ITALIA

«Noi di questo pane non ne mangiamo più»

Anna e Silvia, prigioniere anarchiche, sono da quindici giorni in sciopero della fame contro il durissimo regime detentivo a cui sono sottoposte nel carcere dell’Aquila

Anna e Silvia sono due donne detenute nella sezione di Alta Sicurezza del carcere dell’Aquila. Sono state arrestate all’interno di due differenti inchieste contro il movimento anarchico. Silvia è nelle mani dello stato dal 7 febbraio scorso, quando l’operazione “Scintilla” portò all’arresto di diverse persone e allo sgombero dell’Asilo Occupato a Torino. È in prigione preventiva, in attesa di processo. È accusata di associazione sovversiva, articolo 270 del codice penale che recita: «Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.». Anna Beniamino, invece, è stata arrestata il 6 settembre 2016 per l’operazione “Scripta Manent”. Ad aprile di quest’anno ha ricevuto una durissima condanna in primo grado: 17 anni di carcere. Altri quattro imputati sono stati condannati a pene che vanno dai 5 ai 20 anni. Tutti per «un’associazione con finalità di terrorismo e dell’ordine democratico». In 18, invece, sono stati assolti.

Circa due mesi fa Silvia e Anna sono state trasferite nel carcere dell’Aquila. L’istituto penitenziario è noto per il fatto di ospitare al suo interno ben sette sezioni in regime di 41bis con un totale di 148 presenze. Il 41bis è un regime carcerario disumano, spesso al centro di proteste e battaglie che ne hanno chiesto la cancellazione in quanto non compatibile con i requisiti minimi di dignità della persona umana.

Ufficialmente Anna e Silvia non sono sottoposte a questo tipo di regime detentivo, ma di fatto nella sezione di alta sicurezza AS2 in cui si trovano, vige una sorta 41bis ammorbidito. Non è loro concesso di avere più di quattro libri in cella, cosi come limitato è il numero di vestiti. La loro posta viene controllata e censurata e i loro corpi subiscono perquisizioni e controlli continui. Le ore d’aria sono ridotte e riguardano due persone per volte, che cambiano da un giorno all’altro impedendo di creare legami interpersonali. L’unico contatto umano che hanno è uno scambio veloce durante il pranzo.

Nella stessa sezione di Anna e Silvia sono rinchiuse delle donne accusate di terrorismo islamico, mentre nel resto della casa circondariale sono presenti anche 23 detenuti comuni. Il regime speciale tuttavia influenza la vita di tutto il carcere. Proprio per le esigenze di isolamento totale che il 41bis e l’alta sicurezza impongono nel penitenziario sono del tutto carenti tutte le attività rieducative, formative e i momenti di socialità, cosi come pressochè assenti le possibilità di contatto con l’esterno.

Dal 29 maggio Anna e Silvia sono entrate in sciopero della fame. Chiedono il trasferimento in un’altra struttura e la chiusura della sezione di alta sicurezza. «Ci troviamo da quasi due mesi rinchiuse nella sezione AS2 femminile de L’Aquila, ormai sono note, qui e fuori, le condizioni detentive frutto di un regolamento in odore di 41bis ammorbidito – hanno scritto nel comunicato che annuncia lo sciopero – Siamo convinte che nessun miglioramento possa e voglia essere richiesto, non solo per questioni oggettive e strutturali della sezione gialla (ex-41bis): l’intero carcere è destinato quasi esclusivamente al regime 41bis, per cui allargare di un poco le maglie del regolamento di sezione ci pare di cattivo gusto e impraticabile, date le ancor più pesanti condizioni subite a pochi passi da qui, non possiamo non pensare a quante e quanti si battono da anni accumulando rapporti e processi penali».

Da quel giorno è stato loro impedito di vedersi anche per il breve momento in cui si incontravano in mensa. Da quel giorno il loro isolamento è totale. Nonostante questo le due donne sono determinate a portare avanti la protesta. Col passare dei giorni altri anarchici detenuti in Italia sono entrati in sciopero della fame nelle carceri di Alessandria, Ferrara, Lucca e Sollicciano. Inoltre in diverse città italiane ci sono stati presidi di solidarietà davanti ai dipartimenti dell’amminstrazione carceraria ed esposizione di striscioni.

A Silvia e Anna è stato intimato di interrompere lo sciopero dall’ispettrice della prigione con la motivazione che la protesta rischia di provocare danni gravi alla loro salute. Le due donne, però, continuano a rifiutare il cibo. Il carcere dell’Aquila oltre che per i regimi speciali e le condizioni disumane è noto anche per le sue pesanti carenze strutturali. Come denuncia in un rapporto l’associazione Antigone, l’acqua calda e il riscaldamento non sono funzionanti in tutte le celle e le aree comuni come palestra, biblioteca e campo sportivo non ricevono la dovuta manutenzione perché di fatto inutilizzati dalla maggior parte dei detenuti che sono in isolamento.

Il 41 bis e l’alta sicurezza sono situazioni detentiva annichilenti per gli esseri umani e proprio per questo se ne chiede l’eliminazione. Intanto tanti i messaggi e le iniziative di solidarietà per le due ragazze continuano a diffondersi, nonostante il silenzio mediatico che avvolge la vicenda.