ROMA

Reddito di cittadinanza: il diritto all’esistenza senza condizioni

Pubblichiamo l’appello che chiama la manifestazione di questo fine settimana a Roma, per rivendicare un reddito universale e un salario dignitoso. Una piazza che denuncia le condizioni lavorative in Italia, che non prevedono miglioramenti a seguito del Decreto Lavoro presentato il primo maggio dal Governo Meloni

Alle precarie e ai precari, a chi percepiva il reddito di cittadinanza e ora si ritrova senza sussidio, ai disoccupati e alle disoccupate, a chi è in emergenza abitativa, a chi fatica ad arrivare alla fine del mese a causa dei bassi salari, a chi è discriminato, marginalizzato, stigmatizzato, ai poveri e alle povere di questo paese, alle realtà di base, associazioni, sindacati indipendenti, collettivi autorganizzati, gruppi informali, alle e agli studenti delle scuole e delle università, alla marea femminista, a chi pensa che lottare per una vita degna sia ancora possibile, che sia ancora possibile aprire spazi di contestazione alle politiche sciagurate del governo Meloni, a tutti quelli e tutte quelle che non ce la fanno più a vivere sacrificando tempo, affetti, passioni, dignità.

Sabato 27 maggio a Roma ci sarà un grande corteo per il reddito e il salario. Abbiamo deciso di scommettere fin dall’inizio sulla costruzione di un percorso largo, che potesse dare spazio e voce a tanti e diversi, lo abbiamo fatto costituendo i Comitati in difesa del Reddito di Cittadinanza, dopo i ripetuti attacchi del governo a questa misura e più in generale alla povertà e alla marginalità, additate come colpe e non come condizioni strutturali, mistificate come scelte individuali di non attivarsi nel mondo del lavoro.

Lo scorso Primo Maggio, con una provocazione quasi senza precedenti, Meloni ha presentato il cosiddetto Decreto Lavoro, che cancella il reddito di cittadinanza, apre alla definitiva liberalizzazione dei contratti a termine e reintroduce i voucher nei settori tipicamente stagionali, quelli a più alto sfruttamento, deroga alla contribuzione dei datori di lavoro, che potranno usufruire delle nostre prestazioni lavorative senza versare alcunché alla previdenza sociale.

Un attacco diretto a chi già lavora sottopagato, nel paese (unico caso in Europa) dove i salari sono al palo da 30 anni, complice la debolezza strutturale della contrattazione collettiva. Un paese dove l’inflazione complessiva ha raggiunto l’8,3%, toccando il 12% per i beni di prima necessità, mentre i grandi colossi del fossile e dell’energia, condannati a pagare 11 miliardi di tasse sugli extraprofitti, evadono alla luce del sole queste disposizioni.
E nessuno dice nulla. Qualche imprenditore con buoni contatti nei giornali che contano, invece, inizia a versare fiumi di lacrime perché non trova personale, esponenti politici continuano a ripetere incessantemente che bisogna fare sacrifici, alzarsi dal divano e lavorare, formarsi senza sosta per un mercato del lavoro, quello italiano, che fatica ad assorbire lavoratrici e lavoratori ben formati.

Viviamo in una società fondata sulla disuguaglianza, dove i profitti dei pochi raggiungono livelli mai visti prima, a discapito dei molti, dei troppi che non riescono a pianificare nulla, non riescono a vivere il presente e immaginare il futuro.

Le grandi corporations, i colossi del digitale, del fossile, dell’industria bellica, i grandi marchi del lusso vedono crescere i loro patrimoni senza sosta, mentre chi lavora 40/50 ore a settimana, a volte anche di più, può solo sperare di sopravvivere e di non finire nel baratro della povertà assoluta. Dal 27 maggio vogliamo immaginare insieme qualcosa di diverso e costruirlo pezzo dopo pezzo per renderlo possibile, dentro una manifestazione che per noi è solo una tappa di un lungo percorso che ci porterà fino al prossimo autunno.

Abbiamo diritto a un salario degno, a un reddito universale e incondizionato, vogliamo una radicale riduzione dell’orario di lavoro alzando i salari. È tempo di farla finita con forme di lavoro nocivo che avvelenano la nostra salute fisica e mentale, che non ci permettono di conciliare tempi di vita e di lavoro e che non hanno alcuna utilità sociale, ma servono esclusivamente ad ingrassare le tasche di padroni e padroncini.

Per queste ragioni, per iniziare a far pesare le voci che non trovano spazio nel racconto mediatico e per mostrare che esiste un pezzo di società che non vuole abbassare la testa, invitiamo a partecipare ad uno spezzone autonomo in cui dare spazio a singoli e realtà che desiderano organizzarsi e rappresentare i propri percorsi, e per iniziare a incontrarci e riconoscerci anche in vista delle necessarie battaglie che ci vedranno protagonisti nei prossimi mesi

Immagine di copertina da Molto più del reddito