MONDO

Il trionfo del Perù dimenticato e abbandonato

Una conversazione con Anahí Durand, sociologa peruviana e militante di Juntos por Perù, impegnata nello staff tecnico di Pedro Castillo, ad un passo dal diventare Presidente dopo la vittoria elettorale che la candidata di estrema destra Fujimori continua a non riconoscere. Lanciata per sabato una manifestazione in sostegno di Pedro Castillo chiedendo che venga ufficializzato l’incarico al presidente che ha vinto il ballottaggio


La vittoria di Pedro Castillo al secondo turno «è l’elezione di qualcuno che rappresenta quel Perù dimenticato e abbandonato», ha dichiarato a “La Tinta” Anahí Durand, dello staff tecnico del candidato Peru Libre.

Durand, sociologa che alle elezioni dello scorso aprile si era candidata al Parlamento andino per Juntos por Perù [Uniti per il Perù, coalizione di sinistra che ha ottenuto il 6% alle ultime elezioni – ndt], assicura che la vittoria dell’insegnante di campagna sul suo avversario Keiko Fujimori «rappresenta una richiesta molto sentita da parte dei settori più rurali, più abbandonati, più colpiti dalla crisi, che reclamano cambiamenti sostanziali».

«Inoltre, hanno votato per uno come loro: un insegnante, che riceve uno stipendio da fame, che lavora in una scuola rurale senza acqua e senza gas– ha dichiarato – Penso sia l’elezione di qualcuno che rappresenti quel Perù dimenticato e abbandonato»

Sebbene l’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) del Perù non abbia ancora annunciato ufficialmente il trionfo di Castillo, con il 99,998% delle schede scrutinate e il 99,129% di queste assegnate, il candidato di Perù Libre ottiene il 50,204 percento, mentre Fuerza Popular [partito conservatore fondato nel 2011 – ndt], guidato dall’ultrareazionaria Fujimori, raggiunge il 49,796%. Le percentuali ottenute mostrano una differenza di 0,408 punti e 71.441 voti a favore dell’insegnante della regione di Cajamarca [con il 100% scrutinato la differenza finale è stata di 44.058 voti – ndr]


Anahí Durand, sociologa e membro dello staff tecnico di Peru Libre.

Di fronte a questa situazione, Fujimori ha presentato una denuncia per impugnare i voti e, in questo modo, cercare di ostacolare un processo elettorale che tiene con il fiato sospeso non solo il Perù ma anche l’America Latina. Castillo ha ribadito il suo appello a rispettare i risultati, a non cadere in provocazioni e ha garantito che la vittoria elettorale è del suo partito.

«Il fujimorismo non è riuscito a raccogliere tutti dietro questa accusadi brogli», ha spiegato Durand. «La Camera di Commercio ha detto che rispetterà i risultati. Da un lato, ci saranno pressioni per sapere chi è il nuovo presidente, e dall’altro la necessità di aprire un dialogo con Pedro Castillo».

Per la consigliera del leader di Peru Libre [partito socialista di sinistra fondato nel 2012 e continuazione del “Movimento politico regionale del Perù libero” fondato nel 2007 – ndt], anche i settori economici peruviani «faranno pressioni affinché tutte le riforme promesse non vengano realizzate, ma mi sembra che almeno non si imbarcheranno in questa avventura di Keiko sulla questione dei brogli». A questo proposito, Durand ha ricordato che ieri il principale imprenditore minerario del Paese, Roque Benavides, si è dichiarato disponibile a «costruire ponti con il nuovo governo». «Questo dà l’idea che anche la destra sia intenzionata a riconoscere il suo nuovo interlocutore», ha aggiunto.

Una delle principali proposte di Pedro Castillo durante la sua campagna è stata la convocazione di un’assemblea costituente che consentisse di modificare l’attuale Magna Carta, stilata durante la dittatura di Alberto Fujimori negli anni ‘90. Per Durand, rispetto alla riforma costituzionale «è un processo aperto, perché l’attuale Costituzione pone dei vincoli per non essere riformata, la stessa cosa che è successa in Cile».

La sociologa peruviana ha analizzato che per riformare la Magna Carta «sarà fondamentale la mobilitazione dei cittadini. Ci sono formule che la legge attuale consente, come la cosiddetta Iniziativa Cittadina di raccolta firme». La proposta di Castillo, secondo Durand, apre la possibilità di «un esercizio di dialogo e articolazione per unire le forze» verso «un processo costituente in modo democratico e favorendo il coinvolgimento della maggioranza della popolazione».

In Perù esiste «la percezione che questa Costituzione sia superata e vada cambiata, ma il processo ancora non è molto chiaro», ha precisato Durand. «Credo che, come ha anticipato Castillo, questo processo debba essere svolto attraverso l’Iniziativa Cittadina, che è una formula con la quale due milioni di persone possono chiedere al Congresso di rivedere una certa norma. In questo caso, per dare il via a un referendum costituente, che dovrà avere uno spazio di consultazione e confronto con i cittadini».

Durand ha fatto anche riferimento all’impatto sul continente del trionfo di Castillo: «Geopoliticamente sarà molto importante, perché ci sarà una visione più sovranista e latinoamericanista, che può aggiungersi a quanto fatto da Evo Morales in Bolivia, per avere una politica più autonoma».

«In questo momento, rappresenterebbe un blocco interessante con il Messico, l’Argentina e con la Bolivia, che cambierà un po’ il corso della politica internazionale peruviana così tanto subordinata a Washington», ha riassunto la sociologa. «Non sarà così facile, perché gli Stati Uniti hanno i loro interessi: otto basi militari in Perù. Ma che si vada avanti verso una posizione più sovrana è un cambiamento significativo per il Perù».

Pubblicato sul sito indipendente argentino La Tinta. Traduzione a cura di Michele Fazioli per DINAMOpress

Immagine di copertina: Aldair Mejia per Revista Crisis