MONDO

In Marocco non si ferma la lotta degli insegnati precari

La mobilitazione parte dal mondo della formazione. Quattro giorni di sciopero generale di studenti e insegnanti

Venerdì 31 gennaio, sono terminati i quattro giorni di sciopero generale degli insegnanti precari marocchini lanciato dal coordinamento degli insegnanti a contratto e dai principali sindacati indipendenti quali la FNE (Federazione nazionale dell’insegnamento) e il ramo settoriale dell’insegnamento della CDT (Confederazione democratica del lavoro).

Lo sciopero generale di questi giorni rappresenta la continuazione di un percorso di lotta che va avanti da un qualche anno, dal momento in cui si è assistito a un progressivo aumento degli insegnanti assunti a contratto, di solito annuale, dalle AREF (Accademie regionali dell’educazione e della formazione professionale), enti semi-pubblici che hanno reclutato circa 55 mila insegnanti a fronte dei 240 mila presenti su tutto il territorio nazionale. Sebbene le condizioni economiche siano le stesse garantite agli insegnanti assunti a tempo indeterminato come dipendenti pubblici dal ministero dell’Istruzione, ovvero 5 mila dirham al mese (grossomodo 460 euro), gli insegnanti a contratto, oltre alla condizione di precarietà legata al tempo determinato del loro impiego, non hanno gli stessi diritti in termini contributivi e previdenziali e sono il più delle volte impiegati nelle zone più disagiate e depresse del Paese, spesso lontano dalla propria regione di origine, senza possibilità di richiedere il ricongiungimento familiare.

Le rivendicazioni degli insegnanti e dei sindacati di categoria in sciopero hanno sì un carattere specifico, legato alla richiesta dell’internalizzazione degli insegnanti precari e la fine del sistema della chiamata a contratto, ma sono anche indirizzate alla difesa dell’istruzione pubblica e gratuita, progressivamente sotto attacco nel Paese. In Marocco, infatti, vengono chiuse centinaia di scuole pubbliche, a fronte di una incessante crescita degli istituti privati. Fattore che è riuscito a mobilitare l’intero settore, con diverse manifestazioni di solidarietà anche degli insegnanti non precari. Le quattro giornate di sciopero hanno avuto una buona percentuale di adesione, con l’apice della mobilitazione raggiunto mercoledì 29 con la manifestazione nazionale svolta a Casablanca che ha registrato anche diversi momenti di tensione quando le migliaia di insegnanti in corteo sono stati bloccati dalla polizia all’imbocco di rue Mediouna, arteria stradale poco distante dal concentramento della manifestazione alla stazione di Casa Port. L’intento dei manifestanti era quello di sfilare nelle vie centrali della città cuore nevralgico, da un punto di vista economico, del Paese, ma sono stati prontamente fermati dall’imponente apparato di sicurezza predisposto per la giornata. Nonostante gli ostacoli e gli impedimenti la manifestazione comunque è riuscita a comunicare con la cittadinanza e ad avere una discreta risonanza a livello mediatico, seppur nel quadro di forte censura che caratterizza la stampa marocchina.

In tal senso le lotte dei lavoratori della scuola vanno inserite nel più ampio contesto sociale e politico del Paese, contraddistinto da enormi disuguaglianze e fibrillazioni coperte da un’asfissiante repressione che colpisce quotidianamente decine di attivisti e giornalisti indipendenti. Solo negli ultimi mesi, ad esempio, sono diventati dei casi a livello internazionale, per motivi diversi, gli arresti dei giornalisti Hajar Raissouni e Omar Radi. Quest’ultimo è stato arrestato in seguito ad un tweet in cui criticava le pesantissime condanne inflitte agli attivisti del movimento Hirak Rif, protagonisti dell’imponente ciclo di mobilitazioni durate circa un anno (tra il 2016 e il 2017), scoppiate ad Al-Hoceima, una delle principali città della regione montagnosa del Rif, in seguito alla morte del pescivendolo Mouchine Fikri, tragicamente stritolato in una macchina tritarifiuti nel tentativo di salvare il pesce che vendeva appena sequestrato dalla polizia. Mobilitazioni imponenti non inedite sia nella regione che nel Paese, il quale, seppur non scosso come altri dell’area dalle cosiddette “primavere arabe”, ha comunque vissuto un ciclo di importanti proteste condotte dal Movimento 20 febbraio, arenatosi anche in seguito alla pesante repressione subita.

Segnali di movimenti sociali e lotte dei lavoratori che, in diverse forme, continuano a manifestarsi nel Paese, come conferma lo sciopero degli insegnanti, sottolineando la vivacità del contesto marocchino, segnato da rilevanti contraddizioni che continuano a interrogare e a mettere in crisi, seppur non in maniera sostanziale e duratura, l’apparente immutabilità e stabilità del sistema che governa il Paese.

 

Nell’immagine di copertina, manifestazione degli insegnanti precari bloccata dalla polizia a Casablanca (foto tratta dal quotidiano Hespress)