approfondimenti

EUROPA

Educazione sessuale in Polonia: una battaglia continua fra passato e presente

In Polonia è stato da poco presentato un disegno di legge contro la pedofilia che, però, contiene grosse limitazioni all’accesso all’educazione sessuale da parte dei giovani del paese. Una storia che sembra ripetersi: l’educazione alla sessualità e all’affettività sono sempre state un tabù, tanto sotto il regime comunista che negli ultimi anni in cui nella repubblica dell’Europa centrale governa la destra conservatrice e xenofoba del PiS.

Era il 1978 quando la ginecologa e sessuologa (femminista ante-litteram?) Michalina Wisłocka riuscì a pubblicare Sztuka kochania (letteralmente “L’arte di amare”) la prima guida sessuale polacca. Nonostante gli apparati del Partito Comunista Polacco tentassero in vari modi di ostacolarne la stampa e la diffusione, il libro ebbe un successo clamoroso e le donne polacche raccontano che ancora oggi è possibile trovarne una copia in qualsiasi casa o appartamento. La parabola della pubblicazione nonché la parabola esistenziale dell’autrice stessa fanno capire quanto, anche in paesi che avevano conosciuto significative liberalizzazioni in quel campo, un discorso autonomo sulla sessualità da parte femminile fosse ancora un tabù. Sztuka kochania non è infatti solo la prima guida sessuale a essere diffusa in Polonia, ma una delle primissime pubblicazioni di un simile tenore in tutto il mondo comunista.

Si tratta di un libro controverso (la cui storia ha conosciuto tra l’altro anche una recente “consacrazione pop” grazie a un biopic sulla vita dell’autrice prodotto da Netflix), ma che ha avuto certamente il merito di aprire inedite prospettive e il coraggio di parlare alle masse. Ed è forse proprio quest’ultimo aspetto che più risuona nel presente.

Affinché in Polonia esca un’altra guida alla sessualità, infatti, occorre aspettare esattamente 40 anni. #Sexedpl, a cura della modella Anja Rubik, nasce in seguito a una campagna educativa online lanciata dalla stessa Rubik nel 2017 e che consiste in 14 video dalla durata di un minuto dove si affrontano tematiche legate alla sessualità. L’iniziativa è subito diventata virale al punto che il giorno dopo la messa in onda del video riguardante il test dell’HIV, le cliniche polacche si sono trovate invase di giovani che desideravano eseguirlo. L’idea quindi di scrivere un libro sul sesso nasce proprio come risposta all’entusiasmo manifestato, indicatore di un bisogno di sapere (e saper-fare!). Il governo polacco continua a lasciare un vuoto culturale e formativo che non sembra voler soddisfare.

La presentazione di #Sexedpl a cura di Anja Rubik si è svolta in un edificio del centro di Varsavia, sede di una scuola primaria. L’evento e la scelta della location risultano particolarmente curiosi in quanto il libro, che risulta essere un vero e proprio manuale di sessualità per giovani e meno giovani, viene presentato e pubblicizzato proprio in uno dei luoghi dove il governo polacco esercita un tentativo di repressione sessuale e controllo sui corpi. In occasione della presentazione, nel lungo corridoio in cui durante l’anno si muovono alunne e alunni, sono stati allestiti banchetti informativi sul sesso sicuro e sui metodi anticoncezionali. Insieme ai preservativi gratuiti vengono distribuiti tatuaggi temporanei e adesivi con i colori arcobaleno. Ovunque il glamour regna sovrano, conferendo al tutto un aspetto che ricorda le pratiche del pink e rainbow washing.

È il libro stesso che sembra d’altronde viaggiare su due canali diversi. Il primo, quello dell’informazione testuale, sicuramente di alto livello vista la collaborazione con psicoterapeut*, sessuologh*, medic* e vari esperti del settore. Tutt* sembrano apparentemente accomunati dalla volontà di fornire prospettive chiare ed esplicite sulla tematica, combattendo il controllo che il governo polacco, con il sostegno complice della Chiesa, cerca di esercitare sui corpi, sulla sessualità e sulla riproduttività in particolar modo delle donne e de* trans*. Il secondo, quello del commento grafico e visuale, pare invece replicare alcuni fra i più comuni e dannosi stereotipi. Le numerose foto che corredano il testo infatti sono improntate a un’estetica magra, bianca e generalmente binaria. Certo degli sforzi ci sono: alcuni ragazzi hanno lo smalto, alcune ragazze hanno la cellulite e ci sono pure dei corpi neri eppure tutt* sembrano poter rientrare in modelli conformati a standard di bellezza imposti dalla società.

Davanti a questo libro e tra i vari banchetti che accompagnano l’evento viene da interrogarsi quindi su quale di questi due “canali” abbia più peso per un lettore o per una lettrice, la forma o il contenuto?
E forma e contenuto possono realmente distaccarsi uno dall’altro o sono invece uno veicolante i messaggi dell’altro e viceversa?

Il progetto di Anja Rubik comunque ha il merito di riunire tante realtà che, a vario titolo e con diverse modalità, si occupano di sessualità, educazione, promozione dei diritti e smantellamento dei pregiudizi. «È un’iniziativa importante, perché va a colmare un vuoto nel nostro paese. La mancanza di educazione pubblica sul tema del sesso va alimentare il tabù: i giovani ne sanno sempre meno e, meno ne sanno, più hanno paura di chiedere» ci dicono alcune delle associazioni coinvolte.

A maggior ragione, se si guarda al contesto educativo che vige nella Polonia attuale. Se durante il comunismo nelle scuole c’era l’insegnamento “Preparazione per la vita nella famiglia socialista”, questo oggi diventa “Educazione alla famiglia”. È durante gli anni ‘90, dopo aver abbandonato definitivamente le politiche comuniste con la transizione alla democrazia, che la Polonia sancisce e adotta nuovi rapporti fra Stato e Chiesa, l’aborto viene reso illegale e l’influenza cattolica inizia a insinuarsi in tutti gli aspetti della quotidianità.

«Nelle scuole, l’insegnante è spesso un prete e le informazioni che vengono veicolate non hanno alcun fondamento scientifico», racconta un’attivista del gruppo femminista Manifa di Cracovia. «Ricordo che, durante una di queste lezioni, l’insegnante ha descritto la spirale anticoncezionale come un piccolo oggetto di metallo con delle lame affilate che una volta inserite, avrebbero iniziato a girare vorticosamente creando dei danni irreparabili all’utero della donna».

(attivista delle Manifa di Cracovia)

Questa parziale censura e “stortura” dell’educazione sessuale ha ovviamente conseguenze che sfociano anche nel campo della violenza sulle donne.

In Polonia infatti i centri antiviolenza sono pochissimi e non possono certo rispondere alla domanda seppur silente che le donne rivolgono. Inoltre anche la legge che prevede l’accesso all’aborto solo in caso di violenza sessuale non viene praticamente mai applicata in quanto le sopravvissute si vergognano dello stupro, hanno paura dello stigma e non denunciano anche, ma non solo, per la paura di non ricevere il supporto adeguato da parte delle istituzioni. «Abbiamo iniziato ad aiutare le donne dopo che sono state stuprate ma è un lavoro difficile in Polonia», dice un’attivista dell’associazione Viktoria contro la violenza sulle donne. «Se avessimo soldi per pagare psicolog* e avvocat*, possiamo aiutarle, ma ora è più difficile. Se non ci sono i soldi, non possiamo fare niente. Oltretutto, se la donna non racconta a nessuno di essere stata stuprata e non denuncia alla polizia, nessuno negli ospedali agisce. In generale, c’è carenza di servizi per le donne con questi problemi». Durante delle interviste condotte dall’associazione con 15 donne vittime di stupro è emerso infatti che soltanto una di loro era andata a denunciare.

(direttrice del centro anti-violenza “Viktoria”)

 

La prima cosa da cui partire sembra quindi essere l’educazione e ci stanno provando alcune associazioni e progetti polacchi. Uno è il già citato libro #Sexedpl, poi esistono associazioni polacche come Ponton e Spunk, nonché studenti di medicina che fanno parte di IFMSA (International Federation of Medical Students Associations). Ponton, che era presente all’evento di presentazione del libro di Anja Rubik, aveva un banchetto con svariati opuscoli informativi, e prevedeva anche una parte più “pratica”. Un plastico dell’apparato riproduttivo femminile era esposto per poter facilitare il dialogo riguardo tematiche quali per esempio l’inserimento della spirale o del preservativo femminile. Purtroppo questo plastico che comprendeva tutti gli organi riproduttivi femminili e annessi, non comprendeva la clitoride.
C’erano anche plastici per la prevenzione del tumore alla mammella, che quindi consisteva in due seni uno con un nodulo e uno senza. Il “gioco” consisteva nel capire quale dei due avesse la massa tumorale. Un buon espediente per poi poter iniziare un confronto riguardo l’autopalpazione. Lo stesso stratagemma è stato utilizzato per la prevenzione del tumore ai testicoli. Un modellino con lo scroto contenente un nodulo e attraverso la palpazione bisognava individuarlo.

 

 

In #SexEdPl c’è un capitolo che riguarda il tabù del sesso nel quale viene denunciata la mancanza di educazione nelle scuole e si suggerisce quindi di rimandare ai genitori la responsabilità per questo. Mantenere un dialogo anche all’interno delle famiglie è fondamentale, eppure si rischia di colpevolizzare gli adulti che non riescono a ricoprire questo ruolo. La mancanza di educazione sessuale è un problema che riguarda tutt* e che necessita di soluzioni che devono essere collettive. D’altronde, come ricorda il femminismo, il personale è politico. Lo stato polacco, rendendo implicitamente la famiglia garante di bisogni che esso stesso non vuole assicurare, di fatto si solleva dalla proprie responsabilità.

Anzi, come abbiamo accennato in precedenza, lo stato polacco e in particolare il ri-eletto governo di estrema destra a guida PiS stanno cercando in tutti i modi di ostacolare l’educazione e l’auto-consapevolezza. A ottobre del 2019 è stata presentata addirittura una proposta di legge per la quale insegnanti, educatori, educatrici, attivist* e genitori rischiano dai 3 ai 5 anni di reclusione per aver parlato di sesso ai minorenni. La proposta è nata da una raccolta firme avanzata dai gruppi cattolici pro-life e si chiama «Stop Pedofilia». Così Ponton la commenta:

 «Il 15 ottobre, si è svolta in Parlamento la prima audizione rispetto al cosiddetto progetto “Stop Pedofilia”. Il disegno di legge prevede un cambiamento in merito alla disposizione dell’articolo 200b del Codice Penale (Art.200b: Chiunque promuova o approvi pubblicamente la pedofilia sarà soggetto a una multa, alla pena di restrizione della libertà, alla pena di deprivazione della libertà per un massimo di tempo fino a due anni). Un tale regolamento ha chiaramente lo scopo di salvaguardare i bambini da possibili abusi. Tuttavia, l’emendamento presentato in Parlamento non ha come obiettivo quello di potenziare la protezione dei minori, bensì di utilizzare in maniera cinica e strumentale il citato articolo del codice per attaccare quanto operano nel campo dell’educazione sessuale in Polonia – genitori, dottori, educatori, insegnanti – come viene esplicitamente ammesso nel memorandum esplicativo del disegno di legge.

Infatti, stando a quanto riportato nel disegno di legge relativo all’emendamento dell’art. 200b del Codice Penale, l’intenzione è quella di estendere il suddetto articolo di tre paragrafi. Oltre al concetto di “comportamento di natura pedofila”, la disposizione andrà a coprire anche quello di “approvazione e promozione di intercorsi sessuali fra minori”. Una particolare attenzione va posta alla proposta di articolo 200b(4), che è verbalizzata come segue: «Chiunque promuova o tolleri il coinvolgimento in intercorsi sessuali o in qualunque altra attività sessuale da parte di un minore, facendolo mentre detiene una posizione o sta esercitando una professione o un’attività relazionata all’educazione, al trattamento o alla cura di minori, oppure ancora sta agendo per conto di una scuola o di un qualsiasi altro istituto educativo o di cura, sarà soggetto alla pena della deprivazione di libertà fino a 3 anni».

L’emendamento proposto e nello specifico la campagna di supporto che è stata portata avanti per farlo arrivare in Parlamento indicano chiaramente quali siano le intenzioni dei promotori. Lo scopo è sia di impedire ai giovani di esercitare il proprio diritto ad avere un’educazione completa e credibile, sia di intimidire le persone che lavorano nel campo dell’educazione sessuale e nel campo dell’assistenza sanitaria. In quanto Gruppo Ponton ci troviamo quotidianamente a stretto contatto con i giovani – che ci raccontano dei loro problemi, esigenze, preoccupazioni, e ci occupiamo di ascoltare tutto ciò che hanno da dire. Possiamo assicurare dunque che il disegno di legge sarà assolutamente dannoso per i giovani uomini polacchi e per le giovani donne polacche, privando loro dell’accesso a un’educazione corretta (educazione sessuale), assistenza sanitaria (visite ginecologiche, accesso alla contraccezione e alla pillola del giorno dopo) e, in generale, del consueto supporto umano sulle questioni relative a sessualità, adolescenza, crescita, costruzione di relazioni “sane”.

Ci teniamo a sottolineare che l’accesso a una corretta educazione fa parte dei diritti umani fondamentali ma che un tale diritto potrebbe essere presto violato in Polonia. Oltretutto, è la stessa legge polacca ad affermare il diritto per i giovani di avere accesso alla conoscenza sulla sessualità. L’articolo 4 del 7 gennaio 1993 sulla Pianificazione Familiare, la Protezione del Feto Umano e sulla Concessioni in Materia di Interruzione di Gravidanza sancisce infatti che «i curriculum scolastici devono includere nozioni riguardanti la vita sessuale umana, i principi di una genitorialità cosciente e responsabile, i valori della famiglia, la vita nella fase prenatale e i metodi e i mezzi di una procreazione consapevole». In pratica, risulterà impossibile mettere in pratica questa disposizione senza essere soggetti all’accusa di “promuovere” o “tollerare” le manifestazione della sessualità da parte delle persone più giovani.

Il provvedimento, tra l’altro, risulta assurdo perché in Polonia l’età a partire dalla quale è legalmente possibile intraprendere intercorsi sessuali è fissata a 15 anni. Il progetto, riferendosi ai “minori”, sostanzialmente prevede il fatto che sia legalmente possibile praticare attività sessuali dall’età di 15 anni ma che, allo stesso tempo, non si debba avere alcuna informazione su di esse! Così facendo, si condannano i giovani ai pericoli che derivano dall’inconsapevolezza e ignoranza: gravidanze indesiderate, infezioni, violenza sessuale.

Dissentiamo da questo violento attacco alle libertà fondamentali dei giovani e delle giovani polacchi/e. L’eventuale approvazione del disegno di legge rappresenta una minaccia per la salute fisica e mentale dei giovani del nostro paese. Un progetto del genere non sarebbe neanche dovuto arrivare alla fase di consultazione parlamentare ed è stato tra l’altro già condannato da numerose associazioni, inclusa l’Associazione dei Sessuologi Polacchi.
Da parte nostra non ci lasceremo intimidire e continueremo a svolgere il nostro lavoro, in special modo dal momento in cui l’84% delle donne polacche e degli uomini polacchi vedono la necessità di fornire conoscenze e informazioni riguardanti la sessualità nelle scuole. Ci schieriamo dunque per l’abolizione di un disegno di legge dannoso, che mette in pericolo il benessere dei giovani in tutto il paese».

 

Testo pubblicato sul blog Le parole per dirlo, le parole per farlo, creato a seguito di un progetto del bando Fuori Rotta 2018. È il primo di una serie di approfondimenti a cadenza mensile che verranno di volta in volta ripresi da DINAMOpress. OnTheJanion è un collettivo nato in seguito a un viaggio di indagine sui movimenti femministi in Polonia. Ne fanno parte: Francesco Brusa, Alice Chiarei, Mara Biagiotti e Francesca Bonfada.