EUROPA

Le questioni centrali del nuovo panorama politico spagnolo dopo le elezioni

Il crollo di Vox, un eventuale governo che dipenderà da Junts, la crescita del PSOE y la maggioranza assoluta del Partito Popolare al Senato sono le questioni più rilevanti delle elezioni nello Stato Spagnolo. El Salto ha seguito minuto a minuto la giornata elettorale e segnala in questo aerticolo una serie di questioni chiave della giornata elettorale

Il Partito popolare ha vinto le elezioni generali del 23 luglio nello Stato Spagnolo. Nonostante questo,i 136 seggi conquistati ed una ipotetica coalizione con Vox, che ne ha ottenuti 33, non gli permetteranno di andare al governo. Ripetere l’attuale blocco elettorale della coalizione di governo, che raggiunge attualmente i 172 seggi, dipenderà da Junts, dato che sono necessari 176 deputati per arrivare alla maggioranza assoluta. “Abbiamo ottenuto più voti e più seggi rispetto al 2019” ha detto Pedro Sánchez celebrando il risultato del PSOE. “Vogliamo un paese più forte, più democratico e più libero” ha chiesto da parte sua la leader di Sumar, Yolanda Díaz.

Maggioranza assoluta: 176 seggi

PP (136) PSOE (122) VOX (33) SUMAR (31) ERC (7) JxCAT – JUNTS (7) EH Bildu (6) EAJ-PNV (5) B.N.G. (1) CCa (1) U.P.N. (1)

Grafica de El Salto Diario

Un governo che dipenderà dall’indipendentismo catalano

“Se vogliono governare dovranno rispettare la Catalogna”, ha detto Gabriel Rufián, leader di ERC, appena sono usciti i risultati ufficiali domenica notte. La sua formazione politica ha sofferto una crisi elettorale passando da 13 a 7 seggi. “O la Catalogna o Vox” ha intimato Rufián a Pedro Sánchez. In Catalogna, il grande vincitore è stato il PSOE, che è stata la forza più votata in tutta la Comunità. Anche se si faranno pregare, il governo di coalizione potrà contare su ERC per l’investitura. L’incognita è quella che riguarda la destra dello spettro politico: Junts. Anche la formazione nazionalista catalana ha peggiorato i suoi risultati rispetto alle scorse elezioni, passando da 8 a 7 deputati. Ma Míriam Nogueras di Junts si è mostrata dura con Sánchez assicurando che non darà la presidenza al PSOE “in cambio di niente” e che la sua priorità e la Catalogna e non “la governabilità dello Stato”. Carles Puigdemont dall’esilio ha ribadito che “Junts non deve niente a nessuno oltre ai proprio votanti”.

Questo aspetto è ormai certo: se si formasse un blocco politico favorevole ad un governo di coalizione, questo avrà una dimensione plurinazionale. Tanto EH Bildu che il PNV hanno lasciato intravedere il loro voto favorevole all’investitura.

“Non ci sarà un governo reazionario nello Stato Spagnolo. Da parte nostra non ci sarà” ha sottolineato il coordinatore di EH Bildu, Arnaldo Otegi appena usciti i risultati. La formazione della sinistra nazionalista basca ha migliorato i proprio risultati rispetto alla scorsa tornata elettorale, ottenendo un seggio in più e diventando la forza più votata nella provincia di Gipuzkoa nei Paesi Baschi . Invece la segretaria del BNG, che ha ottenuto nuovamente un seggio, si augura che “la Spagna continui ad avanzare migliorando la situazione dei diritti conquistati”.

Crollo dell’estrema destra 

Confermata la batosta elettorale per l’estrema destra di Vox che ha portato questa formazione a perdere quasi la metà dei seggi ottenuti nel 2019. L’estrema destra ha perso forza palamentare. Vox ha ottenuto 33 seggi, 19 meno di quelli ottenuti con le elezioni del 10 novembre 2019, quando ne aveva ottenuti 52. Inoltre, sono state 3.030.548 le persone che hanno votato Vox, 626.431 in meno per la formazione di ultradestra, un 2,68% in meno sul totale dei voti. Il leader dell’estrema destra, Santiago Abascal, ha dato la colpa ai sondaggi e si è lamentato del fatto che “addirittura Sánchez potrebbe tornare ad essere presidente”.

Tra tutte le regioni in cui hanno perso voti, notiamo in particolare i risultati nella regione di Castiglia e León che hanno castigato la formazione di ultradestra: Vox è passata da 6 deputi a 1 con i risultati del 23 luglio. Questi seggi sono passati direttamente al partito con cui governano assieme a livello regionale, il Partito Popolare, che ne ha ottenuti 18.

Territori dove ha vinto la sinistra

Pontevedra, Valencia, Navarra, Cáceres, Sevilla y Las Palmas. Assieme alle Comunità della Catalogna e dei Paesi Baschi, sono queste le uniche province dove la sinistra ha ottenuto migliori risultati della destra. Ad eccezione di Cáceres e Badajoz, dove ha vinto il PSOE, ma in termini di seggi l’alleanza tra PP e Vox ha ottenuto la maggioranza, sono questi gli unici territori dove la sinistra ha convinto più votanti rispetto alle destre.

Maggioranza assoluta del PP al Senato

Il Partito Popolare ha ottenuto la maggioranza assoluta al Senato, con 116 seggi. A quelli ottenuti domenica scorsa, bisogna aggiungere i 57 seggi legati alle designazioni delle comunità autonome, che porta il partito di Feijóo a superare i 133 che rappresentano la maggioranza assoluta.

Dopo il PSOE, che è sceso a 76 senatori, 17 in meno rispetto alle ultime elezioni, la terza forza sarà la coalizione delle Sinistre per l’Indipendenza – Izquierdas por la Independencia – di EH Bildu e ERC.

L’importanza dei risultati al Senato è relativa. Non interviene nell’elezione del presidente del governo e non è decisiva per la creazione delle leggi, che possono essere frenate dal Congresso. Ma nonostante questo, diversi esperti di politica istituzionale prevedono che nel caso in cui si dia un governo di coalizione, questa maggioranza potrebbe diventare uno strumento per l’opposizione da parte del Partito Popolare.

Articolo pubblicato su El Salto Diario, il 24 luglio 2023

Immagine di copertina: Sánchez participa en la XVIII edición del Foro de Diálogo Italia-España (18/06/2021) Fonte: Flickr (da lamoncloa.gob.es)