il 43% dei voti domenica scorsa. Un risultato mai visto dal secondo dopoguerra a oggi, un partito apertamente razzista e nostalgico, raggiunge una maggioranza quasi assoluta in un Land tedesco. E lo ha fatto in un’ elezione che ha portato alle urne quasi l’80% degli aventi diritto, una partecipazione enorme rispetto alle precedenti elezioni del 2021, quando si era attestata poco al di sopra del 60%.

Ora l’AfD dovrà trovare i numeri per riuscire nella Regierungsbildung, la formazione del governo del Land ma non sarà così difficile perché le mancano una manciata di seggi. Per questo le trattative sono aperte con la formazione rossobruna di Sahra Wagenknecht, che sembra disposta a rompere il Brandmauer, il muro taglia fuoco, il cordone sanitario stabilito dai partiti tradizionali per escludere qualsiasi tipo di alleanza o cooperazione con l’estrema destra, o può sperare che degli eletti tra le fila della CDU, sfiduciati dalla linea del partito di centro-destra, passino al governo di estrema destra.

Queste elezioni sono l’inizio di una serie di passaggi elettorali in Europa e nel mondo che potrebbero cambiare il volto della politica globale, si vota ancora la prossima settimana a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, e poi in Brasile, negli Stati Uniti, in Serbia, per arrivare nel 2027 alla Francia, fino alle elezioni politiche italiane. Il voto in Sassonia-Anhalt può può esserci utile per capire la svolta verso l’estrema destra.

Elezioni 2026–2027

Le principali scadenze elettorali in Europa e nel mondo
2026
13 SETTEMBRE
🇸🇪 Svezia
Elezioni parlamentari
18–20 SETTEMBRE
🇷🇺 Russia
Elezioni della Duma
20 SETTEMBRE
🇩🇪 Berlino
Elezioni regionali
20 SETTEMBRE
🇩🇪 Meclemburgo-Pomerania Anteriore
Elezioni regionali
23 SETTEMBRE
🇲🇦 Marocco
Elezioni parlamentari
3 OTTOBRE
🇱🇻 Lettonia
Elezioni parlamentari
4 OTTOBRE
🇧🇦 Bosnia-Erzegovina
Elezioni generali
4 OTTOBRE
🇧🇷 Brasile
Elezioni generali
27 OTTOBRE
🇮🇱 Israele
Elezioni parlamentari
3 NOVEMBRE
🇺🇸 Stati Uniti
Elezioni di midterm
7 NOVEMBRE
🇳🇿 Nuova Zelanda
Elezioni generali
22 DICEMBRE
🇸🇸 Sud Sudan
Elezioni generali
2027
16 GENNAIO
🇳🇬 Nigeria
Elezioni presidenziali e parlamentari
28 FEBBRAIO
🇸🇻 El Salvador
Elezioni presidenziali e legislative
18 APRILE
🇫🇷 Francia
Presidenziali · primo turno
18 APRILE
🇩🇪 Saarland
Elezioni regionali
18 APRILE
🇩🇪 Schleswig-Holstein
Elezioni regionali
25 APRILE
🇩🇪 Renania Settentrionale-Vestfalia
Elezioni regionali
2 MAGGIO
🇫🇷 Francia
Presidenziali · secondo turno
30 MAGGIO
🇩🇪 Brema
Elezioni regionali
PRIMAVERA
🇬🇷 Grecia
Parlamentari · data da definire
26 SETTEMBRE
🇩🇪 Bassa Sassonia
Elezioni regionali
24 OTTOBRE
🇦🇷 Argentina
Elezioni presidenziali e parlamentari
AUTUNNO
🇮🇹 Italia
Elezioni politiche · data da definire
NOVEMBRE
🇵🇱 Polonia
Elezioni parlamentari · data da definire

La crisi della CDU e delle coalizioni di centro

La CDU è la vera sconfitta di queste elezioni regionali, perde oltre il 20% dei voti, in uno stato che governava da più di venti anni, e così scricchiola anche il governo federale a guida cristiano-democratica. Dai flussi di voto è chiaro che una gran parte dell’elettorato della CDU ha votato per l’AfD, oltre a un gran recupero di chi non aveva votato alle scorse elezioni e che ha deciso di votare l’estrma destra.

Dopo la crisi di consenso del partito social-democratico di centro-sinistra SPD, che in tutte le ultime elezioni regionali ha raccolto percentuali bassissime, ora è la volta dell’altro grande partito tedesco di centro-destra. Anche qui c’è una profonda crisi di programma, di leadership, di vera e propria proposta politica. Insomma il sistema politico e l’alleanza al centro tra centro-sinistra e centro-destra, che aveva traghettato la Germania post-nazista dalla fine della seconda guerra mondiale alla riunificazione tedesca degli anni ’90, diventando il cemento dell’integrazione europea e della moneta unica, è in piena crisi. Dopo la leadership di Merkel, riuscita a traghettare la Germania nella crisi economico-finanziaria del 2008-2011 e nella cosiddetta crisi dei rifugiati, è stata la guerra in Ucraina che ha portato la Germania in una crisi prima economica e poi politica.

Il centro non regge più, la mediazione tra cristiano-democratici e social-democratici, la base del patto democratico dal secondo dopoguerra, il fondamento dell’integrazione europea, è oggi in dissoluzione.

In Italia il sistema dei partiti del secondo dopoguerra è finito negli anni ’90, ma per altri due decenni il sistema si è retto su due grandi coalizioni di centro-destra e centro-sinistra, per frantumarsi nelle elezioni nel 2018, con la vittoria del M5S. In Francia è successo qualcosa di simile con l’ascesa di Macron nelle elezioni del 2017, che ha distrutto il bipolarismo tradizionale tra socialisti e repubblicani. Oggi anche il macronismo non tiene più e il terzo polo centrista e neoliberale è probabile che non passi al secondo turno delle elezioni presidenziali. Ma questa è una tendenza europea: il Belgio, i Paesi Bassi, la Spagna, la Polonia, la Romania…

Le grandi coalizioni tedesche tra CDU e SPD sono state il caposaldo delle politiche neoliberali, dell’austerità e della impossibilità di ogni riforma del processo di integrazione europea. Sull’accordo franco-tedesco si è costituito il mercato unico, l’euro e il sistema europeo per come lo conosciamo oggi. Non è solo la CDU a crollare, ma anche una certa visione del sistema europeo.

Qui però non possiamo cascare nell’errore dei tanti politoligi liberali che valutano le ali estreme come equivalenti ed entrambe pericolose per la democrazia. Oggi i partiti di estrema destra in Europa, come AfD, Futuro Nazionale, Vox, hanno dei programmi espressamente contrari ai diritti umani, e hanno l’obiettivo di introdurre politiche che attaccano l’esistenza delle persone migranti e delle persone trans. Non c’è nulla di simile nei programmi dei partiti di sinistra, anche la più radicale.

Sassonia-Anhalt: il voto cambia volto

Elezioni regionali · confronto 2021 / 2026

2021 2026
AfD
20,8%
43,8%
CDU
37,1%
17,2%
SPD
8,4%
9,3%
Verdi
5,9%
8,9%
Die Linke
11,0%
8,6%
FDP
6,4%
2,6%
BSW
5,3%

Fonte: Landeswahlleiterin Sachsen-Anhalt · 2026 dato provvisorio

L’estrema destra per la prima volta alla guida di un Land

La Sassonia-Anhalt è un piccolo stato tedesco, con una popolazione di poco più di due milioni di abitanti, in cui l’età media è di 47,3 anni, dagli anni ’90 ha perso almeno mezzo milione di abitanti, il reddito è tra i più bassi della Germania, il tasso di povertà tra i più alti, le industrie dismesse dopo la riunificazione hanno lasciato un tasso di disoccupazione più alto della media. La popolazione migrante è intorno all’8%, quasi la metà che nel resto della Germania, ma negli ultimi dieci anni è cresciuta più velocemente che nel resto del paese. A causa dell’emigrazione la Sassonia-Anhalt presenta un marcato squilibrio di genere in particolare tra le fasce d’età più giovani, con circa 120.240 uomini di età compresa tra i 18 e i 29 anni a fronte di circa 103.177 donne.

L’AfD è un partito con un programma di estrema destra radicale: deportazioni di massa delle persone migranti, ma anche delle persone tedesche con diverse origini ma non “integrate”, pattugliamenti nelle strade di milizie volontarie, sostegno alle famiglie tradizionali bianche, attacco diretto all’esistenza delle persone trans, propensione alla fine delle ostilità con la Russia, ritorno all’acquisto di gas russo, fine di ogni politica “green” e un programma economico protezionista che strizza l’occhio al grande capitale tedesco. Tra le file degli eletti troviamo ex dirigenti della Stasi, persone che partecipano ai compleanni di Putin e inconfutabili neonazisti. Non è un caso che goda dell’aperto appoggio di Trump come di Putin.

Il fatto che l’AfD vinca per la prima volta in un Land della Germania dell’est ci dice molto sulla riunificazione tedesca, la fine del comunismo, il processo di privatizzazione dei beni pubblici della DDR, l’annessione da parte del grande capitale dell’Ovest delle industrie statali dell’Est, la cancellazione dell’identità di una parte della Germania.

Non è solo una questione di investimenti pubblici, ma la storia e l’identità della DDR sono state ridicolizzate, marginalizzate, calpestate o semplicemente dimenticate, un po’ come la popolazione che lì viveva e lavorava. Insomma, alcune delle divisioni che alimentano la guerra in Ucraina vivono anche nel cuore dell’Europa.

Le fratture socio-politiche del voto in Sassonia-Anhalt

Questo voto segue tendenze che si erano già delineate in altre elezioni europee e mondiali, anche se l’Afd ha superato di gran lunga tutte le previsioni di vittoria.

I giovani uomini votano più per l’AdD delle giovani donne, tra le donne tra i 18 e i 29 anni vota per l’Afd il 39% e per la Linke il 19%, mentre tra gli uomini della stessa fascia di età, l’Afd è al 59% e la Linke al 13%.

Sono gli uomini in età lavorativa (tra i 30 e 59 anni) che votano in massa AfD con percentuali oltre il 50%, anche le donne adulte votano Afd ma meno, con percentuali intorno al 40%. Uomini e donne più anziane hanno mantenuto il voto alla CDU.

Le donne giovani sono emigrate di più alla ricerca di migliori opportunità di studio e lavoro, e quelle rimaste votano in percentuali minori per la destra, per quanto anche il voto femminile verso l’estrema destra sia in crescita. C’è una frattura chiara che corre lungo le linee del genere e dell’età.

AfD ha vinto in tutti i 218 comuni del Land. In quasi tutto il territorio arriva al 30% dei voti e in alcune zone supera il 50%. Sono le regioni rurali ma soprattutto le zone industriali in dismissione che votano in massa per l’estrema destra.

Come la circoscrizione di Mansfeld-Südharz, legata all’estrazione mineraria del rame fin dai tempi medievali, in queste miniere aveva investito la famiglia di Lutero e nelle campagne circostanti infuriarono le rivolte contadine guidate da Thomas Müntzer, nella seconda metà del ‘700 qui venne usata la prima macchina a vapore di tipo Watt sul suolo tedesco e alla fine dell’800 inaugurata la più lunga linea ferroviaria mineraria; durante il periodo socialista le miniere vennero nazionalizzate e sovvenzionate e la loro storia di rivolte messa al centro della narrazione socialista. Con la riunificazione della Germania, le miniere di rame vennero chiuse velocemente, la deindustrializzazione aprì la strada alla disoccupazione di massa e all’emigrazione, lasciando sul territorio enormi cumuli di roccia scura, delle vere e proprie piramidi artificiali di scarti. L’AfD qui ha raggiunto quasi il 52%.

O la circoscrizione del Burgenlandkreis, distretto minerario di lignite e polo chimico, dove dalla metà dell’800 vennero costruite grandi centrali a carbone per la produzione di energia elettrica. Durante il periodo socialista la produzione venne spinta al massimo delle capacità, per essere fortemente ridimensionata con la riunificazione. Questo territorio si trova al centro del programma di Strukturwandel (cambiamento strutturale) per l’eliminazione graduale dell’energia derivante dal carbone. Anche il polo artigianale di produzione di scarpe, di carta e di zucchero non ha sostenuto la competizione globale e sono tantissime le fabbriche chiuse. Anche qui l’AfD ha raggiunto quasi il 52%. Ma anche molto di più, come nella città di Schnaudertal dove ha sfiorato il 65%.

Nelle zone deindustrializzate non si è solo perso il lavoro, ma un’intera comunità operaia, con le sue relazioni, la sua storia, la sua identità. Qui possiamo leggere le storie delle aree minerarie inglesi che hanno votato per la Brexit e la rust belt statunitense che vota per Trump.

Questo voto viene letto come gli operai che prima votavano a sinistra e oggi votano l’estrema destra, ma in questi territori è rimasto molto poco del tessuto industriale che abbiamo conosciuto nel ‘900, molto poco di quelle comunità operaie, con una propria storia di classe, di lotta e di senso comune. In queste zone l’AfD ha preso più voti che nelle aree rurali, analizzando i flussi, non sono voti della sinistra, Linke o SPD, ma voti della CDU e persone che non votavano e sono tornate alle urne.

Nei centri urbani di Magdeburgo e Halle, che contano più di 200.000 persone, Linke e Verdi, raggiungono il loro migliore risultato.

Nella circoscrizione di Halle III, ad esempio, i Verdi sono stati addirittura il primo partito assoluto con il 33,7% dei voti. In queste città è stato usato in maniera mirata il voto disgiunto per provare a impedire l’elezione diretta nei seggi uninominali dei candidati dell’AfD. Ma c’è anche la periferia di Magdeburgo dove l’Intel avrebbe dovuto costruire un grande centro di microchip e che invece è rimasta un’area vuota, dove l’Afd raggiunge il 35%, a differenza del resto della città. Anche nella terza città per numero di abitanti Dessau-Roßlau, storica città del design e del Bauhaus, AfD è primo partito ma con percentuali più basse rispetto al territorio circostante.

C’è una linea di frattura che corre lungo l’asse centro e perfieria, non è semplicemente città e campagna, ma tra le aree competitive economicamente, demograficamente, culturalmente e le aree marginali dove regna abbandono, spopolamento e sfiducia.

E se seguiamo questa frattura, tra competizione e marginalizzazione territoriale, arriviamo anche all’altra grande frattura, quella dell’istruzione, il Bildungsclivage, chi vota AfD ha un titolo di studio più basso, un diploma tecnico-professionale, mentre chi vota i partiti progressisti come Linke e Verdi ha una laurea.

E questo si collega alla frattura territoriale, perché le competenze più elevate dell’economia dei servizi si trasferiscono verso le aree urbane e si collegano alla frattura di genere, perché le donne tendono a studiare di più e ad avere titoli di istruzione più elevati.

Genere ed età

La frattura generazionale e di genere mostra una forte differenza nel voto all’AfD tra giovani uomini e giovani donne.

59% Uomini 18–29 · AfD
39% Donne 18–29 · AfD
Differenza: 20 punti percentuali

Centro e periferia

Il voto all’AfD cresce nelle aree periferiche e rurali, mentre nei principali centri urbani il consenso è significativamente più basso.

29,9% Halle · AfD
64,7% Schnaudertal · AfD
Differenza: 34,8 punti percentuali

Istruzione

La frattura educativa: il consenso all’AfD è maggiore tra chi ha un livello di istruzione più basso.

57% Istruzione bassa · AfD
30% Istruzione alta · AfD
Differenza: 27 punti percentuali

Cosa possiamo imparare da questo voto

Analizzare il voto e le fratture socio-politiche che ne emergono non significa cristallizzarle, ma costruire basi di analisi solide per la costruzione di una strategia politica che porti la sinistra verso traiettorie di vittoria.

Spesso il quadro di chi vota i partiti di estrema destra – maschi, bianchi, poco istruiti, che vivono in posti squallidi e abbandonati – viene stereotipato e deriso, lo fanno i giornali liberali, i programmi televisivi, e anche una parte dei partiti di sinistra e progressisti. Solo nelle ultime settimane, vengono in mente le parole di Raimo sulle zone interne dove è rimasto «solo il maschilismo e l’alcolismo», e di Bonaccini «chi vota a destra ha studiato poco». Ha risposto Salvini con un video sostenendo che anche chi non ha studiato può fare grandi cose e per questo vota Lega.

L’AfD offre la prospettiva di scaricare verso il basso i costi delle prossime crisi, cioè far pagare alla popolazione più precaria, povera e migrante le conseguenze economiche, climatiche e sanitarie delle politiche neoliberali degli ultimi decenni. L’AfD è l’organizzazione politica del rancore: delle persone bianche sulle persone razzializzate, degli uomini sulle donne, delle persone con un titolo di studio tecnico contro gli intelletualli del centro…

Ma il voto in Sassonia-Anhalt ci dice qualcosa in più. Un partito con percentuali oltre il 40% non è semplicemente un voto delle aree marginalizzate, ha sfondato anche nelle aree urbane, nella piccola borghesia, nella classe media. In Sassonia-Anhalt chi votava CDU ha iniziato a votare l’AfD, quindi si sta ampliando il blocco sociale che vota l’estrema destra.

Una parte della borghesia e del grande capitale tedesco potrebbe iniziare a rompere il muro taglia fuoco e far bruciare l’intera prateria. Così come sta accadendo in Francia, ed è accaduto in Italia, dove la grande borghesia ha già votato Meloni e ora invita Vannacci a Cernobbio.

Quali prospettive può offrire una programma politico di sinistra radicale alle aree marginalizzate, a chi ha un basso titolo di studio, a chi vive nella precarietà, a chi vede nel futuro una minaccia invece che una prospettiva?

Per rimanere nelle elezioni regionali tedesche, il programma della Linke a Berlino già delinea delle risposte.

Berlin bezahlbar machen, rendere Berlino accessibile è lo slogan principale, un programma incentrato sulla lotta alla speculazione e alla rendita immobiliare, agli affitti brevi, blocco degli sfratti, e poi trasporto pubblico gratuito in prima istanza per le fasce più povere, ma in prospettiva per tutti e tutte, politiche sociali ed educative al centro. I sondaggi danno la Linke al 21%, la CDU al 20%, l’AfD al 18%, la SPD al 12%.

L’estrema destra lo ha capito molto bene, in Germania come altrove, non si vince più al centro. La partita è tutta aperta. Ed è ora di iniziare a giocare anche a sinistra.

Immagine di copertina di vfutscher via flickr

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