OPINIONI

“Questo è solo il festival del Greenwashing”, il j’accuse di Greta Thunberg a Glasgow

Mentre il negoziato della Cop 26 di Glasgow volge al termine, ed escono le prime preoccupanti indiscrezioni sugli accordi finali, riportiamo il discorso pronunciato da Greta Thunberg al corteo di venerdì 5 novembre, giudicato sovversivo dal ministro Cingolani.
Contro ogni riproduzione stereotipata del pensiero dell’attivista svedese, le sue parole parlano da sole e sono un atto di accusa senza appello alla leadership politica mondiale

Grazie a tutti per essere venuti, che giornata grandiosa.

Non è un segreto che la Cop 26 rappresenti un fallimento. Dovrebbe essere ovvio che non possiamo risolvere una crisi con gli stessi metodi che in quella crisi ci hanno fatto entrare e sempre più persone stanno iniziando a rendersene conto. Molti stanno iniziando a chiedersi cosa servirà per fare in modo che le persone al potere si sveglino. Ma cerchiamo di essere chiari: loro sono già svegli, sanno perfettamente cosa stanno facendo, sanno esattamente quali valori inestimabili stanno sacrificando per continuare a fare affari come al solito.

I leader non se ne stanno con le mani in mano, stanno cercando concretamente delle scappatoie e stanno plasmando scenari per favorire se stessi e per continuare a trarre profitto da questo sistema distruttivo. Si tratta di una scelta consapevole da parte dei leader di continuare a lasciare che lo sfruttamento delle persone, della natura e la distruzione delle condizioni di vita presenti e future abbiano luogo. La Cop 26 è diventata un evento di pubbliche relazioni nel quale i leader pronunciano bellissimi discorsi e annunciano impegni e obiettivi fantasiosi, mentre dietro le quinte i governi dei paesi del nord del mondo si rifiutano ancora di intraprendere qualsiasi azione drastica sul clima.

Sembra che il loro obiettivo principale sia quello di continuare a lottare per lo status quo e si è parlato della Cop 26 come la conferenza più escludente di sempre.

Questa non è più una conferenza sul clima, è un festival di greenwashing del Nord Globale, una cerimonia di due settimane di «business as usual» e di «bla bla bla». Le persone più compromesse nelle zone maggiormente colpite restano tutt’oggi inascoltate e le voci delle generazioni future stanno annaspando nel loro greenwashing di parole, promesse vuote e non di fatti, ma noi siamo consapevoli che i nostri re sono nudi. Per restare al di sotto dell’obiettivo prefissato negli accordi di Parigi, quindi riducendo al minimo il rischio di innescare reazioni a catena irreversibili al di là del controllo umano, abbiamo bisogno di immediati e drastici tagli annuali alle emissioni diverse da qualsiasi iniziativa il mondo abbia mai conosciuto.

Dal momento che non possediamo le soluzioni tecnologiche necessarie, ciò implica che dovremo cambiare radicalmente la nostra società e questo è lo scomodo risultato del fallimento reiterato dei nostri leader nell’affrontare questa crisi. Stando ai tassi di emissione attuali, il nostro budget di Co2 rimanente per permetterci di restare al di sotto degli 1,5 gradi celsius, sarà terminato entro la fine di questo decennio; e naturalmente la crisi climatica ed ecologica non esiste da sé, ma è direttamente legata ad altre crisi e altre ingiustizie risalenti al colonialismo e oltre, crisi basate sull’idea che alcune persone valgano più di altre e quindi abbiano il diritto di derubare, sfruttare gli altri e rubare le loro terre e risorse.

Ed è molto ingenuo da parte nostra pensare di poter risolvere questa crisi senza affrontarne la causa principale.

Ma di questo non si discuterà all’interno della Cop, è troppo scomodo, è molto più facile per loro ignorare semplicemente le responsabilità storiche che i paesi del Nord globale hanno verso le persone e le zone più colpite. E la domanda che dobbiamo porci ora è: per cosa stiamo lottando? Stiamo lottando per salvare noi stessi e il pianeta o stiamo lottando per mantenere tutto come al solito? I nostri leader dicono che possiamo avere entrambi, ma la dura verità è che questo non è possibile nella pratica.

Le persone al potere possono continuare a vivere nella loro bolla piena di fantasie come la crescita eterna su un pianeta limitato e soluzioni tecnologiche che appariranno improvvisamente dal nulla e cancelleranno tutte queste crisi in un attimo. Tutto questo mentre il mondo sta letteralmente andando a fuoco, mentre le persone che vivono in prima linea stanno ancora portando il fardello della crisi climatica. Possono continuare a ignorare le conseguenze della propria mancanza di azione, ma la storia li giudicherà duramente e noi non lo permetteremo.

Dimostrazione a Glasgow durante la Cop26 (foto di Alberto Manconi).

Non abbiamo bisogno di altri accordi non vincolanti lontani nel tempo, non abbiamo bisogno di altre promesse vuote, non abbiamo bisogno di altri impegni pieni di scappatoie e di statistiche incomplete che ignorano le emissioni storiche nella giustizia climatica.

Eppure questo è tutto ciò che stiamo ottenendo, e no, non è esagerato dire che basta guardare i loro trascorsi: hanno tenuto 26 Cop, hanno fatto decenni di «bla bla bla» e dove ci hanno portato? Più del 50% di tutte le nostre emissioni di Co2 è stato prodotto dal 1990 e circa un terzo dal 2005. Tutto questo mentre i media riportano ciò che le persone al potere dicono di voler fare anziché ciò che realmente fanno. Di volta in volta i media non riescono a imputare a chi è al potere la responsabilità delle proprie azioni e della propria inazione, mentre continuano a costruire infrastrutture per i combustibili fossili aprendo nuove miniere di carbone, centrali elettriche a carbone, concedendo nuove concessioni di petrolio e rifiutandosi ancora di fare il minimo indispensabile come provvedere ai finanziamenti per il clima promessi da tempo per le perdite e i danni ai paesi più vulnerabili e meno responsabili.

Questo è vergognoso. Alcune persone dicono che siamo troppo estremisti, ma la verità è che sono loro i veri estremisti.

Lottare per salvare i nostri sistemi di supporto vitale non è affatto estremo. Credere che la nostra civiltà come la conosciamo possa sopravvivere a un mondo più caldo di 2,7 o 3 gradi non è solo profondamente estremista, ma è pura follia. Qui fuori noi diciamo la verità e le persone al potere sono chiaramente spaventate dalla verità; eppure, per quanto ci provino, non possono sfuggirle. Non possono ignorare il parere scientifico e soprattutto non possono ignorare noi, le persone, compresi i loro stessi figli. Non possono ignorare le nostre grida mentre rivendichiamo il nostro potere, siamo stanchi delle loro chiacchiere. I nostri leader non ci stanno portando da nessuna parte.
È la nostra la vera leadership!

Grazie per essere venuti e ci vediamo domani alla manifestazione.

Traduzione di Claudia Basagni per DINAMOpress.

Foto di copertina da WikiCommons.