DINAMO SCHOOL

Comunicazione femminista. Decostruire il sessismo nei media

DESCRIZIONE

Mentre le piazze di tutto il mondo si riempiono della nuova ondata transfemminista globale anche la rete, l’arte, la televisione, la musica e il mondo dell’informazione sono diventati campi di battaglia per una spinta trasformativa in senso femminista del mondo in cui viviamo.

Eppure per quanto forte sia l’urto dei movimenti e la loro creatività comunicativa, gli stereotipi e le forme di sessismo nei media sono ancora solide e resistenti. Spesso godono anche di un rafforzamento come diretta espressione culturale delle svolte neo autoritarie che costellano il panorama geopolitico odierno e, presumibilmente, come risposta proprio alla nuova esplosione e al radicamento del femminismo.

Il contesto italiano è particolarmente indicativo di questa contraddizione contemporanea. Da un lato i movimenti transfemministi hanno espresso una potenza e trasversalità che non si vedeva da qualche decennio, dall’altro la violenza di genere e sui generi, domestica e pubblica, sta raggiungendo vette intollerabili, accompagnata dal ritorno di narrative conservatrici sul “ruolo della donna” e sulla maternità.

Come il sessismo e la violenza patriarcale influiscono sulla comunicazione? Sarà questa la domanda cui risponderemo prima di passare al contrattacco, costruendo insieme alle e ai partecipanti al corso forme espressive, artistiche e d’informazione alternative.

La sottoesposizione mediatica dei movimenti femministi, la distorsione delle loro istanze politiche, sui quotidiani e in tv, lo spostamento dell’attenzione del pubblico da cosa chiedono a come lo chiedono (sempre troppo, con troppa foga o troppo poco buonsenso, con i linguaggi o i vestiti sbagliati) non sono casuali ma strutturali.

La rappresentazione delle donne e delle altre soggettività oppresse nei notiziari mainstream parla spesso la lingua della vittimizzazione o della colpa. In base ai dati del Global Media Monitoring Project, inoltre, la quota di notizie in cui le donne compaiono come soggetti non supera il 24%. Per invertire il trend e raggiungere la quota di visibilità mediatica riconosciuta agli uomini saranno necessari altri quarant’anni.

La discriminazione e il sessismo sono presenti non solo nei settori dell’arte, dello spettacolo e dell’informazione, come strumento di sfruttamento e ricatto, ma anche nei contenuti proposti, dalle pubblicità alla musica, dalle serie tv ai servizi dei telegiornali.

Nello svolgimento del corso, le narrazioni tossiche verranno analizzate e scomposte con docenti e ospiti, con un lavoro congiunto su testi e immagini, per poi iniziare un percorso di rielaborazione al termine del quale, singolarmente o in gruppo, si proveranno a realizzare contenuti il più possibile liberati dalle distorsioni.

Ci teniamo a precisare che non intendiamo “insegnare il femminismo”, visto che si tratta di una pratica e di una critica mutevole, molteplice e tutta iscritta nelle relazioni che la generano. Per questo più che delle lezioni frontali imposteremo le giornate come dei laboratori di confronto e discussione.

Il contributo di partecipazione al corso è di 200 euro. Il numero minimo di partecipanti per l’avvio delle lezioni è 8. Il ricavato servirà a pagare le spese del corso e a sostenere il sito di dinamopress. Le lezioni si svolgeranno il sabato presso l’atelier autogestito Esc, via dei Volsci 159 Roma. L’inizio è previsto l’8 febbraio e la conclusione il 7 marzo. Alcune lezioni potrebbero subire dei piccoli spostamenti, previo accordo con la classe. Per iscrizioni, informazioni e richieste di qualsiasi natura: corsidinamopress@gmail.com

 

PROGRAMMA

1 – La rappresentazione delle donne nei media

Sabato 8 febbraio, h 14-16 e 16.30-18.30

Ripercorrere la storia degli stereotipi nella comunicazione istituzionale e commerciale. Leggere i casi di attualità che riproducono discriminazione. Oggettivazione e vittimizzazione, la donna raccontata dallo sguardo maschile. La discriminazione nel settore dell’informazione.

Ospite: Alessandra Di Pietro (scrittrice, autrice televisiva)

2 – Violenza di genere e violenza mediatica

Sabato 15 febbraio, h 11-13 e 14-16

La violenza di genere e sui generi raccontata dai media mainstream, dal concetto di “amore criminale” al Femminicidio, una parola che infastidisce e una criticità da “disinnescare”. Storie delle invisibili, le donne sopravvissute alla violenza.

Ospiti: Alessandra Pigliaru (giornalista de il manifesto) e Maysa Moroni (photoeditor di Internazionale)

3 – Oltre i generi, comunicazione non binaria

Sabato 22 febbraio, h 14-16 e 16.30-18.30

Il femminile il maschile e l’invisibilizzazione degli altri generi. Comunicazione lgbtqipa+: nuovi modi di esprimere la complessità dei corpi e delle soggettività verso un superamento del genere assegnato.

Ospiti: Antonia Caruso (scrittrice e attivista trans/femminista)

 

4 – Linguaggio artistico tra stereotipi e sovversioni

Sabato 29 febbraio, h 11-13 e 14-16

Il ruolo dell’arte, raccontare la realtà/trasformare la realtà. Il sessismo nel mondo dell’arte, dal #metoo al Fallo/Faber. Esperimenti di sovversione di ruoli e stereotipi. Musica, serie tv, pornografia.

Ospiti: Silvia Calderoni (artista, attrice e attivista) e Ilenia Caleo (performer, ricercatrice e attivista)

 

5 – Raccontare i movimenti femministi

Sabato 7 marzo, h 14-16 e 16.30-18.30

Dalle piazze alla rete, come comunicano i femminismi globali? I movimenti femministi raccontati dai media mainstream. Uso dei nuovi media e strategie di sovversione digitale: la potenza dell’immaginario che si fa marea.

Ospiti: Gruppo comunicazione Nudm; Gruppo comunicazione Lucha y siesta; Maysa Moroni (Photoeditor di Internazionale)

 

BIO DOCENTI

Selene Pascarella è giornalista, criminologa, autrice di Tabloid Inferno e Pozzi per Alegre, collabora con Jacobin Italia e altre testate.

Shendi Veli è attivista femminista, scrive su Il Manifesto e collabora con Il tascabile, Yanez e altre testate.