ITALIA

Hub di via Mattei a Bologna: la lotta ha impedito la deportazione

Di fronte alla notizia dell’imminente chiusura dell’Hub di via Mattei, l’11 giugno una mobilitazione ampia della Bologna solidale ha impedito la deportazione dei migranti e il licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici

Bologna accoglie, Bologna alza la testa, Bologna vince un’importante battaglia e afferma con la forza delle lotte che non c’è spazio per chi vuole costruire propaganda politica, alimentare campagne di criminalizzazione, innescare retoriche securitarie, negare diritti, cancellare libertà, sulla pelle di migranti, lavoratrici e lavoratori.

La mobilitazione iniziata dagli operatori e dalle operatrici dell’accoglienza – quando si è appresa la notizia dalla stampa dell’imminente chiusura dell’Hub – si è allargata a tutti i pezzi di città solidale attivata subito per impedire la deportazione dei migranti e il licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ieri (11 giugno) era predisposto il trasferimento dei migranti e la chiusura dell’Hub. E dalla mattina di ieri ci siamo opposti a un trasferimento disposto dall’alto, in violazione del diritto di scelta delle persone accolte, con un presidio davanti all’Hub. La città di Bologna ha risposto numerosa e determinata e la maggior parte dei migranti ha scelto di non accettare il trasferimento e di uscire dal centro, unendosi alla lotta che per tutta la giornata di ieri ha visto tantissime persone in presidio permanente in via Mattei e poi in centro città.

Conosciamo bene la storia della struttura di via Mattei, perché per lunghi anni è stata luogo di violenza e violazione, e per decenni abbiamo lottato per la sua chiusura, contribuendo al percorso di mobilitazione che da Centro di Detenzione per Migranti destinati all’espulsione, l’ha trasformato in luogo di transito per richiedenti asilo in attesa di trasferimento. Una funzione mutata, che ha mantenuto però le caratteristiche del disciplinamento e del controllo dei corpi migranti che segnano le politiche del confine italiane ed europee, anche quando riguardano i richiedenti di protezione internazionale.

È evidente però che l’ordine di svuotamento dell’Hub disposto unilateralmente dal Ministero dell’Interno, omettendo di concertare la decisione con gli altri attori istituzionali e con gli enti gestori, non rispondeva al bisogno di garantire migliori condizioni di accoglienza ai richiedenti asilo, quanto piuttosto a quello di ribadire che le vite dei richiedenti asilo non hanno nessuna dignità né diritti, ma sono corpi in esubero, da sfruttare mediaticamente nella loro connotazione negativa di emergenza problematica. Vite da sacrificare, insieme a coloro che vivono con straordinaria dedizione e professionalità del lavoro legato ai servizi di accoglienza e welfare, per la politica sovranista e razzista del governo.

Dalla Prefettura e dal Viminale si pensava così di mettere in moto lo spettacolo disumanizzante dei profughi caricati sui pullman e spostati a migliaia di chilometri di distanza, nell’indifferenza e nel disinteresse per percorsi di inserimento interrotti, per richieste di asilo compromesse, per progetti di autonomia bloccati. Dalla retorica del “si devono integrare” alla realtà del “non vogliamo che si integrino”.

 

 

Ma questo spettacolo è stato ribaltato. I migranti si sono opposti, rifiutando di salire sugli autobus che li avrebbero deportati in Sicilia. Insieme agli operatori e alle operatrici dell’accoglienza, ad avvocat* dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione, attivist*, alla Bologna solidale e accogliente hanno rivendicato il diritto a decidere. La reazione di una intera città, pronta anche ad alternative di accoglienza solidale autogestita, ha dispiegato con straordinaria determinazione una capacità conflittuale e cooperante che ha costretto l’amministrazione comunale – che in un primo momento aveva scaricato ogni responsabilità – a pretendere dalla Prefettura lo sblocco dei posti liberi e il ricollocamento immediato in regione, garantendo così l’accoglienza dei migranti – che hanno scelto di rimanere – in Emilia-Romagna, così come avevamo richiesto sin da subito, opponendoci alla direttiva del Governo.

È saltato quindi l’intento governativo di piegare i migranti a un ricatto inaccettabile: deportazione o marginalizzazione e invisibilità.

Dopo infiniti tavoli conquistati con l’occupazione della piazza sotto i riflettori del cartellone della Repubblica delle Idee, del Consiglio Comunale, della stessa Via Mattei, grazie alla mobilitazione permanente, la Prefettura ha messo a disposizione a fine serata oltre 60 posti nei CAS in Regione.
Le amministrazioni sono state costrette a dare una risposta all’altezza della determinazione e dell’onestà politica messa in campo in questa battaglia di civiltà.

Ce l’abbiamo fatta.
Nello stesso giorno dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Sicurezza Bis – dispositivo che va ad inasprire ancora di più i terribili effetti del precedente Decreto e che segna un ulteriore attacco alle forme di vita libere – , abbiamo dimostrato che Bologna vuole e sa resistere alle scelte politiche di questo Governo, che è determinata a respingere razzismo e disumanità, a vincere paura ed indifferenza e ad affermare che i diritti devono essere per tutt@.

Il primo, importante round è stato vinto: i migranti che si sono opposti a questa deportazione, mettendosi in gioco in questa esemplare lotta meticcia, ieri sera avevano un posto dove dormire, conservando il diritto ad essere accolti, a proseguire i percorsi di integrazione e di emancipazione avviati.
E questa è la migliore risposta che Bologna poteva dare a questo Governo.
Ora è il tempo di sostenere e di difendere l’occupazione e le condizioni di lavoro proprio di quelle lavoratrici e di quei lavoratori che per primi hanno innescato la scintilla di questa battaglia, grazie anche ad un percorso di mobilitazione e di autorganizzazione, avviato negli ultimi mesi in opposizione ai devastanti effetti del Decreto Sicurezza e passato anche per lo sciopero dell’8 marzo scorso.

La Bologna accogliente è quella che ieri con i propri corpi era davanti all’Hub ad opporsi alle deportazioni in Sicilia, è la scelta dei migranti di rimanere in Emilia-Romagna, è la mobilitazione permanente degli operatori e delle operatrici dell’accoglienza dentro e fuori l’Hub, è il lavoro di giurist*  e avvocat* per garantire i diritti dei migranti, è la rinuncia delle cooperative a partecipare a bandi al ribasso per l’accoglienza.

Bologna è un porto sicuro, a Bologna c’è quel pezzo di equipaggio di terra di Mediterranea che accoglie e che costruisce pratiche di solidarietà dal basso, che porta avanti azioni politiche raggiungendo importanti obiettivi, che non arretra e che si oppone alle scelte scellerate di questo governo. Insieme ai migranti e a tutta quella parte di città che non si piega all’arroganza del potere. Libertà di muoversi, libertà di restare, libertà di scegliere: per tutt*.

ADL Cobas Emilia Romagna
Ya Basta Bologna
Tpo
Làbas

 

Galleria e foto di copertina di di Michele Lapini