EUROPA

La spaccatura della sinistra tedesca sul genocidio in Palestina

A Lipsia, gruppi anti-imperialisti sono scesi in piazza contro teppisti sionisti. Dall’altra parte della barricata: manifestanti pro-Israele con bandiere antifasciste. Un sabato di tensioni nel quartiere di Connewitz

Il 17 gennaio, nel quartiere Connewitz di Lipsia, migliaia di manifestanti con bandiere palestinesi e israeliane si sono affrontati. La cosa sorprendente è che entrambi i gruppi si definiscono di sinistra. La scena in Germania è divisa e a Lipsia il conflitto si sta ora combattendo per le strade. La manifestazione è stata indetta dal gruppo Lotta Antifascista con lo slogan «Antifa means: Free Palestine» ed è stata accompagnata da gruppi anti-imperialisti. Dall’altra parte: la sinistra solidale con Israele. Il contesto della manifestazione: Lotta Antifascista e i suoi sostenitori volevano lanciare un segnale contro i gruppi di teppisti sionisti del quartiere che attaccano apertamente le persone solidali con la Palestina.

Non è un caso che questi attacchi siano avvenuti a Connewitz: il quartiere è noto in tutta la Germania come quartiere autonomo di sinistra. Dopo la caduta del muro, Connewitz, grazie alle occupazioni di punk e attivisti autonomi, si è trasformato in una roccaforte antifascista nel cuore della Sassonia. Una regione che altrimenti è caratterizzata da una forte presenza dell’estrema destra. Nel corso degli anni, Connewitz è diventato un quartiere abbastanza tranquillo, solo una volta all’anno ci sono i botti, a Capodanno. 

Tuttavia, esiste un grande potenziale di conflitto. Connewitz è infatti fortemente influenzata dalla scena «Antideutsche». Si tratta di una corrente che si definisce radicale di sinistra e che si caratterizza per la sua assoluta solidarietà con lo Stato di Israele. Questa posizione è nata all’inizio degli anni Novanta, quando dopo la riunificazione si è sviluppato un nuovo nazionalismo in Germania. 

Di fronte all’orrore della Shoah, gli Antideutsche consideravano il sostegno incondizionato allo Stato di Israele come l’unica misura giusta contro il nazionalsocialismo. Quest’opinione persiste ancora oggi provocando contraddizioni impensabili nel panorama internazionale, come quanto è avvenuto alla manifestazione di Lipsia. Il 17 gennaio alcuni Antideutsche hanno scandito slogan come «Mai più Gaza», «Netanyahu è un antifascista» e «Avete perso la guerra». Molti di loro portavano bandiere israeliane ed è stata avvistata anche una bandiera dell’Idf [sigla dell’esercito israeliano, ndr]. Ciononostante, sia dal lato pro-Palestina che da quello pro-Israele: bandiere dell’azione antifascista. 

Sono momenti che appaiono particolarmente strani a chi non è tedesco. Nel contesto internazionale, così come in Italia, tra la sinistra è molto diffusa una posizione anti-imperialista. Per molte persone di sinistra all’estero, lo Stato di Israele è sinonimo di occupazione e politica di insediamento contrarie al diritto internazionale, guerra genocida e violenta oppressione della popolazione palestinese. Tra la sinistra tedesca, invece, le opinioni sono divise. 

Secondo le alleanze pro-Palestina, a Connewitz ci sono due roccaforti degli Antideutsche: il centro culturale Conne Island, che ad esempio vieta l’ingresso con la kefiah, e il LinXXnet, l’ufficio dei deputati di Lipsia Sud del partito Die Linke, di cui fa parte anche la deputata Juliane Nagel. Il percorso della manifestazione avrebbe dovuto originariamente passare da questi luoghi. 

Poche ore prima dell’inizio, tuttavia, la polizia di Lipsia ha deviato il percorso per ridurre il rischio di uno scontro diretto. La manifestazione è quindi partita da Connewitz e si è poi spostata verso il centro città. La manifestazione è rimasta sostanzialmente pacifica e non si è verificato lo «scontro tra sinistra e sinistra» ampiamente annunciato dai media tedeschi. Solo contro alcuni individui a volto coperto nel settore pro-Palestina la polizia, presente sul posto con un contingente di migliaia di agenti provenienti da tutta la Germania, è intervenuta con durezza. Altrettanto annunciato: il partito di estrema destra Freie Sachsen. Quest’ultimo aveva dichiarato in anticipo che avrebbe voluto assistere alla «battaglia tra fazioni antifasciste» con popcorn. Alla fine, però, solo pochi di loro erano presenti e la marcia prevista non ha avuto luogo.

Il conflitto nel quartiere di Lipsia mostra in piccolo le grandi fratture che ormai attraversano non solo le alleanze antifasciste, ma anche il partito Die Linke.

Negli ultimi due anni, dalla Germania sono diventati virali molti video di violenze della polizia durante le manifestazioni in solidarietà con la Palestina. E la maggior parte dei politici tedeschi, come il cancelliere Friedrich Merz (Cdu), ha fatto riferimento alla Staatsräson (ragion di Stato) tedesca solidale con Israele e alla definizione di antisemitismo dell’Ihra, che considera antisemita qualsiasi attacco allo Stato di Israele. 

Nel partito Die Linke la situazione è leggermente diversa. Il partito condanna le forniture di armi a Israele e assume la Jerusalem Declaration (Jda) sull’antisemitismo. Questa definizione (a differenza di quella dell’Ihra) non classifica automaticamente come antisemite le critiche a Israele, ad esempio sotto forma di slogan come «From the River to the Sea», spesso vietato in Germania.

Tuttavia, nell’appello alla manifestazione di Connewitz sono emerse nuovamente delle divergenze. Alcuni politici di sinistra si sono schierati dalla parte della Palestina, altri da quella pro-Israele, altri ancora si sono tenuti completamente fuori. 

Il gruppo della Die Linke di Connewitz guidato da Juliane Nagel e LinXXnet ha pubblicato dopo la manifestazione una dichiarazione in cui si esprimeva a favore della «doppia solidarietà». Secondo tale dichiarazione, si voleva esprimere solidarietà sia alle «forze progressiste in Israele» che alla «popolazione civile palestinese». Nei commenti si leggono alcune critiche isolate: «Se si marcia insieme a persone che sventolano la bandiera dell’Idf, si solidarizza con il genocidio a Gaza», scrive una donna. 

Per la stampa tedesca e molti commentatori, la manifestazione è stata un vero e proprio bocconcino: «Quando due persone di sinistra si incontrano, nascono tre gruppi frammentati» – è una vecchia battuta tedesca che viene spesso tirata fuori.

Quest’ironia, però, tralascia il fatto che questa volta non si tratta di una piccola questione interpretativa, ma di un conflitto in cui persone perdono la vita ogni giorno. E la domanda è anche: possono dirsi di sinistra e antifascisti dei manifestanti che sostengono un governo di estrema destra come quello di Israele, che persegue una guerra genocida? 

Resta da vedere se la sinistra riuscirà a rimanere unita, anche alla luce della svolta a destra in Germania. È questa anche l’opinione del deputato del Landtag della Sassonia Nam Duy Nguyen. «Non parteciperò a nessuna manifestazione», ha scritto il 16 gennaio in una dichiarazione in cui si è espresso contro il genocidio a Gaza e ha criticato aspramente la politica tedesca in Medio Oriente. Per questo motivo non intende sostenere alcuna manifestazione che si rivolga contro i colleghi di partito e porti a un’ulteriore divisione. Perché, come dimostra anche questa manifestazione, è proprio questo che aspetta la destra.

La copertina è di Zaira Biagini

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